Dalla denuncia digitale all’empatia: il sinistro cambia pelle

La serata milanese svoltasi presso Fabbrica di Lampadine ha trasformato l'Insurgin Club in un laboratorio di idee sul futuro dei claims. Due tavole rotonde, una presentazione tecnologica di Sprint Reply e un filo conduttore preciso: la gestione dei sinistri non è una voce di costo, è il cuore pulsante del servizio assicurativo. Gestirlo bene non è ottimizzare un processo, è mantenere un patto. E chi lavora nei sinistri lo sa bene.
InsurGin Claims FR

Cosa significa davvero gestire bene un sinistro oggi quando la posta in gioco – economica, reputazionale, umana – è alta?. La risposta, restituita dalla serata Insurgin Club del 10 marzo scorso, ha fatto emergere approcci diversi ma complementari, tutti accomunati da un punto fermo: la gestione sinistri è sempre più un lavoro di equilibrio tra competenze tecniche, capacità relazionali e visione sistemica. Tra AI agentica, soft skill dei liquidatori, gestione dei sinistri catastrofali e nuove KPI qualitative, risalta con chiarezza come il ruolo stia evolvendo ben oltre i confini tradizionali. In gioco la credibilità dell’intero sistema assicurativo. E in questo equilibrio tra tecnologia e relazione, tra efficienza e fiducia, il fattore umano continua a rappresentare il vero elemento distintivo.

In questo quadro si inserisce la riflessione di Moreno Tarantino, Property & Engineering Claims Team Leader di HDI: “La gestione del sinistro nasce da un approccio pragmatico e proattivo. Nei sinistri complessi entrano in scena diversi attori con sensibilità diverse, ed è fondamentale impostare fin dall’inizio un percorso gestionale chiaro, condiviso e finalizzato a uno scopo comune”. Per Tarantino, il valore di un team sinistri non si misura solo sul costo, ma sulla capacità di far percepire al cliente che il premio non è un mero listino. “Il premio è frutto di un modello sinergico fatto di competenze, efficienza del processo liquidativo e collaborazione tra ufficio sinistri e ufficio assuntivo”. Su questo tema si innesta la riflessione di Leonardo Simonelli, Claims Director di AmTrust Assicurazioni, che opera nel mondo della responsabilità sanitaria – un ambito dove il costo medio di un sinistro è molto elevato e dove le implicazioni sono insieme tecniche, legali, emotive. “L’AI è un copilota che aiuta il liquidatore: una formula corretta, un mix che dobbiamo sfruttare”, ha detto Simonelli. Ma ha anche ricordato che le skill tecniche restano imprescindibili, così come l’attenzione alla cosiddetta “vittima secondaria” del sinistro: il medico, l’architetto, il professionista che ha commesso un errore e che soffre anche lui. “Questi sono aspetti che la macchina non può coniugare”. Simone Cagnetti, DPO di Acrisure Italia, ha portato lo sguardo del broker – e della società di gestione sinistri – su un mercato che dopo il Covid ha visto esplodere i costi di manodopera, pezzi di ricambio, materie prime. “Il cliente di oggi è più informato, si aspetta risposte più veloci, l’utilizzo della tecnologia è completamente diverso – ha avvertito -. Il sinistro è il momento della verità per il cliente, quello che decide se resterà con quella compagnia o andrà altrove”. Dario Calori, Mass Claims Senior Manager di Verti, ha anticipato un punto di svolta normativo: la CAI digitale, entrata in vigore l’8 aprile. “Dematerializzare è diverso che digitalizzare: questo è un concetto fondamentale che dobbiamo fare nostro come assicuratori. I processi ben gestiti garantiscono che il cliente non cambi compagnia nel momento di difficoltà”.

