Crans-Montana, quando il rischio diventa tragedia

Incendio, responsabilità e coperture assicurative: cosa succede dopo una strage e perché prevenzione ed expertise contano quanto la giustizia.
Crans Montana Assicurazioni

Il primo gennaio 2026 alla 1.30 di notte un incendio divampato nel locale “Le Constellation” a Crans-Montana in Svizzera ha causato 41 vittime, 6 delle quali italiane, e 116 feriti quasi tutti giovanissimi. Il fatto ha destato sconcerto in tutta Europa. Ora la giustizia è chiamata ad accertare responsabilità e negligenze nella gestione del locale e, accanto al profilo penale, si apre anche quello assicurativo: chi risponde dei danni, delle vite spezzate, delle famiglie colpite? È qui che il tema della prevenzione, delle coperture e dell’expertise peritale torna centrale, ricordando quanto il rischio, quando non è governato, possa trasformarsi in tragedia. 

Dalla tragedia alle responsabilità: il nodo penale e quello assicurativo

L’avvocato Rolf P. Steinegger, in un articolo riportato da Blue news, ha provato a indicare una possibile soluzione extragiudiziale, richiamando il precedente dell’attentato di Luxor in Egitto del 17 novembre 1997, in cui persero la vita anche 36 cittadini svizzeri. In quell’occasione i risarcimenti del danno furono riconosciuti in tempi rapidi, anche attraverso l’intervento delle compagnie assicurative, mentre l’accertamento delle responsabilità seguì il suo corso nelle sedi competenti. Il giurista ha inoltre sollecitato un intervento a livello federale per evitare lunghi procedimenti giudiziari e favorire un percorso più veloce ed equo per le persone colpite.

Opinione condivisa dalla ceo di Allianz Suisse Laura Gersch: “Le compagnie assicurative dovranno sostenere le vittime di Crans-Montana in modo rapido e coordinato” ha affermato all’agenzia stampa svizzera Awp, caldeggiando la creazione di una tavola rotonda per sciogliere tutti i nodi relativi alla copertura e alla responsabilità.

“Dal punto di vista assicurativo verranno coinvolti diversi settori, in particolare le assicurazioni immobiliari, la responsabilità civile, le assicurazioni infortuni e, nel caso delle vittime più giovani, l’assicurazione malattia – ha affermato Gersch – È purtroppo probabile che le assicurazioni di responsabilità civile non saranno sufficienti a coprire tutti i danni. Nei casi che ci vengono sottoposti vegliamo affinché le persone coinvolte ricevano un aiuto semplice, rapido e scevro di formalità amministrative. A questo proposito seguiamo le raccomandazioni dell’Associazione Svizzera d’Assicurazioni (ASA), con la quale siamo in contatto fin da subito dopo l’avvenimento. A nostro avviso una tavola rotonda può esser utile, in quanto agevola la cooperazione coordinata e trasparente, in particolare per chiarire le questioni più complesse di responsabilità e copertura”.

Prevenzione, perizie e norme antincendio: cosa succede nelle prime ore

Una posizione che sposta l’attenzione dal solo accertamento delle responsabilità alla gestione complessiva del rischio e delle sue conseguenze, mettendo in luce come, in eventi di questa portata, la dimensione assicurativa e peritale diventi decisiva già nelle primissime ore successive alla tragedia. È proprio partendo da questa consapevolezza che noi di Insurzine abbiamo scelto di approfondire il tema, chiedendo a due esperti del settore come vengono gestiti rischi ed eventi di tale gravità, sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello assicurativo.

A intervenire per primo è stato Carlo Ortolani, Vicepresidente di Cineas e docente di corsi di formazione presso il Politecnico di Milano e lo stesso Cineas, che ha spiegato come, dopo eventi di questo tipo, sia indispensabile procedere immediatamente con un sopralluogo accurato da parte di professionisti competenti. Un’attività che non si limita a una semplice ispezione visiva, ma che comprende il prelievo di campioni da analizzare, rilievi video-fotografici, verifiche delle strutture edilizie – eventualmente anche attraverso misure di velocità di propagazione di onde microsismiche sugli elementi in calcestruzzo armato – oltre all’esame dei disegni di progetto e delle normative vigenti.

Entrando nel merito degli strumenti di prevenzione, Ortolani ha chiarito come la protezione attiva contro gli incendi si basi sull’impiego di sostanze estinguenti in grado di interrompere il processo di combustione.

“Per prevenire gli incendi (protezione attiva) si utilizza una serie di sostanze estinguenti che interrompono la combustione – ha spiegato – La scelta di queste sostanze e le modalità di impiego sono commisurate alla natura dei prodotti che possono prendere fuoco e alle dimensioni del probabile focolaio”.
Da qui l’uso di acqua, schiume, idrocarburi alogenati, anidride carbonica, polveri, vapore acqueo, azoto e altri agenti, integrati all’interno di impianti antincendio come estintori portatili, impianti ad acqua, sprinkler, water mist e sistemi automatici di rilevazione. “Questi impianti – ha aggiunto – possono essere attivati da rivelatori automatici di incendio, progettati per segnalare tempestivamente ogni principio di incendio al fine di proteggere la vita umana e salvaguardare i beni”, distinguendo tra rivelatori di calore, di fumo, di gas e di fiamma.

