Insurtech, torna il tempo dell’ottimismo

M&A strategiche, auto autonome e nuove frontiere digitali: il barometro dell’innovazione assicurativa a maggio 2025 racconta un settore in evoluzione, tra consolidamenti ad alto valore e startup che ridefiniscono i modelli di business.
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A cura di Alexandre Pengloan, Responsabile Editoriale di Digital & Assurance e Florian Graillot, Founder di Astorya.vc. (Questo articolo è stato tradotto dall’originale apparso su Digital & Assurance).

Finalmente, le fusioni e acquisizioni positive sono arrivate. Dopo un periodo caratterizzato da consolidamenti spesso difensivi, a volte percepiti come acquisizioni “azzardate”, il 2025 segna una svolta tanto attesa nell’insurtech. Infine, stiamo assistendo a un’ondata di operazioni di M&A che creano valore, guidate non da imperativi di sopravvivenza, ma da espansione strategica, integrazione tecnologica o diversificazione aziendale.

Questo cambiamento di dinamiche è illustrato da diverse transazioni. L’acquisizione di Quantee, un gioiello polacco specializzato in pricing dinamico basato sull’intelligenza artificiale, da parte di Guidewire è particolarmente significativa. Questa transazione rivela la volontà dei principali fornitori di software di accelerare l’integrazione di componenti tecnologici nativi in ​​grado di trasformare le loro soluzioni esistenti, anziché semplicemente integrarle. La stessa logica si applica a Zelros, acquisita da Earnix, che sta rafforzando la sua offerta di intelligence assicurativa, penetrando al contempo in nuovi mercati europei con una riconosciuta competenza francese.

Negli Stati Uniti, questa ondata di M&A è iniziata alla fine del 2024 con operazioni che hanno contribuito a ridefinire gli standard di valutazione. Evolution IQ, azienda specializzata in intelligenza artificiale applicata ai sinistri, è stata acquisita da CCC Intelligent Solutions per 730 milioni di dollari, mentre Cape Analytics, fornitore leader di dati geospaziali per il settore assicurativo, è stata assorbita da Moody’s nell’ambito di un’iniziativa di convergenza tra dati e finanza. Ma il segnale più forte rimane innegabilmente l’acquisizione di Next Insurance da parte di Munich Re per 2,6 miliardi di dollari. Questa cifra conferma che anche le insurtech di prima generazione, posizionate nel B2C, possono distinguersi e trovare un valore reale agli occhi degli operatori tradizionali.

Questa fase di consolidamento “positiva” risponde anche alla necessità di driver di crescita per le insurtech mature, in un momento in cui i finanziamenti rimangono strutturalmente più selettivi rispetto a prima del 2022. Tuttavia, a differenza degli anni precedenti, le recenti operazioni riflettono un reale riconoscimento del tangibile valore aggiunto delle startup: una migliore conoscenza del cliente, tecnologie comprovate e un time-to-market significativamente più breve rispetto agli sviluppi interni. Tra gli assicuratori tradizionali, osserviamo un approccio simile, ma con sfide diverse. Malakoff Humanis ha acquisito Mon Petit Placement e Gedeon nell’ambito di una strategia di diversificazione verso il risparmio digitale, mentre Garance ha acquisito Salva per espandere la sua offerta globale. Queste transazioni riflettono una chiara volontà di modernizzare i percorsi dei clienti, raggiungere un pubblico più giovane e digitale e integrare marchi con un forte valore di utilizzo e immagine.

Principali operazioni di M&A degli ultimi mesi nell’insurtech

Anche il consolidamento sta diventando internazionale, un fenomeno atteso da tempo. Laka, posizionata nella mobilità dolce, ne è un buon esempio. L’insurtech britannica sta incrementando le acquisizioni di portafogli e operatori locali per rafforzare la propria presenza europea. In particolare, ha recentemente acquisito parte del portafoglio francese di Luko. Questa dinamica transfrontaliera potrebbe acquisire slancio nei prossimi mesi, soprattutto in settori verticali come la salute animale o la sicurezza informatica, dove numerosi operatori con offerte relativamente simili si contendono i mercati locali.

In definitiva, le M&A non sono più semplicemente un’opzione predefinita: stanno diventando una vera e propria leva per la crescita strategica, la strutturazione del settore e la competitività dell’intero ecosistema.

