Nello spazio sconfinato della terra dei canguri c’è posto anche per l’innovazione assicurativa. È qui, a Melbourne, che nasce nel 2016 Expense Check, poi diventata nel 2021 Kanopi, una startup che ha saputo sviluppare una piattaforma digitale modulare per la distribuzione e la gestione dell’intero ciclo di vita delle polizze. Con il suo approccio flessibile e “cloud native”, l’insurtech porta nuove prospettive in un settore tradizionalmente considerato “lento e conservatore”. Abbiamo parlato con il numero uno della società Nigel Fellowes-Freeman, che ci ha raccontato come funziona la piattaforma full-stack di Kanopi pensata e progettata per assicuratori, Mga e broker.
“Kanopi è stata fondata per risolvere un problema molto chiaro: l’assicurazione non funzionava nel modo in cui le persone ne avevano bisogno – afferma Fellowes-Freeman – Da un lato, i clienti erano poco serviti e gli venivano offerti prodotti che non si adattavano alla loro vita, attraverso canali che non li soddisfacevano. Dall’altro lato, gli assicuratori erano bloccati, ostacolati da sistemi obsoleti, dati frammentati e modelli di distribuzione che non riuscivano a stare al passo con le aspettative in continua evoluzione dei clienti”.
Così è nata Kanopi, una piattaforma capace di aiutare gli assicuratori a modernizzarsi senza stravolgere tutto. Una piattaforma che si integra con i sistemi esistenti delle compagnie, sbloccando dati migliori e consentendo una copertura contestualizzata e personalizzata in modo trasparente. “Volevamo riprogettare il modo in cui vengono fornite le assicurazioni, rendendole più smart, più reattive e semplici” spiega Fellowes-Freeman.
Kanopi non solo innovazione tecnologica
Oggi, nel mondo insurance – e non solo – uno dei temi centrali dell’innovazione tecnologica è la personalizzazione dell’offerta. Per il fondatore della startup, la vera sfida è riuscire a mantenere il lato umano delle assicurazioni, senza cedere alla sola logica dei dati e dell’automazione.
“La personalizzazione nel mondo assicurativo inizia con la comprensione del contesto del cliente: cosa fa, di cosa ha bisogno e di cosa non ha bisogno. Kanopi utilizza dati in tempo reale e automazione per personalizzare le offerte in modo dinamico, in modo che i clienti non siano sopraffatti da opzioni irrilevanti o sottoprotetti da opzioni generiche. Ma crediamo anche che l’esperienza umana sia importante. La nostra piattaforma è progettata per aumentare, non sostituire, il tocco umano. Ad esempio, consentiamo ai team del servizio clienti di accedere a informazioni più approfondite sui dati o permettiamo agli assicuratori di applicare la loro discrezionalità con un contesto migliore. L’obiettivo non è automatizzare tutto, ma automatizzare ciò che dovrebbe essere automatizzato, in modo che gli esseri umani possano concentrarsi dove aggiungono più valore”.
Secondo Fellowes-Freeman, l’industria assicurativa non ha bisogno di un ennesimo sistema opaco e complesso, ma di un mercato agile, fluido e privo di frizioni.
“L’architettura modulare e Api-first è una svolta rivoluzionaria per gli assicuratori perché offre loro flessibilità senza attriti – continua il Ceo di Kanopi – Invece di impiegare anni per rinnovare i sistemi centrali, possono integrare le funzionalità di Kanopi in modo incrementale, testando, imparando e scalando al proprio ritmo. Per gli assicuratori, ciò significa una più rapida implementazione dei prodotti, dati più ricchi sui clienti e un significativo aumento dell’agilità operativa. Per i partner di distribuzione (banche, piattaforme digitali, fornitori di software) significa poter offrire prodotti assicurativi integrati che siano sensibili al contesto, pertinenti e forniti senza ulteriori complessità”.
Innovazione digitale, tra cultura del cambiamento e sfida
L’innovazione tecnologica incontra ancora oggi numerosi ostacoli nel mercato assicurativo, dovuti sia a barriere culturali sia a vincoli normativi. Entrambi gli elementi, in modi diversi, frenano l’adozione dei modelli tech anche da parte di compagnie consolidate.
