ostacoli

Nel 2023 non si è fermata la digitalizzazione del comparto assicurativo. Ne è riprova l’aumento degli investimenti nel settore, specie delle grandi compagnie che continuano a sviluppare soluzioni interne innovative per rimanere competitive in un mercato in rapida evoluzione. Tuttavia, il mercato italiano continua a rimanere indietro per quanto riguarda il suo ecosistema startup.
Secondo i dati raccolti da IIA insieme ad astorya.vc, dei 300 round di investimenti che hanno interessato startup insurtech in Europa dal 2020 al 2023, solo il 5% ha coinvolto il nostro Paese, e i capitali investiti sono stati meno dell’1% del totale. Per l’82% delle 111 startup operanti in ambito insurtech in Italia, mappate da IIA, è fondamentale aumentare la raccolta di capitali.
Secondo una ricerca di astorya.vc, primario Insurtech Investor europeo, con solo 13 deal annunciati sul territorio nazionale e 38 milioni di euro investiti dal 2020 a oggi, l’Italia non evidenzia trend in linea con gli altri paesi europei, che registrano una crescita degli investimenti in startup insurtech passati dal 22% del 2019 al 32% dello scorso anno. A guidare la crescita Francia, Germania e UK.

La “fatica” delle insurtech italiane

L’ indagine dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano inoltre, nel 2023 le startup Fintech & Insurtech hanno raccolto risorse per 174 milioni di euro, in calo del 81% rispetto all’anno precedente (pur con una ripresa nell’ultimo trimestre), in linea con un trend globale di maggior cautela da parte dei Venture Capital.
Le startup italiane faticano ancora ad uscire dai confini nazionali, sia in termini di funding, che dell’offerta di business: solo il 41% offre servizi anche all’estero.
Il generale ritardo nei numeri delle startup insurtech in Italia, se paragonati a quelli di altri Paesi europei, può essere attribuito a diversi fattori. In primo luogo, il contesto normativo italiano che, pur essendosi già evoluto per sostenere l’innovazione, può risultare più complesso e oneroso per le nuove imprese. Un altro fattore potrebbe essere la mancanza di adeguati incentivi fiscali o “sandbox” regolamentari, spazi sperimentali in cui le imprese possono testare nuove soluzioni, accelerandone lo sviluppo mantenendo però sempre un ambiente regolatorio sicuro e controllato. Infine, la cultura imprenditoriale italiana e l’adozione di nuove tecnologie potrebbero rappresentare un ulteriore ostacolo. Spesso, infatti, l’imprenditore è alla ricerca di risultati sul breve termine, quando invece è necessario avere lungimiranza e una visione sul lungo periodo.
Ricordiamo inoltre che il nel nostro paese esiste viene spesso stigmatizzo il fallimento, considerandolo un segno di debolezza. Questa paura può scoraggiare gli imprenditori dall’affrontare rischi calcolati e sperimentare nuove idee. Il fattore normativo unito a questa percezione culturale hanno portato ad uno stagnamento del mercato startup italiano.

Perchè è fondamentale investire in startup insurtech

La fotografia scattata lancia un campanello di allarme. Le startup sono per antonomasia l’indice di modernizzazione di un Paese. In un mondo in cui la digitalizzazione è pervasa in tutti i settori, in modalità differenti, ma sta spingendo i consumatori a orientarsi sempre di più verso i canali digitali, non porre le condizioni per rafforzare il nostro ecosistema startup può svantaggiare la crescita economica del Paese. Inoltre, lascerebbe la porta aperta a player stranieri più competitivi che andrebbero a rubare quei consumatori “digital native” che vogliono poter usufruire di servizi digitali all’avanguardia. Nel 2023 sono cresciuti gli utenti dell’home e mobile banking, le transazioni online e i clienti acquisiti completamente online, anche se per i servizi più complessi, come la stipula di un mutuo o di una polizza vita, è molto più bassa la disponibilità all’utilizzo del digitale al posto che la filiale.

Investire in startup innovative diventa quindi fondamentale per rispondere alle esigenze del mercato sempre più digitale e uscire dal nanismo che contraddistingue il mercato italiano. La proliferazione di nuove tecnologie e di nuovi mercati, richiede sempre più la necessità di adeguare l’offerta assicurativa. Le startup insurtech possono, in questo caso, aiutare le compagnie assicurative ad accedere a nuovi mercati in diversi modi. Possono sviluppare prodotti e servizi su misura, sfruttare i canali di distribuzione digitali per velocizzare e massimizzare l’offerta. Contro un consumatore ormai prettamente digitale, l’82% degli italiani fa acquisti online, circa il 95% dei prodotti assicurativi viaggia ancora su piattaforme non digitali.
Numeri alla mano è chiaro quanto sia fondamentale investire in società innovative, che potrebbero ridurre questo gap, ma per farlo serve un cambio anche culturale.

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Simone Ranucci Brandimarte

Presidente di Italian Insurtech Association. Co-Fondatore e Presidente dell'insurtech Yolo Group. E' presidente del Gruppo DigiTouch, Enterpreneur & Co-founder di Multiple Ventures.