Articolo a cura di Marco Bonicelli – Presales Manager Italia di Cyber Guru
L’Allianz Risk Barometer 2026 manda un segnale netto: gli incidenti informatici sono il principale rischio per le aziende a livello globale. Il 42% degli intervistati – il dato più alto mai registrato – indica il cyber come la minaccia numero uno, a conferma di quanto la cybersecurity sia ormai una priorità strategica, non più rinviabile.
Il report, che raccoglie le risposte di 3.338 esperti di gestione del rischio provenienti da 97 Paesi, descrive uno scenario in cui cybercrime, ransomware, interruzioni IT e violazioni dei dati non sono eventi isolati, ma fattori capaci di colpire contemporaneamente l’operatività, la reputazione e la stabilità finanziaria delle organizzazioni.
Il Risk Barometer evidenzia la crescente dipendenza da terze parti per dati e servizi digitali. Gli attacchi del 2025 hanno dimostrato l’interconnessione dei sistemi: un’interruzione del cloud o un attacco malevolo si propagano rapidamente attraverso le supply chain. Basti pensare che due soli attacchi contro retailer britannici hanno causato perdite fino a 440 milioni di sterline.
Particolarmente vulnerabili sono le PMI, sempre più nel mirino dei cybercriminali per la loro minore capacità di investire in sicurezza. Mentre le grandi aziende adottano strategie difensive importanti e sono sempre più in grado di rispondere tempestivamente agli attacchi, le PMI mancano di risorse, soprattutto per affrontare rischi complessi come quelli legati all’AI e al cyber. Inoltre, dipendono spesso da fornitori terzi e risultano meno capaci di assorbire l’impatto di un attacco.
Eppure, anche nelle organizzazioni più strutturate, emerge un dato chiave: la maggior parte degli incidenti informatici deriva da errori umani. Nonostante firewall avanzati, sistemi di rilevamento delle intrusioni e soluzioni di AI per la sicurezza, basta un clic su un link di phishing, una password debole o condivisa, un dispositivo gestito con superficialità o l’invio accidentale di informazioni sensibili per aprire la porta ai cybercriminali.
L’intelligenza artificiale – balzata dal decimo al secondo posto nella scala dei pericoli – è strettamente collegata al rischio cyber. Se è vero che porta grandi opportunità e facilitazioni nel mondo del lavoro, è anche vero che crea numerose sfide: la sua adozione, infatti, procede più velocemente della preparazione della forza lavoro e della governance messa a punto per gestirla.
Il Risk Barometer 2026 restituisce così un quadro di rischi sempre più interconnessi: cyber, AI, interruzioni operative (terzo posto), rischi geopolitici (settimo) e cambiamenti normativi sono strettamente interconnessi. E con solo il 3% delle aziende che considerano le proprie supply chain “molto resilienti”, proteggere gli asset digitali diventa cruciale.
Per tutti questi motivi, la formazione del personale non è più un costo, ma un investimento strategico di primaria importanza e una strategia di resilienza a lungo termine. Il 44% degli intervistati ritiene che l’AI porterà più benefici che rischi, mentre il 19% ha una visione opposta: una distanza che evidenzia quanto sia importante preparare le persone a un futuro in cui tecnologia, opportunità e minacce evolvono rapidamente.
Trasformare i dipendenti da potenziali vulnerabilità in sentinelle attive e consapevoli significa creare una prima linea di difesa umana capace di riconoscere minacce che nessun software può individuare autonomamente. Come evidenziato nel Risk Barometer, le aziende devono investire nella creazione di una vera cultura della cybersecurity, in cui ogni dipendente comprenda di avere un ruolo attivo e cruciale nella protezione dell’organizzazione.
Un processo generato da una formazione efficace, continua, aggiornata e coinvolgente. I cybercriminali evolvono costantemente, sfruttando l’intelligenza artificiale per personalizzare attacchi di phishing indistinguibili da comunicazioni legittime. Servono dunque percorsi formativi dinamici con simulazioni di attacchi reali, esercitazioni pratiche e aggiornamenti regolari.

Una cultura della cybersecurity basata sulla responsabilità condivisa, da costruire giorno per giorno. Ogni dipendente deve sentirsi parte attiva del sistema di difesa aziendale, comprendendo che le proprie azioni quotidiane hanno un impatto diretto sulla sicurezza complessiva. Un senso di responsabilità collettiva che si costruisce attraverso comunicazioni trasparenti sui rischi, la condivisione di casi di studio e il riconoscimento dei comportamenti virtuosi.
Le aziende che investiranno nella creazione di una forza lavoro cyber-consapevole, dotandola di strumenti e linee guida chiare, trasformeranno il principale rischio globale in un’opportunità per costruire organizzazioni più solide e competitive.
