Cyber risk in Italia: crescono gli attacchi, cala la consapevolezza

La ricerca di Europ Assistance Italia fotografa un Paese sempre più connesso ma sempre meno preparato a difendersi dalle minacce informatiche. Dall'AI al furto d'identità, tra consumatori e PMI emerge un gap preoccupante tra esposizione al rischio e cultura della protezione.
cyber risk hacker

Siamo un Paese sempre più immerso nella rete – il 90% della popolazione naviga su Internet almeno una volta al giorno, oltre la metà si dichiara costantemente connessa – eppure la conoscenza dei rischi che questa iperconnessione porta con sé è in calo rispetto all’anno precedente. È questo il dato più inquietante che emerge dal Barometro sulla protezione digitale e cybersecurity realizzato da Europ Assistance Italia in collaborazione con Lexis Research, diffuso in occasione del World Backup Day.
La ricerca, condotta su un campione di oltre 800 consumatori e più di 200 titolari o responsabili di piccole imprese, restituisce l’immagine di una società digitalmente attiva ma culturalmente impreparata. Una combinazione che, dal punto di vista assicurativo, rappresenta un terreno di riflessione – e di opportunità – di primo piano.

Sempre più connessi, sempre meno consapevoli

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità degli italiani con una velocità sorprendente. Il 71% dei consumatori l’ha già utilizzata almeno una volta, il 50% la usa ogni settimana e il 27% ogni giorno. ChatGPT guida nettamente le preferenze (68%), seguito da Gemini e Copilot. Tra le PMI la penetrazione è ancora più alta: il 90% ha già sperimentato strumenti di AI, con un terzo che li impiega quotidianamente. Eppure, proprio mentre l’AI diventa uno strumento ordinario, la familiarità con i rischi digitali arretra. La conoscenza di virus, malware e phishing – le minacce più note – è calata mediamente di 6-9 punti percentuali rispetto al 2024. Ancora più preoccupante è il dato sulle nuove minacce legate all’intelligenza artificiale stessa: solo il 33% dei consumatori conosce le frodi generate dall’AI, in un momento in cui deepfake, voice cloning e truffe automatizzate sono già una realtà operativa. Il paradosso è evidente: usiamo di più la tecnologia, ma la comprendiamo sempre meno.

Il rischio percepito e quello reale

Tra i consumatori, il furto d’identità e le violazioni di conti bancari e carte di credito sono le preoccupazioni più diffuse, con percentuali che superano il 50%. Il 38% si sente personalmente esposto, ma la preoccupazione sale quando si pensa ai propri cari: il 49% teme per i figli e il 45% per i familiari anziani, categorie considerate più vulnerabili alle manipolazioni digitali. Questi timori non sono infondati. Oltre il 30% dei consumatori ha subito un attacco informatico nell’ultimo anno o conosce direttamente qualcuno che ne è stato vittima. Le tipologie più frequenti includono il furto di dati della carta di credito – in crescita del 6% rispetto al 2024 – e il furto d’identità, anch’esso in aumento del 7%. Numeri che raccontano un’escalation reale, non percepita. Sul fronte degli strumenti di protezione, il PC resta il dispositivo più presidiato – quasi l’80% dei consumatori ha un antivirus installato – ma smartphone e tablet rimangono in larga parte scoperti. Una asimmetria difficile da giustificare in un’epoca in cui la maggior parte delle operazioni sensibili, dai pagamenti alle comunicazioni bancarie, avviene proprio da mobile.

Le PMI: consapevoli ma non abbastanza protette

Il quadro delle piccole imprese presenta luci e ombre analoghe. Da un lato, le PMI mostrano una cultura del rischio mediamente più strutturata rispetto ai consumatori privati: tre aziende su quattro conoscono soluzioni per proteggere la propria identità digitale e la copertura antivirus sui PC aziendali raggiunge l’85%. Dall’altro, i punti deboli restano evidenti e sistemici. Solo la metà delle piccole imprese intervistate conosce e possiede strumenti anti-ransomware, nonostante il ransomware sia tra le tipologie di attacco più devastanti per le realtà di piccole dimensioni. E quasi un’azienda su quattro ha già subito un attacco negli ultimi sei mesi – un dato che dovrebbe fare riflettere chiunque si occupi di risk management nelle fasce medio-basse del tessuto produttivo italiano. Significativo anche il tema del lavoro da remoto: il 55% dei responsabili aziendali ritiene che lo smart working aumenti l’esposizione ai rischi informatici, a causa dell’utilizzo di reti meno sicure o di dispositivi personali non adeguatamente protetti. Un’osservazione che tocca direttamente le politiche di cyber insurance e le clausole di copertura legate all’uso di infrastrutture non aziendali.

L’AI tra protezione e diffidenza

C’è una tensione interessante che attraversa sia il segmento consumer che quello business nel rapporto con l’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza informatica. Il 40% dei consumatori sa che l’AI può essere uno strumento efficace per prevenire le frodi digitali, e tra le PMI questa consapevolezza sale al 55%. Ma la fiducia effettiva nello strumento si ferma rispettivamente al 45% e al 50%: conosciamo le potenzialità, ma non ci fidiamo abbastanza da affidarci davvero. Per il settore assicurativo, questo dato è particolarmente rilevante. Il gap tra utilità percepita e fiducia accordata all’AI rappresenta uno spazio di lavoro preciso: educare, rassicurare, dimostrare con casi concreti come i sistemi di rilevamento delle anomalie basati su intelligenza artificiale stiano già oggi contribuendo a ridurre frodi e sinistri. Non è solo un tema di prodotto, è un tema di narrazione e di relazione con il cliente.

“In un contesto in cui il digitale è una componente sempre più presente nella nostra vita privata e professionale – e in cui l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale rende gli attacchi informatici ancora più sofisticati e difficili da intercettare -, la cybersecurity diventa una necessità – commenta Erika Delmastro, Chief Commercial Officer di Europ Assistance Italia – Nessuno oggi può considerarsi davvero immune”, prosegue Delmastro. “Per questo, abbiamo sviluppato soluzioni in grado di offrire a privati, aziende e professionisti una protezione completa e accessibile, supportandoli nella prevenzione, monitoraggio e gestione degli incidenti cyber e aiutandoli a tutelare non solo la propria identità digitale, i dati e le transazioni ma anche la propria reputazione. Il nostro obiettivo è garantire a tutti quella tranquillità digitale che permette di vivere e lavorare con serenità, anche in un mondo iper-connesso”.

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