Cybersecurity e finanza: proteggere la fiducia nell’era dell’iperconnessione

Secondo lo State of the Internet Report 2024 di Akamai, il comparto finanziario è oggi il più colpito al mondo da attacchi DDoS, con il 34% del totale, davanti a gaming (18%) e high-tech (15%).
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Con l’esplosione della digitalizzazione, l’adozione massiva di API e l’integrazione crescente di tecnologie basate su intelligenza artificiale, le superfici di attacco per le organizzazioni finanziarie si sono ampliate esponenzialmente. In un settore in cui i dati sono altamente sensibili e la fiducia è un asset strategico, il rischio informatico non può più essere gestito con strumenti tradizionali. A lanciare l’allarme è la società di cybersecurity Akamai, che sottolinea la necessità di un cambio di paradigma: non basta più reagire, serve prevenire.

Secondo lo State of the Internet Report 2024 di Akamai, il comparto finanziario è oggi il più colpito al mondo da attacchi DDoS, con il 34% del totale, davanti a gaming (18%) e high-tech (15%). Un dato che evidenzia quanto le tensioni geopolitiche e l’attivismo digitale stiano aggravando la minaccia. Gruppi come KillNet, Anonymous Sudan e NoName057 hanno preso di mira con insistenza le istituzioni finanziarie, colpendo anche grandi attori internazionali con offensive senza precedenti.

Ma non è solo il DDoS a preoccupare. Il phishing e l’imitazione dei brand continuano a mietere vittime nel settore. I servizi finanziari rappresentano il 36% degli abusi rilevati, seguiti dall’e-commerce (26%). Il 68% dei domini malevoli è creato con finalità di phishing, mentre il 24% mira a imitare i marchi per trarre in inganno gli utenti. Un mix insidioso che sfrutta la fiducia nel brand per penetrare nei sistemi e compromettere dati e identità digitali.

Un altro fronte critico è rappresentato dalle API, vero cuore pulsante dell’interconnessione nei servizi finanziari. Se non adeguatamente documentate, aggiornate e protette, diventano facilmente esposte ad attacchi. Da qui l’urgenza di strumenti capaci di mappare e monitorare costantemente l’intero ecosistema API.

“Nel settore finanziario, la capacità di adattarsi rapidamente al cambiamento e di difendere la fiducia del cliente è essenziale – afferma Alessandro Rivara, Regional Sales Manager di Akamai – Questo rende fondamentale adottare architetture Zero Trust, policy di segmentazione e sistemi di controllo distribuiti e interoperabili. Ecosistemi di difesa distribuiti e cloud-native, che integrano threat intelligence automatizzata, analisi comportamentale, sicurezza delle API e mitigazione avanzata degli attacchi sono requisiti necessari”. L’intelligenza artificiale gioca un doppio ruolo in questo scenario: da un lato potenzia le capacità difensive, dall’altro apre nuove vulnerabilità. La GenAI, ad esempio, può migliorare l’analisi delle frodi e automatizzare le risposte agli incidenti, ma al tempo stesso può essere usata per creare contenuti malevoli difficili da rilevare. È quindi fondamentale trattare i dati non solo come asset da proteggere, ma come leva strategica per rafforzare la resilienza.

La risposta deve arrivare da una visione integrata, in cui sicurezza, operatività e compliance si muovano all’unisono. Le normative di settore – da DORA a NIS2, da PCI-DSS v4.0 al GDPR – impongono livelli di trasparenza, tracciabilità e governance sempre più elevati. Ma possono anche rappresentare un’opportunità per rafforzare la competitività, se affrontate in modo proattivo.

“La sicurezza non è più solo una componente tecnica: è un elemento distintivo per chi vuole operare nel mercato con responsabilità, rispetto delle regole e visione strategica”, conclude Rivara.

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