The Game Changer: i veicoli autonomi sfondano il muro della realtà industriale

Il tema dei veicoli autonomi è stato a lungo percepito come un orizzonte lontano, guidato dai giganti della tecnologia ma ancora difficile da vedere concretamente nel settore assicurativo. Quel periodo sembra ormai finito. Waymo, che si sta muovendo su tutti i fronti e pubblica dati continui, sta cambiando le carte in tavola, allontanando il dibattito dalle speculazioni e ancorandolo alla realtà. I ​​dati relativi a milioni di miglia percorse negli Stati Uniti rischiano di sconvolgere tutti i modelli previsionali, con un crollo dei tassi di sinistro per i veicoli autonomi rispetto a quelli guidati da esseri umani. Questi dati, rigorosamente convalidati in collaborazione con Swiss Re, non sono più solo una trovata pubblicitaria. Sollevano interrogativi.

Cambiamenti strutturali nell’intero settore assicurativo auto

Si prevede che la flotta di Waymo, già operativa a Phoenix, San Francisco, Los Angeles e Austin, passerà da 1.500 a 3.500 veicoli entro la fine del 2026. L’azienda vanta già una redditività operativa in alcune aree urbane come San Francisco, un elevato livello di soddisfazione dei clienti superiore a quello dei taxi tradizionali e una domanda crescente amplificata da partnership strategiche come quella siglata con Uber ad Austin per ampliare l’accesso al servizio.

Per il settore assicurativo, stanno emergendo due importanti conseguenze. In primo luogo, la drastica riduzione dei sinistri mette direttamente in discussione il modello economico tradizionale basato su volumi di premio direttamente correlati alla frequenza degli incidenti. Come si può mantenere l’equilibrio economico quando il rischio principale crolla di oltre l’80%? In un mondo in cui i veicoli autonomi diventano la norma, gli assicuratori dovranno ripensare le proprie strutture di costo, le proprie fonti di reddito e probabilmente il proprio ruolo nell’ecosistema della mobilità.

In secondo luogo, il trasferimento del rischio è un altro aspetto fondamentale. Con l’automazione della guida, la responsabilità non ricade più sul singolo conducente, ma sul gestore della flotta o sul produttore del software di guida. Questo cambiamento implica una completa ridefinizione della catena del valore assicurativa, con nuovi attori, nuove esigenze di copertura e nuove competenze da sviluppare.

Non siamo ancora in quel mondo, ma la trasformazione sta accelerando, spinta anche da un fenomeno culturale urbano: nelle principali città europee, la proprietà di veicoli sta diminuendo – meno di una famiglia su due possiede un’auto a Parigi – a favore della mobilità condivisa e multimodale. Se le auto a guida autonoma si diffondessero ampiamente in queste aree urbane dense, potrebbero automaticamente ridurre le dimensioni del mercato automobilistico tradizionale di diverse decine di punti.

Sebbene l’Europa si stia muovendo con maggiore cautela, non è ferma. Uber testerà presto flotte autonome con un partner tecnologico cinese sulle tratte europee. Tesla sta perfezionando il suo pilota automatico per viaggi sempre più complessi e affrontando – con brio – sfide come Place de l’Étoile a Parigi.

Stiamo parlando di robotaxi, che rimangono un mercato di nicchia, ma le cose potrebbero rapidamente accelerare. Waymo ha appena siglato una partnership con Toyota con l’obiettivo di entrare nel segmento delle flotte commerciali ed esplorare le opportunità nel mercato privato.

Paradossalmente, l’assicurazione potrebbe diventare un importante incentivo all’utilizzo di questi sistemi. Tesla sta già sperimentando questa soluzione, con una tariffa agevolata significativa per i conducenti che attivano le sue funzionalità di assistenza alla guida di Livello 3. Questo tipo di approccio prefigura certamente un sistema assicurativo sempre più personalizzato e dinamico, integrato nell’ecosistema digitale del veicolo e incentrato sull’uso intelligente di dati comportamentali in tempo reale.

La startup da tenere d’occhio: Alan rafforza la sua strategia di prodotto per aumentare il coinvolgimento degli utenti