Questo quadro tecnico si inserisce, nel contesto italiano, all’interno di un sistema normativo ben definito, fondato sul Certificato di Prevenzione Incendi (CPI), che attesta la conformità di un’attività alle norme vigenti e viene rilasciato solo dopo specifiche verifiche tecniche. “Tra i parametri fondamentali del CPI – ha proseguito Ortolani – c’è il carico di incendio, cioè la quantità di materiale combustibile presente”. Accanto alla normativa nazionale, esistono inoltre riferimenti tecnici internazionali di grande autorevolezza, come le banche dati specializzate sulla prevenzione incendi utilizzate in ambito industriale.

Un passaggio particolarmente rilevante del suo intervento ha riguardato un aspetto spesso sottovalutato: le reali cause di morte negli incendi. “È importante chiarire un punto spesso frainteso: negli incendi la causa principale di morte non sono le fiamme, ma l’intossicazione da monossido di carbonio”. Anche concentrazioni relativamente basse di CO possono condurre rapidamente a un coma irreversibile, mentre in un incendio reale i livelli sono molto più elevati e i tempi di sopravvivenza si riducono a pochi secondi. Nei casi più gravi diventa quindi necessaria l’ossigenoterapia iperbarica, con la conseguente esigenza di un numero elevato di camere iperbariche. Da qui anche l’importanza di un sopralluogo tecnico immediato per chiarire la dinamica dell’evento: “Solo un’analisi accurata può distinguere tra l’esplosione di una miscela di gas combustibili e aria e lo scoppio di un recipiente in pressione, come un estintore portatile”, un elemento decisivo anche per stimare le temperature raggiunte durante l’incendio.

Massimali, negligenza e risarcimenti: i limiti della copertura assicurativa

Dalla ricostruzione tecnica degli eventi si passa quindi naturalmente al piano assicurativo, affrontato nell’intervento di Giuseppe Degradi, Presidente dell’Associazione Italiana Periti Assicurativi Incendio e Rischi Diversi (AIPAI). Degradi ha illustrato come, dal punto di vista delle polizze di responsabilità civile, l’eventuale accertamento di una negligenza grave possa incidere in modo significativo sul diritto all’indennizzo e, di conseguenza, sui risarcimenti del danno.

“Partendo dal presupposto che eventi così gravi, come quello drammatico di Crans-Montana, nessuna somma assicurata o assicurabile potrà mai arrivare a risarcire in toto”, ha esordito, sottolineando come per le attività caratterizzate da un grande afflusso di pubblico non sia possibile fornire indicazioni standard valide per tutti. La valutazione deve essere effettuata caso per caso, considerando il rischio come il prodotto tra la probabilità che un evento si verifichi e la magnitudo del danno potenziale. Solo a titolo orientativo, ha spiegato, “il valore del risarcimento medio, in Italia, a seguito di un singolo decesso può oscillare tra 1 e 2 milioni di euro”, in funzione di numerosi parametri come età, reddito, numero di familiari e persone a carico.

Da qui la raccomandazione di prevedere massimali adeguati, anche attraverso l’acquisto di più “layer” assicurativi in eccesso rispetto alla copertura base. A supporto di questa tesi, Degradi ha richiamato un caso concreto: “Quando, molti anni fa, si verificò un grave sinistro in Val Venosta, a seguito di una frana che colpì una linea ferroviaria causando la morte di alcuni passeggeri, il consorzio di melicoltori coinvolto aveva stipulato non solo una polizza di RC, ma anche una copertura in eccesso al massimale della prima”. La somma dei due massimali risultò sufficiente a far fronte al danno, proteggendo così anche il patrimonio personale dei soci.

Il tema delle verifiche preventive torna quindi centrale anche nel rapporto tra assicurato e assicuratore. Secondo Degradi, certificazioni come quelle antincendio sono fondamentali sia in fase di stipula sia in caso di sinistro. “Di solito questo avviene tramite un questionario – ha spiegato – in cui l’assicurato rilascia dichiarazioni sul rischio e fornisce documentazione”. Dichiarazioni che hanno valore giuridico e che, se inesatte o incomplete, possono avere conseguenze rilevanti in fase di liquidazione del danno. Al tempo stesso, se l’assicuratore non ha richiesto informazioni specifiche in fase di assunzione del rischio, difficilmente potrà contestare successivamente un aggravamento imputandolo a colpa grave o dolo dell’assicurato.

Infine, richiamando alcuni articoli chiave del Codice Civile – tra cui il 1892, il 1893, il 1898 e il 1917 – Degradi ha ribadito come anche una negligenza grave possa rientrare nella copertura di una polizza di responsabilità civile, a condizione che il rischio sia stato correttamente rappresentato al momento della stipula. “Pare ragionevole ritenere che spettacoli pirotecnici difficilmente possano rientrare sic et simpliciter nel rischio tipico di un locale bar”, ha osservato, precisando però che è comunque possibile trovare coperture anche per rischi particolarmente pericolosi. L’elemento decisivo, dal punto di vista dell’assicuratore, resta la corretta rappresentazione del rischio, indispensabile per stabilire un premio adeguato, inevitabilmente più elevato in presenza di esposizioni maggiori.

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