La mediazione Usa ha dato i suoi frutti: il conflitto tra Israele e Hamas, iniziato dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023, pare essere giunto alla fine. L’annuncio dell’intesa, avvenuto ieri, ha galvanizzato gli indici della borsa di Tel Aviv che ha registrato nuovi massimi storici, con rialzi significativi. Ma quale impatto ha avuto la guerra sul settore finanziario israeliano in questi due anni? Quali conseguenze sul mondo dell’innovazione? Ne abbiamo parlato in questa intervista con Yael Benvenisti, Deputy Ceo Insurtech Israel.
Come sono cambiati i finanziamenti e gli investimenti nelle startup dall’inizio della guerra?
Nonostante la guerra e un clima macroeconomico difficile, la prima metà del 2025 è stata la più solida dal 2021: le startup israeliane hanno raccolto circa 9,3 miliardi di dollari, con un aumento del 54% rispetto alla seconda metà del 2024. I dati indicano una notevole resilienza, nonostante il calo del numero di round e la concentrazione del capitale in assegni di capitale di rischio più consistenti in fase avanzata. D’altro canto, la raccolta di fondi di venture capital locale è diminuita di circa il 40% nel 2024, il che espone le aziende in fase iniziale, quelle più dipendenti dal capitale di avviamento, a un rischio maggiore.
È cambiato il numero di startup che aprono o chiudono?
Si registra un preoccupante calo nella formazione di nuove imprese: solo circa 500 nuove aziende hanno aperto nel 2024, circa la metà rispetto a dieci anni fa. La tendenza è proseguita nel 2025, con meno di circa 350 nuove aziende nella prima metà del 2025. In altre parole, la pipeline si sta assottigliando. Al contrario, le uscite stanno aumentando: il 2025 si preannuncia come un anno record, con Wiz → Google (32 miliardi di dollari) e CyberArk → Palo Alto Networks (25 miliardi di dollari), accordi storici che rafforzano la posizione di Israele nel settore della sicurezza informatica e del software aziendale.
Cosa è successo alle esportazioni e ai mercati azionari?
La tecnologia è rimasta il motore delle esportazioni israeliane: nel 2025, l’alta tecnologia rappresentava il 57% delle esportazioni totali, sebbene le esportazioni di servizi (principalmente software) siano diminuite dello 0,9%. I mercati azionari hanno sorpreso al rialzo: gli indici tecnologici di Tel Aviv hanno sovraperformato, in alcuni casi superando il Nasdaq. Israele mantiene anche la sua posizione di quinto hub mondiale per la raccolta fondi per startup, con la maggior parte dei capitali concentrati nel settore informatico e del software
In che modo la guerra ha influenzato la forza lavoro tecnologica?
L’occupazione è sostanzialmente stabile: circa 403.000 lavoratori (l’11,5% della forza lavoro), senza una crescita significativa negli ultimi tre anni. La preoccupazione maggiore riguarda i ruoli di Ricerca e Sviluppo: nel primo semestre del 2025, il personale addetto alla Ricerca e Sviluppo è diminuito di circa il 6,5% (circa 14.000 unità in meno rispetto all’anno precedente). L’estensione del servizio di riserva ha intaccato la produttività, soprattutto nelle piccole startup. In un sondaggio dell’Innovation Authority, il 30% delle aziende ha affermato che i cambiamenti nella forza lavoro sono derivati dal prolungamento del servizio di riserva, il 62% ha segnalato difficoltà nel raggiungere gli obiettivi di sviluppo/vendita, il 74% ha citato le interruzioni dei voli come un ostacolo alle operazioni globali e il 46% ha descritto ritardi nei progetti legati alle assenze del personale. Detto questo, con la riduzione delle chiamate, si è assistito a un lento ritorno alla normalità.
Ci sono stati anche aspetti positivi?
Sì. Il settore informatico si è distinto, continuando ad attrarre ingenti investimenti e a generare exit senza precedenti (solo nel 2024, le aziende informatiche israeliane hanno raccolto circa 4 miliardi di dollari, circa il doppio rispetto al 2023). Anche l’intelligenza artificiale e i software aziendali hanno registrato una domanda più forte, rispecchiando le tendenze globali. La combinazione di reali esigenze aziendali, attenzione degli investitori ai settori chiave e comprovato know-how di Israele ha trasformato il 2025 in un anno di continuo slancio in questi settori, nonostante il contesto di sicurezza.
Lo stato dell’InsurTech israeliano
Nel biennio 2024-2025 il settore ha registrato sviluppi significativi, tra cui quattro importanti exit:
• Planck → Applied Systems (luglio 2024), ampiamente stimato in circa 300 milioni di dollari, un’importante exit nel settore dei dati/analisi per le assicurazioni commerciali.
• Next Insurance → Munich Re (ERGO) nel 2025 per 2,6 miliardi di dollari, integrandosi nelle attività assicurative primarie del gruppo.
• Sapiens → Advent nel 2025 per circa 2,5 miliardi di dollari (in attesa di approvazione), rimodellando il panorama globale dei principali fornitori di software per le compagnie assicurative. • Digital Owl → Datavant (settembre 2025) per circa 200 milioni di dollari, aggiungendo la revisione dei dati medici basata sull’intelligenza artificiale a una piattaforma leader di dati sanitari.
Oltre alle uscite, la revisione di fine anno 2024 di InsurTech Israel ha indicato che i finanziamenti insurtech israeliani hanno superato i 590 milioni di dollari, a dimostrazione della fiducia costante degli investitori nell’automazione dei sinistri, nella prevenzione delle frodi, nella personalizzazione, nei prodotti parametrici e nella salute digitale. Sebbene i finanziamenti del 2025 appaiano finora inferiori, le tre uscite di rilievo posizionano Israele in una posizione di rilievo sulla mappa globale dell’insurtech. Nonostante le difficoltà, l’ecosistema InsurTech israeliano ha continuato a espandersi. Tra il 2024 e il 2025, 113 nuove aziende israeliane si sono unite alla community, mentre circa 100 startup si sono unite alla rete globale.
