Se nei film catastrofici alla The Day After Tomorrow basta un colpo di scena per far crollare il mondo in poche ore, nella realtà il rischio cat nat si gioca su dati, mappe e modelli da leggere in fretta. È qui che entra in campo il catastrophe modelling, ovvero l’importanza di capire quanto e dove può colpire un evento estremo e quali impatti avrà su portafogli e strategie di underwriting. In questo scenario si inserisce Maximum Information, startup britannica fondata nel 2020, che ha sviluppato MagniPhi, una piattaforma proprietaria di analisi del rischio catastrofale integrata nei workflow di modellazione cat nat e pensata per aiutare le compagnie a interrogare i dettagli dei propri modelli con rapidità e chiarezza. A raccontarci meglio questa realtà è stato il suo Founder e CEO, Tom Philp.
“Maximum Information è nata sulla base della mia esperienza come consulente e, in precedenza, come Head of Catastrophe Modelling presso una grande compagnia assicurativa – ha esordito -. Nel tempo, una serie di acquisizioni successive aveva ridotto la flessibilità organizzativa e l’autonomia tecnica dell’azienda, rendendo sempre più difficile innovare o mettere in discussione gli approcci consolidati. Da questa prospettiva sono emersi con chiarezza diversi limiti strutturali nel campo del catastrophe modelling.”
Ed è proprio da queste criticità operative e strategiche che prende forma il progetto Maximum Information.
I 3 problemi del catastrophe modelling dietro la nascita di Maximum Information
Il numero uno di Maximum Information ha illustrato come la startup sia nata dall’esigenza di affrontare tre problemi fondamentali del catastrophe modelling: le competenze di utenti altamente specializzati erano sottoutilizzate; i framework di modellazione tradizionali limitavano l’agilità; i modelli catastrofali erano costruiti con un focus assicurativo troppo ristretto.
“Sebbene gli addetti ai lavori siano professionisti formati e specializzati, i flussi di lavoro del catastrophe modelling spesso li vedevano sovraccarichi di processi manuali, come pulizia, ingestione e formattazione dei dati, invece di concentrarsi sul miglioramento dei processi decisionali reali. Ma non solo: anche i sistemi legacy frenavano l’innovazione e rendevano difficile esplorare approcci, modelli o ipotesi alternative. Di conseguenza, tutto questo rendeva estremamente difficile la piena integrazione lungo l’intera catena decisionale assicurativa e l’adozione da parte di altri settori.”
Da qui è nata l’idea di costruire strumenti capaci non solo di semplificare il lavoro degli specialisti, ma anche di rendere il catastrophe modelling più leggibile, flessibile e integrato nei processi decisionali.
L’ecosistema di Maximum Information
La startup britannica, che nel dicembre 2025 ha chiuso un round da 2,3 milioni di sterline, oggi sta lavorando allo sviluppo di quello che definisce il primo ecosistema vendor-agnostic per la gestione del rischio catastrofale e dei disastri.
“Fin dall’inizio – ha detto Philp – ci sono stati due elementi fondamentali per realizzare questa visione, che hanno rappresentato la vera e propria stella polare del team fondatore durante lo sviluppo del prodotto. Abbiamo lanciato la nostra piattaforma di punta, MagniPhi, nel 2024 con l’obiettivo di rendere più semplice per le compagnie comprendere, modificare, confrontare e rendicontare i modelli catastrofali. Al momento del lancio si trattava di un MVP con un perimetro relativamente limitato, focalizzato sul confronto tra modelli e sulla view of risk per portafogli negli Stati Uniti. Per questo motivo, i primi utilizzatori hanno impiegato la piattaforma soprattutto per la valutazione dei modelli statunitensi e il confronto tra vendor.”
La soluzione tech dell’insurtech è in costante crescita ed evoluzione. La piattaforma supporta infatti gli utenti in un’ampia gamma di applicazioni, tra cui reporting interno e regolamentare, governance del rischio, confronto multi-modello e adattamento dei modelli. E tutto questo avviene ormai su scala globale.