Ormai saldamente affermata nel panorama francese dell’assicurazione sanitaria, Alan continua a scuotere il mercato e a generare interesse, come dimostra la sua recente vittoria nella gara d’appalto di Bercy per il programma PSC (Prestazioni Private di Previdenza Sociale). Questo barometro è quindi l’occasione per fare il punto sulla situazione dell’unicorno, che ha recentemente svelato i dati chiave e annunciato l’integrazione della gamification nella sua app mobile tramite la nuova funzionalità Alan Play. In termini di metriche, Alan ha raggiunto un ARR di 505 milioni di euro nel 2024, in crescita del 48% rispetto all’anno precedente. Questa crescita è trainata in particolare dall’acquisizione del PSC (Private Social Security Benefits) per i dipendenti pubblici, un mercato istituzionale che ha aggiunto quasi 200.000 nuovi assicurati al suo portafoglio. Soprattutto, questo sviluppo dimostra la capacità di Alan di rivolgersi ora a più segmenti di mercato istituzionale, oltre alle piccole e medie imprese (PMI) e alle startup tecnologiche dei suoi esordi. Pur mantenendo il suo forte slancio, la società insurtech sta ancora faticando a raggiungere la stabilità finanziaria. Si prevede che le perdite nette ammonteranno a 34,4 milioni di euro nel 2024, per poi salire a 12,7 milioni di euro nel primo trimestre del 2025. Il combined ratio raggiunge il 113%, a dimostrazione del fatto che, anche con una crescita sostenuta, raggiungere la redditività tecnica rimane una sfida complessa in un settore regolamentato come quello dell’assicurazione sanitaria integrativa. Un confronto con Oscar Health, un operatore americano quotato in borsa, è istruttivo per comprendere le sfide. Oscar è riuscita a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2024 con 25 milioni di dollari di utile netto e 9 miliardi di dollari di fatturato, basandosi su un modello digitalizzato e incentrato sull’esperienza utente. Questa traiettoria dimostra che la stabilità economica rimane possibile per le insurtech del settore sanitario, a patto che siano soggette a una rigorosa disciplina in materia di costi operativi, selezione del rischio ed efficienza operativa.

In termini di innovazione di prodotto, il lancio di Alan Play rappresenta una nuova pietra miliare. L’obiettivo dell’unicorno è incoraggiare gli utenti a mantenere un’attività fisica giornaliera di 10.000 passi attraverso un sistema di premi e sfide gamificate. Oltre all’aspetto ludico, questo rappresenta una leva per rafforzare il coinvolgimento degli utenti, fidelizzare gli assicurati e rendere l’assicurazione sanitaria più presente nella vita di tutti i giorni. Moltiplicando i punti di contatto con la sua app, valutata 4,9/5 sugli store, Alan conferma il suo impegno nello sviluppo di un modello incentrato sull’utilizzo, non solo sul rimborso.

Questa strategia di gamification può anche aprire la strada a servizi di prevenzione sanitaria più mirati, a una migliore comprensione dei comportamenti sanitari degli assicurati e a una gestione più precisa del rischio attuariale. Un approccio basato su una “piattaforma di coinvolgimento sanitario” è già stato esplorato da altri operatori in Sudafrica e negli Stati Uniti, ma è ancora relativamente raro nel mercato europeo.

I round di questo mese

Una significativa ripresa della raccolta fondi in Europa ad aprile, con 11 operazioni quotate durante il mese per un totale di 117 milioni di euro.

Tra le prime tre, troviamo:

Marshmallow (Regno Unito) – 79 milioni di euro

Questa insurtech automobilistica, un unicorno discreto ma incredibilmente efficace, si rivolge ai nuovi arrivati ​​nel Regno Unito, un mercato spesso sottoservito dalle compagnie assicurative tradizionali. Vanta oltre un milione di clienti, una redditività prevista entro il 2024 e una valutazione di 2 miliardi di dollari. Un segnale interessante: sta ora valutando l’espansione della sua offerta ad altri servizi finanziari. Questa traiettoria è in controtendenza rispetto alla tendenza delle neobanche, che si stanno spostando dal settore bancario a quello assicurativo.

Mila (Francia) – 12 milioni di euro

Specializzata in assicurazioni per professionisti del settore immobiliare e proprietari di immobili, Mila opera in modo discreto ma efficiente. Conta 140.000 assicurati, una quota di mercato dell’8% nel mercato GLI, un utile netto positivo (819.000 euro nel 2024) e una crescita sostenibile. Un’ottima dimostrazione di quanto possa essere redditizia, specializzata e resiliente un’insurtech B2B.

Ominimo (Europa orientale) – 10 milioni di euro

Questa startup ungherese e polacca offre prezzi auto basati su centinaia di variabili ricavate dai dati dei veicoli connessi. Dichiara di aver concluso 300.000 contratti in un anno, un tasso di sinistri inferiore alla media e un approccio decisamente all’avanguardia tecnologica. La prova che l’innovazione assicurativa può arrivare anche dai mercati europei emergenti.

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Numero 182 – InsurZine Weekly 24 luglio 2026

Europa, il mercato insurtech cambia passo: Alan traina, Italia tra i mercati più dinamici. L’AI ridisegna la filiera assicurativa: perché compagnie e broker devono investire in modo diverso. Underwriting, l'AI è ormai di casa: l'80% dei team la usa ogni giorno.

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