AtumTalk – Breaking Insurance: la rivoluzione silenziosa del settore assicurativo parte dai dati

Dall’imprenditorialità di Minali e Battista alla sfida regolatoria fino all’AI applicata ai sinistri: l’evento promosso da Atumtek Group in partnership con Insurzine ha messo al centro il futuro dell’insurance tra innovazione tecnologica, governance e nuovi modelli di business.
Piccinini, AtumTek

Si è svolto mercoledì 1° ottobre al teatro Fabbrica di Lampadine l’evento AtumTalk – Breaking Insurance, appuntamento organizzato dall’abilitatore insurtech Atumtek Group per discutere di futuro, di intelligenza artificiale e di trasformazioni in atto nel mondo assicurativo. Il titolo dell’evento gioca con l’immagine di “rompere le lampadine”: un invito a superare vecchi schemi e a immaginare nuove traiettorie.

Fabio Piccinini: governare la tecnologia

L’apertura è stata affidata a Fabio Piccinini, Presidente di Atumtek, che ha posto subito un tema cruciale: la necessità di non subire la tecnologia, ma di governarla. Le assicurazioni sono da sempre legate a un’idea di solidità e di prudenza, quasi di lentezza. Oggi però il settore è attraversato da una rivoluzione silenziosa, che parte dai dati, passa per l’intelligenza artificiale e arriva fino alle aspettative dei clienti, sempre più esigenti e digitalizzati.

“La tecnologia – ha sottolineato Piccinini – non deve essere un fine in sé. È uno strumento che serve a riportare il cliente al centro, a rendere più veloce, semplice e trasparente il rapporto con le compagnie. Non possiamo pensare che basti adottare un software per cambiare il nostro settore: serve una visione, serve la capacità di guidare l’innovazione e non di inseguirla”.

Da qui l’idea di un momento di confronto come AtuTalk: un’occasione per mettere insieme manager, imprenditori, accademici e innovatori, con l’obiettivo di riflettere sulle sfide che attendono l’industria e sulle possibili soluzioni.

Minali e Battista: l’imprenditorialità come risposta ad un “buco” del mercato e scelta di libertà

Il cuore dell’evento è stato il dialogo tra Alberto Minali, fondatore di REVO Insurance, e Andrea Battista, amministratore delegato di Net Insurance, moderato da Andrea Turco, direttore di Insurzine. Due protagonisti che hanno scelto, in momenti diversi ma con motivazioni in parte simili, di rompere con percorsi manageriali di grande prestigio per intraprendere la strada dell’imprenditoria, dando vita a due Compagnie assicurative dinamiche, due realtà riconosciute e referenziate del mercato assicurativo attuale.

Battista ha ricordato i passaggi decisivi che lo hanno portato a lasciare il comfort e la sicurezza di posizioni di vertice per gettarsi in un’avventura molto più rischiosa: “Ogni carriera ha le sue tappe naturali. Ma a un certo punto ti accorgi che esiste uno spazio vuoto nel mercato, un bisogno che nessuno soddisfa. È lì che nasce l’idea imprenditoriale. Non è una spinta romantica, ma l’intuizione che quello spazio possa trasformarsi in un’impresa concreta. Per me, l’occasione è stata l’incontro con un gruppo di investitori e la consapevolezza che i tempi erano maturi per dare vita a una nuova realtà, multispecialistica”.

Minali ha descritto il suo percorso con parole diverse, ma ugualmente radicali: “Sicuramente la mancanza di qualcosa che servisse alla comunità, raccolta come opportunità, cui si aggiunge una spinta personale. Per anni ho vissuto dentro grandi organizzazioni. Ho ricoperto ruoli di responsabilità che hanno contribuito in modo significativo alla mia crescita professionale; tuttavia, una parte di me faticava ad adattarsi a un contesto in cui la mentalità burocratica rischiava di diventare un limite. Da uomo del Nordest, l’avventura imprenditoriale ha rappresentato un atto liberatorio: libertà di pensare e di realizzare. REVO è nata così: da una necessità del mercato, da un desiderio di indipendenza, dal voler lasciare una traccia diversa, discontinua rispetto al passato”.

Scelte in parte controcorrente, in un settore percepito come conservatore. Ma il vero motore della scelta imprenditoriale non è stata la voglia di “sfida” fine a se stessa, bensì il desiderio di rispondere a un bisogno reale.

“Non credo – ha detto Battista – che l’imprenditoria sia solo una questione di coraggio individuale. È piuttosto la capacità di leggere il contesto e di circondarsi delle persone giuste. Quando hai accanto compagni di viaggio che credono nella stessa visione, il rischio diventa sostenibile”.

Minali ha rilanciato: “Si parla spesso di rischio imprenditoriale, ma la verità è che il vero rischio è restare fermi. In un mondo che cambia così velocemente, non muoversi significa perdere occasioni. La tecnologia accelera tutto: il modo in cui i clienti interagiscono, il modo in cui i dati vengono raccolti e usati, il modo in cui nascono nuovi modelli di business. Non potevamo restare spettatori”.

Il dialogo ha toccato anche il tema della leadership. Per Battista, guidare una nuova compagnia significa soprattutto costruire una macchina organizzativa efficiente, capace di sostenersi nel tempo: “Le idee non bastano. Servono processi, regole interne, cultura. L’imprenditore deve pensare al domani, non solo all’oggi, guidato da un ottimismo fondato su dati di fatto e sulla lucida analisi, affrancata, a sua volta, ad un sistema di valori aziendali e personali”.

