L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento che assiste l’utente: sempre più spesso agisce per suo conto. Per banche, assicurazioni e aziende regolamentate si apre una fase in cui non basta sapere chi sia il cliente, ma occorre capire chi compia una determinata operazione, con quale autorizzazione e con quale tracciabilità. Da questa premessa Namirial ha presentato a Milano la nuova piattaforma di onboarding pensata per costruire un trust layer a supporto delle transazioni digitali nell’economia agentica.
Il tema è il passaggio dal KYC, Know Your Customer, al KYA, Know Your Agent. La fiducia digitale non si fonda più soltanto sull’identità della persona, ma sulla catena che lega persona, agente AI, deleghe e singole azioni. Entro il 2030, secondo le stime richiamate durante l’evento, il 15% delle transazioni digitali sarà gestito da agenti intelligenti. Per questo servono infrastrutture capaci di verificare identità, consenso e responsabilità anche quando a interagire con un sistema non è un essere umano.
“Stiamo entrando in un mondo in cui le transazioni non sono più eseguite soltanto dagli esseri umani, ma sempre più da sistemi di AI che agiscono per loro conto – ha spiegato Max Pellegrini, ceo di Namirial – In questo scenario la fiducia diventa ancora più critica: il nostro ruolo è garantire che ogni interazione digitale resti sicura, compliant e legalmente valida”.
La piattaforma integra verifica dell’identità, firma elettronica qualificata e conservazione digitale a norma, superando la frammentazione che spesso caratterizza i processi di onboarding regolamentati. Namirial indica la possibilità di attivare un percorso completo in 4-8 settimane, riducendo fino al 75% i costi di integrazione rispetto a modelli più tradizionali.
La soluzione si rivolge a istituzioni finanziarie, assicurazioni e imprese ad alta regolamentazione, dove l’esigenza non è solo velocizzare l’acquisizione del cliente, ma farlo senza abbassare il livello di controllo. Nello scenario degli agenti AI il rischio cambia forma: non ci sono più soltanto documenti falsi, deepfake o identità sintetiche, ma anche attacchi automatizzati e scalabili.
“Le soluzioni di onboarding sono nate pensando a un essere umano dall’altra parte dello schermo – ha osservato Libero Rignanese, Onboarding & Signature Solution Director di Namirial – Oggi la domanda diventa: chi c’è davvero dall’altra parte del processo? Un umano, un agente legittimo o un agente che sta cercando di attaccare la soluzione? È qui che serve un nuovo livello di fiducia”.
Per questo la piattaforma introduce una logica più ampia: non solo controllare documento o dato biometrico, ma leggere il contesto dell’interazione, i segnali del dispositivo, i comportamenti, la catena delle deleghe e l’audit trail. Il tutto in coerenza con il quadro regolatorio europeo, dall’eIDAS 2.0 all’AI Act.
Fondata sul patrimonio di Namirial nei servizi fiduciari qualificati, nella firma elettronica e nell’identità digitale, la piattaforma prepara le organizzazioni a un mercato in cui la customer experience sarà sempre più automatizzata, ma la fiducia dovrà restare verificabile, esplicita e giuridicamente solida.
