Stretto di Hormuz: vulnerabilità delle rotte e impatti sulla filiera farmaceutica

Questo è quanto emerge dal recente report di Qbe sul Critical Medicines Act che ha evidenziato come il settore farmaceutico europeo dipenda in misura crescente da fornitori esterni per materie prime e componenti intermedi, in particolare per i principi attivi.
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Articolo a cura di Stefania Pesatori – Senior underwriter settore farmaceutico e sperimentazioni cliniche di QBE Italia.

Le recenti tensioni e gli sviluppi nello Stretto di Hormuz, in un contesto già caratterizzato da elevata volatilità geopolitica e forte incertezza nel breve termine, riportano al centro il tema della vulnerabilità delle principali rotte commerciali globali. Tra i settori più esposti figurano le filiere pharma e tecnologiche, fortemente dipendenti da snodi logistici strategici e quindi particolarmente sensibili a eventuali interruzioni o rallentamenti dei flussi.

Le filiere pharma e tecnologiche risultano particolarmente vulnerabili alla cosiddetta route vulnerability, ossia alla dipendenza da snodi logistici e marittimi strategici come lo Stretto di Hormuz, oltre che da rotte commerciali sensibili a tensioni geopolitiche. In questo quadro, anche il settore farmaceutico emerge come ambito di crescente attenzione. Al momento, l’elevata volatilità del contesto geopolitico e commerciale, con segnali di apertura solo parziale al transito da parte di Teheran, rende ancora prematuro quantificare con precisione l’impatto. 

In un orizzonte di circa sei mesi sarà possibile disporre di dati più solidi per valutare gli effetti reali sul comparto, verosimilmente riconducibili a rallentamenti produttivi e pressioni al rialzo sui prezzi. Nel breve termine, infatti, lo scenario resta dominato da ipotesi legate a possibili ritardi nelle forniture.

Quanto emerge dal recente report di Qbe sul Critical Medicines Act evidenzia come il settore farmaceutico europeo dipenda in misura crescente da fornitori esterni per materie prime e componenti intermedi, in particolare per i principi attivi (API). Circa il 70% dei farmaci dispensati in Europa è costituito da generici e la produzione dei loro input si è progressivamente spostata fuori dall’UE.

Questa dinamica si riflette anche nei dati di lungo periodo: tra il 2000 e il 2019, il valore delle importazioni di medicinali nei principali Paesi europei è cresciuto mediamente del +13,3% annuo, a fronte di un incremento della produzione domestica pari a solo +0,8%, evidenziando una dipendenza strutturale dall’estero.

In questo contesto, eventuali rallentamenti lungo rotte strategiche come Hormuz possono incidere su tre dimensioni chiave: interruzioni della supply chain, aumento dei costi operativi e deterioramento della qualità del credito per le imprese più esposte. Per il settore farmaceutico, la continuità della supply chain rappresenta l’elemento più critico. Se da un lato l’aumento dei costi energetici si riflette trasversalmente su tutti i settori, dall’altro ritardi nella disponibilità di materie prime e componenti intermedi possono rallentare o interrompere l’attività produttiva.

Dal punto di vista assicurativo, la business interruption si conferma la principale voce di costo nei sinistri industriali, spesso superiore al 50% del totale e, nei casi più critici, pari a circa due terzi, soprattutto quando l’evento colpisce la supply chain.

In presenza di shock logistici o geopolitici, la filiera farmaceutica attiva meccanismi di risposta operativa per contenere gli impatti, intervenendo sugli approvvigionamenti attraverso fornitori alternativi e piani di backup logistici e gestionali. Si tratta tuttavia di soluzioni di breve periodo: la sostituibilità dei fornitori è limitata da vincoli regolatori, requisiti qualitativi e tempi di validazione, rendendo difficile sostenere la produzione nel lungo termine senza effetti sulla capacità produttiva e sulla profittabilità.

Proprio per affrontare queste vulnerabilità, si inserisce il percorso europeo del Critical Medicines Act, il cui iter legislativo ha registrato ulteriori sviluppi nel 2026. L’iniziativa mira a rafforzare la resilienza della filiera farmaceutica europea, riducendo le dipendenze esterne e sostenendo una maggiore capacità produttiva interna.

Alla luce delle tensioni nello Stretto di Hormuz, il rafforzamento della resilienza delle catene di approvvigionamento assume un rilievo ancora più strategico: episodi che mettono sotto pressione snodi logistici critici evidenziano l’urgenza di costruire un sistema più autonomo e in grado di garantire continuità nelle forniture anche in contesti di elevata instabilità.

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