Minali, invece, ha insistito sulla velocità, sulla semplificazione, ri-sottolineando la necessità di accettare l’errore come parte del processo di sperimentazione e di crescita: “In certi momenti bisogna saper decidere senza avere tutte le informazioni, senza aspettare che ogni dettaglio sia perfetto. È la rapidità a fare la differenza: arrivare per primi, testare, correggere, ripartire. Semplificando: perché la troppa burocrazia uccide l’innovazione”.

Pur con approcci diversi, entrambi hanno individuato nella centralità del cliente la bussola imprescindibile. La tecnologia è un mezzo, non un fine. “L’AI, i big data, l’automazione – ha osservato Minali – sono strumenti straordinari. Ma se non li usiamo per migliorare l’esperienza del cliente, restano vuoti esercizi di stile”.

Battista ha chiuso con una riflessione di lungo periodo: “Il nostro mestiere resta quello di dare sicurezza alle persone a partire dal valore sociale dell’assicurazione. La tecnologia cambia il modo in cui lo facciamo, ma non il fine ultimo. Ed è questo che dobbiamo tenere sempre presente”.

La sfida regolatoria: tra freni e acceleratori

La seconda parte della serata ha visto salire sul palco in una tavola rotonda moderata da Francesca  Ghisi, Laura Grassi, direttrice dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, e Paolo Gusmerini, direttore Payment & Digital Banking di PwC Italia. Tema al centro del confronto: la regolamentazione.

Grassi ha evidenziato una tensione strutturale: i tempi dell’innovazione sono rapidissimi, quelli della normativa molto più lenti. A volte questo crea frustrazione, ma non sempre la regolazione è un ostacolo. In alcuni casi, anzi, può aprire spazi nuovi. “Quando la regolamentazione è lungimirante – ha osservato – diventa un abilitatore. Pensiamo a come alcune direttive europee abbiano di fatto creato mercati prima inesistenti. Il punto è che serve un equilibrio dinamico, un dialogo costante tra istituzioni, aziende e innovatori”.

Gusmerini ha portato l’attenzione sull’attuale dibattito europeo attorno all’open insurance e alla direttiva FIDA, che ancora deve vedere la luce. «Il rischio è di ripetere gli stessi errori che abbiamo visto con l’open banking: un impianto normativo ambizioso, ma poco aderente alle reali esigenze del mercato. Bisogna capire se l’impulso all’innovazione verrà dalla regolazione o dalla domanda dei clienti. Io credo che sarà sempre quest’ultima a fare la differenza”.

Il viaggio dell’AtumTalk è poi proseguito oltre oceano, con lo sguardo rivolto alla Silicon Valley. Francesco Righetti, direttore dell’Innovation Center di Phoenix Capital, ha portato l’esperienza americana.

Righetti ha descritto un ecosistema iper-competitivo, in cui la sperimentazione è quotidiana e le barriere all’ingresso sono più basse rispetto al contesto europeo. “Qui vediamo startup che promettono di sottoscrivere una polizza vita interamente online in dieci minuti, senza visite mediche, grazie a centinaia di data point raccolti digitalmente. È un approccio radicale, che sfida la nostra idea tradizionale di sottoscrizione”.

Un altro filone in crescita è quello degli agenti virtuali basati su AI, capaci di gestire micro-processi specifici come la liquidazione dei sinistri o la prevenzione delle frodi. Un’innovazione che non sostituisce le compagnie, ma che ne erode progressivamente alcune funzioni, aprendo scenari di forte discontinuità.

L’AI come co-pilota: il caso Atumtek

A chiudere la serata è stata la presentazione di un “use case” concreto, portato da Omar Ogliar Badessi, Responsabile Factory di Atumtek Group, e Mario Manzi, Responsabile dell’Area R&D, App Mobile, Innovation.

I due manager hanno mostrato come l’intelligenza artificiale sia già oggi parte integrante delle piattaforme core insurance sviluppate da Atumtek. In particolare, l’attenzione si è concentrata sull’automazione dei processi di gestione dei sinistri, un ambito che per molte compagnie rappresenta il cuore della relazione con i clienti e, anche, la voce di costo più consistente.

Attraverso sistemi di AI, è possibile intercettare documenti digitali non strutturati, classificarli, abbinarli automaticamente a pratiche esistenti o aprirne di nuove, riducendo drasticamente i tempi di lavorazione e gli errori. Non si tratta di sostituire i liquidatori, ma di affiancarli, liberandoli da attività ripetitive e consentendo loro di concentrarsi su decisioni a più alto valore aggiunto.

Il risultato è duplice: da un lato le compagnie risparmiano tempo e costi, dall’altro i clienti vivono un’esperienza più trasparente e partecipativa, potendo seguire lo stato della propria pratica in tempo reale tramite app o portale dedicato.

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Numero 182 – InsurZine Weekly 24 luglio 2026

Europa, il mercato insurtech cambia passo: Alan traina, Italia tra i mercati più dinamici. L’AI ridisegna la filiera assicurativa: perché compagnie e broker devono investire in modo diverso. Underwriting, l'AI è ormai di casa: l'80% dei team la usa ogni giorno.

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