Il settore assicurativo italiano si trova davanti a un cambio di paradigma che non riguarda più soltanto prodotti e canali distributivi, ma la natura stessa della consulenza. In un contesto in cui i rischi diventano sempre più interconnessi e difficili da prevedere, la sfida non è più vendere coperture, ma aiutare clienti e imprese a riconoscere in anticipo le proprie vulnerabilità. È questo il cuore della presentazione “Dati e Intelligenza Artificiale: come cambiano i modelli di servizio del settore assicurativo”, illustrata da Sonia Grieco, partner di Prometeia, nell’ambito dell’evento “Open Innovation: ridisegnare il futuro delle Assicurazioni”, promosso da ANIA SAFE il 21 maggio 2026.
Il quadro che emerge è quello di un mercato attraversato da tre grandi linee di frattura: vulnerabilità territoriale, trasformazione demografica e accelerazione tecnologica. Elementi diversi ma convergenti, che alimentano un dato strutturale ormai consolidato nel sistema italiano: il gap di protezione resta ampio e difficilmente colmabile con i soli modelli distributivi tradizionali, incapaci di rendere percepibile il rischio nel momento in cui la decisione assicurativa è ancora efficace.
Nel comparto abitativo, la contraddizione è evidente. La ricchezza immobiliare delle famiglie italiane supera i 5.600 miliardi di euro e oltre il 77% degli italiani possiede la casa in cui vive, una quota superiore alla media europea. Tuttavia, la crescita reale del patrimonio negli ultimi quindici anni è stata erosa dall’inflazione, mentre la vulnerabilità fisica del territorio si è aggravata. Quasi il 95% dei comuni è esposto a rischi idrogeologici e oltre il 40% delle abitazioni si trova in aree sismiche. Nonostante questo, la diffusione delle coperture assicurative resta limitata, segnalando un problema che non è di offerta ma di percezione del rischio.
Ancora più marcata è la sottoassicurazione nel mondo delle imprese. Solo il 7% delle aziende italiane risulta coperto contro eventi catastrofali, con un divario che si amplia drasticamente tra grandi e piccole realtà. Le microimprese restano quasi totalmente scoperte, mentre le medie e grandi imprese hanno progressivamente integrato la gestione del rischio nei propri modelli di governance. Questo squilibrio mette in evidenza la fragilità del tessuto produttivo italiano proprio nella sua componente più diffusa, dove la continuità operativa è più esposta a shock esterni.
A rendere il quadro ancora più complesso è la trasformazione demografica. Entro il 2060 oltre un terzo della popolazione italiana avrà più di 64 anni, mentre i giovani sotto i 35 anni scenderanno al 29%. Già oggi quasi un nucleo familiare su tre è composto da una sola persona, un cambiamento che modifica radicalmente i bisogni di protezione e la capacità di assorbire shock economici. L’aspettativa di vita a 65 anni ha raggiunto i 21,3 anni, ma solo 10,4 di questi sono vissuti senza limitazioni significative: un lungo periodo di potenziale fragilità che rimane in gran parte non coperto da soluzioni assicurative adeguate. Anche la spesa sanitaria riflette questo squilibrio, con una quota intermediata ancora marginale e un forte ricorso alla spesa diretta delle famiglie.
In questo scenario, dati e intelligenza artificiale emergono come strumenti abilitanti per un nuovo modello di consulenza. L’approccio di “Protection Advisory” sviluppato da Prometeia integra fonti interne, open data e informazioni esterne per individuare segnali di rischio, misurare i gap di copertura e simulare scenari di evento avverso. La GenAI, in particolare, accelera la capacità di analisi e supporta il lavoro del consulente, dalla lettura dei dati alla personalizzazione delle proposte, fino all’automazione di parte dei processi informativi e comparativi.
Prometeia ha già avviato oltre 140 progetti dedicati all’intelligenza artificiale generativa, con applicazioni che spaziano dall’analisi conversazionale dei dati alla digitalizzazione delle attività di consulenza. Tuttavia, il punto non è tecnologico ma organizzativo: la capacità di tradurre insight complessi in decisioni comprensibili e utilizzabili dal cliente.
Il rischio, infatti, è quello di confondere automazione e consulenza. I modelli possono stimare esposizioni, suggerire soluzioni e simulare impatti, ma la responsabilità della raccomandazione resta in capo a compagnie, intermediari e rete distributiva. In questo senso, il quadro regolamentare europeo sull’AI Act introduce un ulteriore livello di attenzione su trasparenza, tracciabilità e supervisione umana.
A pesare in modo decisivo è infine la dimensione della fiducia. In Italia, il 70% degli utenti internet ha già rifiutato l’utilizzo dei propri dati per finalità pubblicitarie, mentre oltre la metà degli utenti verifica l’affidabilità dei siti prima di condividere informazioni personali. Sul fronte della sicurezza, i rischi cyber sono indicati come principale preoccupazione per il 42% degli intervistati nel Allianz Risk Barometer 2026, mentre cresce anche la percezione del rischio legato all’intelligenza artificiale.
La trasformazione in atto, dunque, non riguarda solo l’efficienza dei processi assicurativi, ma la capacità del settore di costruire un nuovo linguaggio della protezione. Dati e intelligenza artificiale possono rendere visibili rischi oggi sottovalutati o ignorati, ma la vera sfida resta culturale: trasformare l’evidenza del rischio in una scelta consapevole, sostenibile e continuativa da parte di clienti e imprese.
