Le assicurazioni non si tirano indietro di fronte alla richiesta di un contributo nella manovra, ma chiedono che avvenga nel segno della proporzionalità e della ragionevolezza. È il messaggio con cui il presidente di Ania, Giovanni Liverani, ha aperto i lavori del convegno “The Saving and Investment Union”, organizzato a Roma dall’associazione delle compagnie. “Non ci tiriamo certamente indietro, purché la richiesta sia proporzionata, equa e ragionevole”, ha detto Liverani, sottolineando la disponibilità del settore a un “supporto di solidarietà”, ma solo “secondo criteri di proporzionalità, equità e ragionevolezza”.
Liverani ha ribadito che le compagnie non vogliono sottrarsi alla responsabilità verso il Paese, ma che l’obiettivo deve restare quello di “trasformare la percezione di un settore che oggi viene considerato un semplice modo di fare impresa nel potente strumento di equità sociale e di soluzione di problematiche collettive quale esso è”. Le assicurazioni, ha aggiunto, possono e devono affiancare lo Stato su fronti strategici come la previdenza integrativa e la sanità. “Occorre incentivare l’adesione e la contribuzione media ai fondi pensione, aiutando in particolare i giovani, che sono economicamente fragili e hanno bisogno di incentivi fiscali e regolatori”, ha spiegato. “E poi la sanità: le famiglie spendono più di 42 miliardi all’anno per procurarsi cure in maniera diversa. Anche qui il nostro settore può dare risposte concrete”.
Per Liverani, “occorre valorizzare l’assicurazione come strumento potentissimo capace di spianare la strada a soluzioni strutturali e di lungo periodo per temi di grande interesse collettivo come, ad esempio, l’unione del risparmio e degli investimenti”. L’assicurazione, insomma, non va considerata una fonte da cui attingere, ma “uno strumento da utilizzare per la crescita del Paese”.
Sul palco dell’evento è intervenuto anche Luigi Federico Signorini, presidente dell’Ivass, che ha richiamato la necessità di rafforzare l’integrazione del sistema finanziario europeo. “Per realizzare il pieno potenziale dello sviluppo tecnologico e della crescita serve un ambiente favorevole all’innovazione e agli investimenti”, ha spiegato. “Il materiale grezzo per gli investimenti è il risparmio, e in Europa non manca. Il problema è che una parte consistente di questi risparmi finanzia investimenti all’estero, segno di una scarsa capacità del continente di attrarre fondi”.
Secondo Signorini, il settore assicurativo ha un ruolo cruciale nell’allocazione del risparmio, ma in Europa “permangono forti differenze normative e di vigilanza tra i Paesi membri”. Per questo, ha sottolineato, “per creare un vero mercato unico servono un quadro di vigilanza più coeso e indipendente e un’armonizzazione delle pratiche di tutela dei consumatori”. In Italia, ha ricordato, si sono verificati casi in cui “l’attività transfrontaliera degli assicuratori ha danneggiato i consumatori, senza che i supervisori del Paese ospitante avessero strumenti adeguati di intervento”.
Sul fronte regolamentare, Signorini ha citato la riforma di Solvency II come “un passo avanti, ma al prezzo di una maggiore complessità”. E ha invitato la Commissione europea a valutare con prudenza gli effetti del rilascio di capitale previsto dalle nuove norme. “Il miglior contributo che la regolamentazione finanziaria può offrire alla crescita è garantire una gestione prudente e la stabilità del sistema”, ha ammonito.
Guardando al futuro, il presidente Ivass ha ribadito che “l’innovazione accelera e porta con sé opportunità e rischi. Non possiamo eliminare del tutto l’instabilità finanziaria, ma possiamo rendere il sistema più robusto con regole sagge e adattabili”. L’obiettivo, ha concluso, è “far funzionare il sistema finanziario europeo come un unico meccanismo efficiente: un traguardo che merita tutti i nostri sforzi”.
A chiudere i lavori è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha voluto sgombrare il campo da ogni ambiguità sul ruolo del governo nei confronti del sistema assicurativo e bancario. “Io non ho una visione punitiva nei confronti delle assicurazioni e delle banche – ha dichiarato – nella relazione della manovra ho cercato di far sì che non fossero considerate mucche da mungere o i peggiori nemici della società ai quali bisognava estorcere soldi”.
Un messaggio di equilibrio, che invita alla collaborazione. “Fare così significherebbe spaventare i mercati, far fuggire gli investitori e fare un danno all’economia del nostro Paese. Cosa diversa, invece, è avere un atteggiamento e un dialogo costruttivo: io credo che mondi come il vostro, se chiamati a contribuire alla crescita economica del Paese, diranno sicuramente di sì”.