“Dal punto di vista culturale – dichiara Fellowes-Freeman – molte compagnie assicurative sono ancora legate a un processo decisionale avverso al rischio, il che è comprensibile data la loro storia e il contesto normativo. Tuttavia, ciò porta spesso a esitazioni nell’adozione di nuove tecnologie, anche quando i potenziali vantaggi sono evidenti. Dal punto di vista normativo, i modelli integrati e Api-first mettono in discussione i presupposti tradizionali relativi alla distribuzione, alla divulgazione e all’utilizzo dei dati. Le autorità di regolamentazione stanno ancora cercando di stare al passo con la velocità dell’innovazione, il che può causare attriti, anche quando l’innovazione è concepita nel rispetto della conformità. Detto questo, stiamo assistendo a un forte slancio, poiché gli assicuratori diventano più aperti alla collaborazione, alla sperimentazione e al pensiero ecosistemico. La sfida ora è quella di fornire percorsi sicuri e scalabili per innovare, senza compromettere la fiducia o la supervisione”.
Kanopi, dall’Australia alla conquista del vecchio mondo
Per Fellowes-Freeman, l’Australia ha rappresentato un trampolino di lancio ideale: un mercato sufficientemente maturo sul piano digitale e, al tempo stesso, abbastanza contenuto da permettere test e iterazioni rapide. Ma lo sguardo della startup è già rivolto oltre i confini nazionali.
“L’Europa è più frammentata, ma molto progressista quando si tratta di ecosistemi digitali, specialmente nel Regno Unito e nei Paesi nordici. Gli Stati Uniti sono molto complessi. La regolamentazione è frammentata, le infrastrutture legacy sono profondamente radicate, ma la voglia di trasformazione è forte. Una volta che si acquisisce trazione negli Stati Uniti, le opportunità di crescita sono enormi. La differenza fondamentale non è solo la maturità digitale, ma anche la velocità di esecuzione. Alcuni mercati sono più veloci da testare, altri sono più adatti alla scalabilità. Il modello di Kanopi è costruito per adattarsi ad entrambi”.
L’espansione internazionale di Kanopi, infatti, ha già una roadmap precisa.
“Il nostro obiettivo immediato è quello di espanderci nel mercato britannico, dove vediamo già un forte slancio e un allineamento con il nostro modello di assicurazione integrata – prosegue il numero uno di Kanopi – L’apertura normativa, la maturità digitale e l’approccio guidato dall’ecosistema del Regno Unito lo rendono perfetto per l’architettura modulare di Kanopi. Guardando più avanti, abbiamo in programma di entrare nel mercato statunitense. Si tratta di un ambiente complesso, sia in termini di regolamentazione che di infrastrutture, ma la portata e la propensione all’innovazione sono senza pari. Lo stiamo affrontando con una visione a lungo termine, costruendo le giuste basi attraverso partnership e la preparazione dei prodotti”.

Guardando al futuro, il Ceo delinea chiaramente l’ambizione di Kanopi e il ruolo che la piattaforma intende assumere nel più ampio ecosistema assicurativo.
“Il nostro obiettivo è quello di trasformare Kanopi da piattaforma a facilitatore di un ecosistema assicurativo più ampio, una sorta di marketplace che riunisce i prodotti, i partner, i dati e le esperienze giusti per offrire una protezione integrata e senza soluzione di continuità. Stiamo lavorando per creare un modello in cui Kanopi funga da connettore e orchestratore, consentendo agli assicuratori, ai distributori e alle piattaforme digitali di collaborare in modo più efficace e di sbloccare nuovi flussi di entrate. Ciò significa integrazioni più semplici, una logica di prodotto più adattabile e strumenti che consentono una progettazione e un’assistenza dinamica e multiparte. Per quanto riguarda il futuro dell’insurtech non riguarda la disruption del settore fine a se stessa, ma un’evoluzione con uno scopo preciso. Assisteremo a un’assicurazione sempre più invisibile, dinamica e integrata, meno legata a transazioni una tantum e più orientata a un servizio continuativo. I veri vincitori – conclude Fellowes-Freeman – saranno quelli che riusciranno ad adattarsi rapidamente, stringendo alleanze con altri settori e costruendo relazioni fondate sulla fiducia”.