Gestione sinistri: evoluzione in corso

Matteo Cerretti, Partner e Head of Insurance Italy di DWF e moderatore della seconda parte della serata, ha toccato i nervi scoperti del settore: gli eventi catastrofali, la formazione, la trasparenza, i KPI, e naturalmente l’AI. Sfide pressanti per il settore che richiedono un ripensamento profondo dei modelli operativi come evidenziato da Barbara Buralli, Responsabile Operations di Intesa Sanpaolo Protezione: “Un modello di gestione sinistri standardizzato non può più funzionare. La necessità che ci è stata richiesta è proprio quella di avere un sistema, un modello operativo flessibile che sia adattabile, scalabile a seconda delle esigenze concrete. Serve un cambiamento culturale, trasformando il rapporto con la rete peritale da una semplice fornitura di servizi a una vera e propria partnership, basata sulla condivisione di valori, principi etici e procedure snelle”. In questo contesto entra in gioco la formazione, un investimento cruciale per Stefano Saracco, Responsabile centro liquidazione sinistri direzione – Assimoco. “Il liquidatore del futuro deve avere basi tecniche solide, competenze digitali e, soprattutto, la capacità di relazionarsi con una persona in un momento di vulnerabilità. Non più rapporto assicurato-compagnia, ma persona-persona”. Se l’empatia non può prescindere da una totale trasparenza comunicativa, Anna CangelosiClaims Manager di QBE Europe per l’Italia – ha deciso di spingersi oltre, portando il concetto di trasparenza a un livello superiore. “Quello che impatta per un cliente è la mancanza di informazioni o la lentezza nel farle arrivare. Ci vuole relazione, ci vuole scambio di know-how. In 45 minuti con un cliente e il suo broker, analizzando insieme le posizioni aperte su sinistri verificatisi in Canada e in America, siamo arrivati a una strategia di settlement condivisa e strutturata”.  A chiudere il cerchio Vincenzo Ivan Parlato, Responsabile Gestione e Innovazione Sinistri di Vittoria Assicurazioni, che ha smontato l’idea che velocità e costo siano gli unici indicatori che contano. “Misurare l’attività antifrode, la gestione del contenzioso necessario versus quello superfluo, la retention delle polizze colpite da sinistro: sono tutti indicatori che insieme convergono sull’aspetto definitivo del costo e della velocità”. E ha aggiunto: “Un NO spiegato bene, con le giuste motivazioni tecnico-giuridiche, può soddisfare il cliente anche quando l’esito è negativo – e portare al rinnovo della polizza l’anno successivo”.

L’AI agentica: un ecosistema, non un pezzo

Il quadro tracciato è quello di un mercato radicalmente in trasformazione. Una metamorfosi spinta  dall’Intelligenza Artificiale generativa e dalla ricerca di processi sempre più integrati ed efficienti. Ma il vero salto evolutivo “non risiede nell’automazione di singole attività, ma nella costruzione di un ecosistema intelligente end-to-end capace di generare valore lungo l’intero ciclo del sinistro – ha evidenziato Stefano Galli, Partner di Sprint Reply -. In questa prospettiva, il liquidatore si trasforma in un “copilota” supportato dall’AI, che interviene lungo tutto il processo: dalla valutazione del danno, anche attraverso l’analisi automatica di immagini e documenti, fino al supporto operativo nella gestione del sinistro, nell’apertura delle pratiche e nel monitoraggio dei flussi. L’AI contribuisce inoltre ad affrontare ragionamenti complessi come la verifica delle coperture, il confronto con casi simili, le strategie negoziali e l’analisi del leakage, estendendo il proprio ruolo anche ad ambiti cruciali come antifrode e compliance”.
Il messaggio di fondo è chiaro: il futuro della gestione sinistri si gioca tra l’efficienza della macchina e l’intelligenza della relazione. Un equilibrio complesso, che merita di essere esplorato in profondità – ed è proprio quello che abbiamo fatto in Focus Claims, lo speciale dedicato alla gestione sinistri che approfondisce tutti i temi emersi durante le tavole rotonde, in uscita mercoledì prossimo.

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Numero 182 – InsurZine Weekly 24 luglio 2026

Europa, il mercato insurtech cambia passo: Alan traina, Italia tra i mercati più dinamici. L’AI ridisegna la filiera assicurativa: perché compagnie e broker devono investire in modo diverso. Underwriting, l'AI è ormai di casa: l'80% dei team la usa ogni giorno.

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