Ma la visione di Maximum Information non si esaurisce nella sola MagniPhi. Accanto alla piattaforma già lanciata, la società sta infatti ampliando il proprio raggio d’azione con nuovi strumenti pensati per collegare analisi, operatività e decisioni lungo l’intera catena del rischio.
Non solo MagniPhi
Maximum Information non è infatti solo MagniPhi. Il secondo pilastro della startup è Torus, un software che, come spiegato da Philp, è stato progettato per collegare l’intera catena di gestione del rischio di disastri all’interno di un unico ecosistema. Nel dettaglio, Torus è un sistema di gestione della modellazione del rischio di disastri multi-settoriale che consente anche a settori non assicurativi di gestire e affrontare il rischio catastrofale all’interno dei propri framework operativi. Insieme, le due piattaforme creano un ecosistema vendor-agnostic per la gestione del rischio catastrofale, nel quale gli utenti possono valutare, adattare e rendicontare le metriche dei modelli prima di tradurre queste informazioni in decisioni su underwriting, allocazione del capitale, trasferimento del rischio e pianificazione della resilienza.
“Lanceremo l’MVP di Torus a marzo – ha dichiarato Philp -, rappresentando la prima fase del suo sviluppo. Inizialmente gli utenti accederanno alla capacità analitica PsiClone, che consente ad agenzie umanitarie e governi di quantificare l’esposizione, valutare l’impatto potenziale e pianificare l’allocazione delle risorse, mentre assicuratori e broker potranno valutare le opzioni di trasferimento del rischio, strutturare coperture e individuare eventuali gap di finanziamento. Questo progetto lo stiamo sviluppando insieme a partner del settore assicurativo, umanitario e pubblico per garantire interoperabilità e adozione concreta lungo tutto il ciclo di vita del rischio. La fase 2, prevista entro la fine dell’anno, costituirà la base per il nostro marketplace, il framework di trasferimento della conoscenza e il livello di connessione tra fonti di finanziamento.”
“L’intera gamma di prodotti supporta l’obiettivo di Maximum Information: aumentare l’accesso ai modelli catastrofali e aiutare i professionisti del rischio a prendere decisioni migliori utilizzando i dati che già possiedono. Ciò permetterà non solo a nuovi settori di adottare queste tecnologie, ma anche di rendere questi strumenti accessibili all’intero settore assicurativo, indipendentemente dalle dimensioni delle aziende o dal livello di competenza tecnica.”
Questa impostazione spiega anche il tipo di interlocutori con cui la società sta costruendo il proprio percorso di crescita: non solo compagnie, ma soggetti diversi accomunati dall’esigenza di trasformare i modelli in decisioni più concrete.
Maximum Information, il mercato assicurativo e il suo futuro
La realtà britannica lavora lungo l’intera catena di gestione del rischio catastrofale e dei disastri e vanta diverse collaborazioni attive con assicuratori, riassicuratori, broker, vendor di modelli, organizzazioni umanitarie e istituzioni pubbliche.
“Le partnership più forti sono con organizzazioni che vogliono andare oltre gli output statici dei modelli e accettare il rischio giusto invece di evitarlo – ha detto Philp -. Che si tratti di una migliore governance, di strutture alternative di trasferimento del rischio o di nuove applicazioni del catastrophe modelling al di fuori dei confini tradizionali dell’assicurazione.”
Nei prossimi anni, secondo Philp, per le startup insurtech la partita si giocherà sulla capacità di mettere in connessione competenze, dati e processi lungo tutta la filiera assicurativa.

In altre parole, la sfida non sarà solo disporre di più dati o di modelli più sofisticati, ma riuscire a renderli leggibili, interoperabili e davvero utilizzabili lungo tutta la catena decisionale.
“Oggi il settore è più consapevole, ma il futuro dell’assicurazione si giocherà sulla capacità di andare oltre strumenti statici e modelli poco trasparenti: serviranno soluzioni interoperabili, chiare e davvero utili per assumere e gestire il rischio in modo concreto.”
