Si apre una nuova partita nel risiko bancario italiano. Intesa Sanpaolo ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria sulla totalità delle azioni ordinarie di Banca Monte dei Paschi di Siena, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento europeo nel Wealth Management, Protection & Advisory e la capacità di creazione di valore per gli stakeholder.
L’offerta prevede il riconoscimento di 16 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo di nuova emissione ogni 10 azioni MPS portate in adesione, con un rapporto di concambio pari a 1,6, oltre a un corrispettivo cash di un euro per ciascuna azione MPS. Secondo quanto comunicato da Intesa Sanpaolo, la proposta incorpora un premio del 12,5% rispetto al prezzo ufficiale di chiusura del titolo MPS al 5 giugno 2026 e premi del 17,4% e del 18,7% rispetto ai VWAP degli ultimi tre e sei mesi.
Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro dicembre 2026 ed è subordinato al via libera delle autorità competenti e alle condizioni che saranno dettagliate nel documento di offerta. In parallelo, in un’ottica di gestione proattiva dei profili antitrust, Intesa Sanpaolo ha sottoscritto un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni per la cessione di una entità giuridica bancaria comprendente il marchio MPS, circa 635 filiali, le relative attività e passività e la maggior parte delle strutture centrali necessarie a operare in modo indipendente.
Il corrispettivo dell’operazione con Unipol è stimato tra circa 3 e 3,5 miliardi di euro. Dal lato Unipol, il prezzo massimo dell’acquisizione è indicato in 3,5 miliardi e sarà calcolato, a valle dell’OPAS, anche sulla base dell’utile netto del perimetro acquisito. Il compendio oggetto dell’accordo, sulla base delle stime preliminari al 31 dicembre 2025, includerebbe una raccolta diretta di circa 55 miliardi, impieghi alla clientela per circa 42 miliardi, un utile netto compreso tra 400 e 460 milioni, un CET1 ratio pari al 16%, RWA fino a 20 miliardi e circa 2 milioni di clienti.
Resterebbero invece fuori dal perimetro destinato a Unipol le attività e passività relative al Large Corporate e Investment Banking, le principali partecipazioni di MPS, i crediti deteriorati e il rischio relativo al contenzioso esistente non afferente alle filiali cedute. Le filiali della nuova banca sarebbero inoltre libere da vincoli distributivi sui prodotti assicurativi, un elemento rilevante per il razionale industriale del gruppo bolognese.
L’operazione si inserisce infatti nella strategia di Unipol di rafforzare il proprio posizionamento nel mercato bancario italiano, aumentando la capacità distributiva, la base clienti e la raccolta assicurativa. Il gruppo punta a diversificare le fonti di ricavo, accrescere il contributo del comparto bancario alla redditività complessiva e accelerare l’esecuzione del Piano 2025-2027.
La mossa più significativa riguarda però il possibile coinvolgimento di BPER. Unipol ha annunciato l’intenzione di proporre a BPER Banca una combinazione con la banca acquisita da Intesa Sanpaolo, con l’obiettivo di dare vita a una combined entity denominata Banca Monte dei Paschi. Le modalità dell’eventuale integrazione saranno oggetto di negoziazione con gli organi competenti di BPER, nel rispetto della disciplina sulle operazioni con parti correlate. Unipol precisa tuttavia di non voler promuovere alcuna offerta pubblica di acquisto o scambio sulle azioni BPER.
Se BPER valutasse positivamente la proposta, nascerebbe un nuovo polo bancario nazionale con oltre 2.600 sportelli, circa 170 miliardi di impieghi alla clientela e circa 225 miliardi di raccolta diretta. Secondo Unipol, la combinazione consentirebbe di creare un nuovo campione italiano del credito, secondo operatore nazionale per raccolta diretta, prestiti alla clientela e numero di sportelli, con una presenza rafforzata in Lombardia e un salto dimensionale in regioni ad alto potenziale come Toscana e Veneto.
Le sinergie di costo e ricavo stimate preliminarmente da Unipol superano gli 800 milioni di euro. Per finanziare l’acquisizione, il gruppo sottoporrà a una prossima assemblea straordinaria una delega al Consiglio di Amministrazione per un aumento di capitale fino a un massimo di 2,5 miliardi di euro. Le principali cooperative azioniste di riferimento, titolari di circa il 49% del capitale sociale, hanno già manifestato disponibilità ad aderire per la quota di rispettiva competenza.
Unipol prevede che, a valle dell’operazione, il gruppo mantenga una solida posizione patrimoniale, con Solvency Ratio superiore al 200%, Solvency Ratio del solo comparto assicurativo oltre il 280% e CET1 ratio del comparto bancario risultante dalla combinazione superiore al 15%. Sul fronte della remunerazione degli azionisti, il gruppo stima già sull’esercizio 2026 un monte dividendi di almeno 930 milioni di euro, rispetto ai circa 800 milioni riferiti all’esercizio 2025.
Anche Intesa Sanpaolo indica benefici rilevanti per il gruppo risultante dall’operazione. Dopo la cessione del perimetro destinato a Unipol, il gruppo guidato da Carlo Messina prevede sinergie annue ante imposte pari a circa 2,9 miliardi di euro a regime nel 2029, di cui circa 1,5 miliardi da costi e circa 1,4 miliardi da ricavi, al netto delle dissinergie. Gli oneri di integrazione sono stimati in circa 2,1 miliardi ante imposte.
Per il 2029 Intesa Sanpaolo prevede un utile netto superiore a 16 miliardi di euro, rispetto agli oltre 11,5 miliardi attesi nel proprio Piano di Impresa 2026-2029, con ROE oltre il 20% e CET1 ratio superiore al 14%. La distribuzione complessiva agli azionisti nel periodo 2025-2029 è stimata in circa 61 miliardi di euro, rispetto ai circa 50 miliardi previsti nel piano originario, includendo anche una distribuzione cash straordinaria da 2,7 miliardi per il biennio 2026-2027.
L’operazione, se completata, ridisegnerebbe dunque gli equilibri del sistema bancario italiano su due fronti: da un lato rafforzerebbe Intesa Sanpaolo come gruppo europeo di riferimento nel wealth management e nei servizi finanziari ad alto valore aggiunto; dall’altro aprirebbe la strada alla nascita, attorno a Unipol e BPER, di una nuova Banca Monte dei Paschi con forte radicamento territoriale, dimensioni nazionali e una maggiore integrazione tra banca e assicurazione.
Resta tuttavia una struttura articolata e subordinata a diversi passaggi: il successo dell’OPAS di Intesa Sanpaolo su MPS, le autorizzazioni delle autorità di vigilanza e antitrust, la definizione del perimetro effettivo da cedere a Unipol, l’aumento di capitale del gruppo assicurativo e, soprattutto, l’eventuale accordo con BPER. Solo al completamento di questo percorso sarà possibile misurare gli effetti reali di una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni per il sistema finanziario italiano.
“Stiamo parlando di quella che, con l’orgoglio da italiani, definiamo la banca più antica del mondo. E anche se ovviamente siamo uomini di numeri e cerchiamo di far rendere al meglio i soldi dei nostri azionisti, riteniamo che sia un valore preservare questa storia, preservare questa identità, preservare comunque un orgoglio italiano – ha affermato Cimbri – Per Unipol questo non è un cambio di strategia, ma un consolidamento, un rafforzamento, un avanzamento di una strategia che ha radici lontane, che è quella della crescita, dell’influenza del gruppo nel settore bancario, al servizio della nostra capacità distributiva come assicuratori ma anche in termini di opportunità di investimento e di rafforzamento della componente di utili provenienti dal gruppo dal settore bancario”.
