Le piccole e medie imprese sono sempre più nel mirino dei cybercriminali, ma la copertura assicurativa contro i rischi informatici continua a essere insufficiente su scala globale. È quanto emerge da un’analisi di GlobalData, che evidenzia un gap strutturale tra esposizione al rischio e adozione di soluzioni di protezione.
Secondo il SME Survey 2025, circa il 34,7% delle PMI a livello mondiale ha subito almeno un incidente informatico negli ultimi tre anni. In Europa, la situazione appare ancora più critica in mercati come la Germania, dove la quota sale al 40,3%. Nonostante questi numeri, solo il 16,8% delle PMI globali dichiara di avere una polizza cyber dedicata, segno di una penetrazione ancora molto limitata.
Il dato diventa ancora più rilevante se si considera che molte imprese non dispongono di difese tecnologiche avanzate come le grandi aziende, risultando quindi più vulnerabili e, allo stesso tempo, meno preparate a gestire l’impatto economico di un attacco.
“Gli hacker considerano naturalmente le PMI come bersagli più facili – ha dichiarato Beatriz Benito, Lead Insurance Analyst, GlobalData -. Un attacco informatico di grandi dimensioni avrà un impatto finanziario enorme su una grande azienda, ma su una piccola impresa meno resiliente, un’improvvisa perdita di liquidità può causare l’insolvenza immediata se non è protetta da un’adeguata polizza di assicurazione informatica”.
Il problema è anche economico. Le assicurazioni cyber, spiega l’analisi, presentano soglie di premio elevate a causa dell’incertezza del rischio e della scarsità di dati storici affidabili. Questo fattore finisce per escludere molte realtà di piccole dimensioni, ampliando ulteriormente il divario di protezione.
L’indagine sulle PMI del 2025 di GlobalData è stata condotta tramite un panel online, con 2.054 PMI intervistate in Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Italia, Malesia, Messico, Arabia Saudita, Sudafrica, Spagna, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti.
