Il panorama dell’Insurtech nel 2025 ha superato la fase della semplice digitalizzazione per entrare in una nuova era di sopravvivenza tecnologica. Al centro del dibattito contemporaneo si staglia la provocazione di Daniel Schreiber, CEO di Lemonade, che interroga il mercato sulla reale capacità delle compagnie storiche di colmare il divario con chi è nato “AI-first”. Se da un lato il mercato azionario sembra premiare la visione audace di Lemonade, che ha registrato una crescita significativa nell’ultimo anno, dall’altro i colossi tradizionali rispondono con il peso dei numeri e una solidità tecnica che resta difficile da scalfire.
Secondo la visione di Schreiber, l’intelligenza artificiale non deve essere intesa come un semplice modulo aggiuntivo, ma come il motore pulsante di un radicale cambio di paradigma. Essere una compagnia AI-native garantisce infatti vantaggi competitivi strutturali, a partire da una produttività scalabile che permette di espandere il portafoglio clienti senza un parallelo aumento dell’organico. Questa efficienza si traduce in un abbattimento drastico dei costi di gestione grazie all’automazione quasi totale dei sinistri, neutralizzando così l’aumento dei costi operativi che affligge il settore. Inoltre, l’elaborazione dei dati in tempo reale consente modelli di sottoscrizione estremamente raffinati, garantendo una precisione del rischio senza precedenti.
Tuttavia, la sfida rimane aperta poiché la distanza che separa Lemonade da giganti come Geico o State Farm è ancora siderale in termini di volumi. Il vero scontro odierno si gioca sulla capacità di gestire il “Legacy” tecnologico: i vecchi sistemi informatici che spesso frenano l’innovazione nelle grandi corporation.
La terza via secondo Code Store
In questo contesto emerge una proposta alternativa, una sorta di terza via caldeggiata da esperti come Maxime Topolov, CEO di Code Store. “Lanciare 150 POC (Proof of Concept) è un errore – spiega Maxime -. Molti progetti falliscono perché restano confinati in laboratori sterili. La soluzione? Costruire software su misura che sostituiscano i costosi sistemi SaaS generici o i vecchi linguaggi (come il Cobol) con stack moderni potenziati dall’AI. L’obiettivo è passare dalla “sperimentazione” alla “produzione” in pochi mesi, garantendo un tasso di successo superiore al 90%”.
Oltre alla pura intelligenza artificiale, l’agenda del settore per il 2025 è dominata da temi cruciali come la gestione della sinistralità climatica e l’automazione dei rimborsi, priorità assolute per recuperare marginalità in un contesto inflattivo. Le compagnie si trovano oggi di fronte al dilemma tra ritirarsi da certi mercati o investire nella resilienza attraverso una modellizzazione avanzata dei rischi incerti. Parallelamente, il mercato europeo assiste a grandi manovre di consolidamento, come dimostrato dalla recente raccolta di capitali di Alan nel settore salute, che ne conferma la leadership con una valutazione miliardaria, o dalle acquisizioni strategiche portate avanti da realtà come Sextant.
La tecnologia gestisce meglio il rischio?
La domanda fondamentale resta una: la tecnologia permette davvero di gestire meglio il rischio o è solo uno strumento di efficienza operativa? Se l’approccio AI-native di Lemonade dimostrerà una superiorità tecnica nel lungo periodo, il modello diverrà lo standard. In caso contrario, assisteremo a una progressiva integrazione dell’AI nei processi delle compagnie tradizionali, livellando il campo di gioco.
