Namirial annuncia un cambio di passo nella propria roadmap: l’azienda avvia una trasformazione che la porta a definirsi AI-First, con l’obiettivo di ripensare “a monte” come vengono progettati ed erogati i servizi di Digital Trust. Il contesto, spiega la società, è quello di un ecosistema sempre più complesso: norme in evoluzione, moltiplicazione dei dati e minacce cyber in crescita. In questo scenario, l’intelligenza artificiale diventa il perno sia dell’innovazione di prodotto sia dell’organizzazione interna.
“Diventare una AI-First company non è solo un traguardo strategico: è un impegno a plasmare il futuro del digital trust” afferma Max Pellegrini, ceo di Namirial, sottolineando come l’AI debba aiutare a coniugare sicurezza, conformità e user experience lungo l’intero percorso digitale.
Cosa cambia nei servizi: firme, onboarding, comunicazioni e conservazione
La strategia AI-First, secondo Namirial, si traduce in un potenziamento dei principali servizi fiduciari digitali, con più automazione e capacità predittive. In particolare, sulle Firme Elettroniche Qualificate (QES) l’azienda punta su verifiche biometriche e modelli predittivi antifrode, così da rendere il processo più robusto contro tentativi di abuso e manomissione. Sul fronte dell’identificazione digitale e dell’onboarding, l’obiettivo è accelerare la raccolta e la validazione dei dati grazie a strumenti di AI multimodale e a controlli dell’identità in tempo reale, per ridurre attriti e tempi di attesa senza abbassare la soglia di sicurezza.
Anche le comunicazioni certificate, come PEC ed eDelivery, vengono ripensate con logiche di automazione e con meccanismi di rilevamento predittivo delle anomalie: l’idea è intercettare comportamenti sospetti e criticità operative prima che diventino un problema. Infine, sulla conservazione digitale, Namirial indica un rafforzamento basato su AI per classificare e monitorare i documenti e per supportare verifiche di conformità continuative, con un approccio più proattivo rispetto ai controlli tradizionali.
AI Lab e Chief AI Officer: la governance al centro
A sostenere il cambio culturale c’è il Namirial AI Lab, iniziativa interna avviata nel 2023 e arrivata all’ottava edizione nel 2025: un percorso in stile hackathon che riunisce sviluppatori di sedi diverse per sperimentare tecnologie avanzate, esplorare nuovi casi d’uso e trasformare i prototipi in applicazioni concrete, sia per i processi interni sia per l’evoluzione del portafoglio prodotti.
Nel quadro della trasformazione, Namirial annuncia anche la nomina di uno dei primi Chief AI Officer (CAIO) in Italia, affidando il ruolo a Davide Coletto. Il suo compito, operando trasversalmente tra IT, prodotto, legal e compliance, è far sì che le iniziative legate all’AI restino allineate agli obiettivi di business, ai requisiti normativi e agli standard etici. In questa cornice rientrano anche lo sviluppo di funzionalità come l’elaborazione intelligente dei documenti, le verifiche automatiche e la prevenzione predittiva delle frodi, fino alla costruzione di flussi di digital trust di nuova generazione.
Arriva l’Agentic AI: da flussi statici a sistemi adattivi
Il tassello più “nuovo” della strategia è l’introduzione dell’Agentic AI, descritta come una frontiera dell’automazione intelligente basata su sistemi autonomi. Secondo Namirial, questi sistemi possono orchestrare processi complessi, validare documenti, rilevare anomalie e interagire con i sistemi aziendali con un livello di autonomia superiore, adattandosi nel tempo ai contesti operativi. «L’Agentic AI rappresenta un passaggio fondamentale da flussi statici a sistemi intelligenti e adattivi», spiega Coletto, indicando l’obiettivo di costruire un’AI che collabori con persone e processi e garantisca fiducia “by design”.
Conformità, trasparenza e controllo: il framework responsabile
Accanto all’accelerazione tecnologica, Namirial mette in evidenza un modello di governance pensato per rendere l’adozione dell’AI verificabile e affidabile. L’azienda richiama, anzitutto, l’importanza di un’Explainable AI (XAI) che renda più trasparenti le decisioni dei modelli e quindi più chiari i meccanismi di responsabilità. Nei passaggi più delicati, poi, resta centrale la supervisione umana: l’approccio Human-in-the-Loop è indicato come presidio per i processi ad alto impatto, dove il controllo non può essere delegato integralmente alle macchine.
Namirial parla inoltre di una conformità dinamica, cioè di un allineamento costante con i principali riferimenti regolatori e di standardizzazione, citando EU AI Act, GDPR, eIDAS e ISO/IEC 42001. A completare il quadro, viene menzionata la gestione del rischio di distorsioni: la mitigazione dei bias passa, nelle intenzioni dell’azienda, da monitoraggio continuo e audit dei dataset, così da ridurre errori sistematici e garantire affidabilità nel tempo.
Secondo Namirial, i risultati di questo approccio stanno già producendo benefici in settori come finanza, assicurazioni, sanità, energia, logistica e pubblica amministrazione, con miglioramenti che vanno dalla prevenzione delle frodi all’autenticazione biometrica, dalla validazione automatica dei documenti al monitoraggio della compliance in tempo reale.
