Ogni anno in Italia si registrano circa 3 milioni di incidenti domestici, con oltre 6.000 decessi e 1,5 milioni di accessi al pronto soccorso. Numeri impressionanti che, troppo spesso, restano confinati alle statistiche. Ancora più significativo è il fatto che a essere maggiormente colpite siano le donne impegnate nelle attività domestiche.
Di fronte a questi dati, il settore assicurativo non può limitarsi a proporre solo prodotti e garanzie standardizzati. Le Compagnie hanno oggi l’opportunità e la responsabilità, di trasformare questo tema in un vero progetto di prevenzione sociale, coinvolgendo concretamente le proprie reti commerciali.
I nuovi indirizzi strategici che le Compagnie trasferiscono agli intermediari dovrebbero prevedere non solo obiettivi di vendita, ma anche programmi di sensibilizzazione sul rischio domestico. Gli agenti e i consulenti assicurativi, infatti, rappresentano un presidio di prossimità sul territorio e possono contribuire a diffondere una cultura della prevenzione attraverso informazioni semplici, esempi pratici e momenti di confronto con le famiglie.
Perché ciò accada, occorre che le reti siano adeguatamente formate e motivate, comprendendo il valore sociale del proprio ruolo oltre quello commerciale. La protezione assicurativa deve essere l’ultimo anello di una catena che parte dalla consapevolezza del rischio e passa attraverso comportamenti più sicuri. Solo così il “verbo” della protezione potrà trasformarsi da semplice messaggio commerciale a concreta azione di tutela per la collettività.
