Infortuni nello sport: l’evoluzione del rischio e le nuove sfide per atleti e sistema sanitario

Secondo ANIA, il mercato assicurativo sportivo ha registrato una crescita del 28% nell’ultimo triennio, con un’innovazione costante nei prodotti offerti.
infortuni nello sport

Articolo a cura di Edoardo Ceola, ceo di Private Broking.

La carriera di un atleta si regge su un equilibrio delicato, dove passione e dedizione si intrecciano con il rischio costante di infortuni, eventi che possono compromettere la carriera sportiva, ma anche il benessere fisico e psicologico di chi compete ad alti livelli. Questo scenario assume oggi contorni sempre più preoccupanti, mentre il mondo dello sport evolve verso prestazioni sempre più intense e il sistema sanitario cerca di tenere il passo con le crescenti esigenze di atleti professionisti e amatoriali.

Un fenomeno in costante crescita

I numeri parlano chiaro e fotografano una situazione in rapida evoluzione. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, negli ultimi cinque anni si è registrato un incremento del 35% degli infortuni sportivi che richiedono intervento medico, con un’incidenza anche superiore tra gli atleti semiprofessionisti cresciuta del 45% rispetto al decennio precedente. In questo panorama, il calcio professionistico racconta una storia emblematica con una media di 2,2 infortuni significativi per giocatore a stagione e un impatto economico stimato in oltre 200 milioni di euro annui per i club di Serie A, la situazione è pressoché la stessa in ciascuna delle leghe cosiddette “Big Five”(Italia, Spagna, Francia, Inghilterra e Germania), come evidenziato nel report AIC – Associazione Italiana Calciatori –  “Injury Time” il proliferare delle competizioni ha comportato un calendario sempre più dilatato, che  seppur incidendo in maniera positiva nelle casse dei club dal punto dei vista dei ricavi commerciali, rischia seriamente di comportare un danno patrimoniale che supera i ricavi stessi, dovuto proprio alla perdita economica legata agli infortuni.

Il calendario affollato non è quindi solo un tema di salute dei giocatori, analizzando la stagione 22/23 e la stagione 23/24 si nota un aumento del 30% dei giorni di infortunio per i “Top Club” (quelli che partecipano alle competizioni europee) ed un aumento dell’11% per i club che non vi partecipano. Per meglio comprendere la situazione a livello numerico, nella stagione 22/23 la Roma ha avuto un totale di 992 giorni di infortunio, mentre nella stagione 23/24 sono saliti a 1326 (37% in più). Il Milan nello stesso arco temporale è passato da 1251 giorni di infortunio a 1532 (22% in più), guardando altre leghe, il Chelsea è passato da 1592 giorni di infortunio a 2503 (57% in più) in una sola stagione, mentre il Liverpool da 1500 è passato a 1872 giorni totali di infortunio (25% in più). Per concludere con un esempio spagnolo, il Real Madrid è passato da 579 a 1427 (146% in più). I giorni di infortunio si traducono in una perdita economica totale di 1.475 milioni di euro se si considerano Premier League, Serie A e Liga Spagnola. Il costo degli infortuni per le società, oltre che nei giorni di assenza, si manifesta anche sotto la forma della svalutazione del cartellino del giocatore. Volendo inserire qualche dato, per la massima competizione inglese il costo dei giorni di assenza è pari a 387 mln mentre la svalutazione incide per 488 mln, in Serie A invece i giorni di assenza costano 120 mln e la svalutazione 110 mln, evidenziando quasi lo stesso peso tra le due voci.

Questa situazione vista in chiave futura dovrebbe far preoccupare ancor di più, poiché qualora dovessero confermare i nuovi format delle competizioni europee e l’aggiunta del mondiale per club, per un totale di circa 11 partite in più per ciascun club di prima fascia, la proiezione dei giorni di infortunio passerebbe da 71 giorni di infortunio (media giorni infortunio su 20 calciatori che disputano il 90% del minutaggio) a 107 giorni se si considerano le 11 partite in più previste, arrivando a un giorno su tre di indisponibilità causa infortunio per ciascun calciatore. A fronte di questo quadro, la gestione del rischio e la riabilitazione stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie delle società sportive, che investono risorse crescenti nella prevenzione e nel recupero degli atleti. 

Il rischio di infortuni nello sport e le ripercussioni sulla carriera

Ogni disciplina sportiva presenta un’incidenza specifica di traumi che possono compromettere la carriera. Nel calcio, la rottura del legamento crociato anteriore rappresenta l’incubo ricorrente di ogni atleta, insieme alle insidiose lesioni muscolari agli ischiocrurali. L’atletica leggera vede i suoi corridori confrontarsi con fratture da stress, mentre gli sport di contatto come rugby e hockey su ghiaccio mettono costantemente alla prova la resistenza fisica degli atleti con commozioni cerebrali e traumi articolari. Persino discipline apparentemente più gentili come tennis e golf nascondono le loro trappole, principalmente sotto forma di infortuni da sovraccarico. Uno dei problemi più rilevanti nella gestione del rischio è il reintegro graduale degli atleti. Troppo spesso, per esigenze agonistiche o pressioni esterne, si assiste a rientri prematuri che aumentano la probabilità di recidive. Studi scientifici dimostrano che una riabilitazione affrettata può tradursi in un aumento del rischio di nuovi infortuni del 30-50% nei primi sei mesi dopo il ritorno in campo.

Ma l’impatto degli infortuni sugli atleti coinvolge anche un’altra dimensione, quella psicologica che spesso può rappresentare anche la sfida più insidiosa: l’ansia da recupero, il timore di non ritrovare il proprio livello e l’isolamento durante la riabilitazione possono compromettere significativamente le prestazioni anche dopo il recupero fisico.

Un’altra sfida principale riguarda l’accesso ai servizi sanitari per la riabilitazione. In regioni come la Lombardia, i tempi d’attesa per esami diagnostici come la TAC o RMN possono superare i 30 giorni, mentre per un intervento chirurgico si arriva a tre mesi. Queste lunghe attese spingono gli atleti verso il settore privato, con costi elevati non sempre sostenibili. Esiste poi una disparità territoriale significativa: mentre alcune città dispongono di centri all’avanguardia con tecnologie di ultima generazione, altre zone presentano carenze infrastrutturali che rendono difficile accedere a cure adeguate.

Il ruolo strategico del mercato assicurativo

In questo contesto, il settore assicurativo ha assunto un ruolo sempre più strategico introducendo prodotti specifici per il mondo dello sport che vanno oltre la semplice copertura dell’infortunio. Secondo ANIA, il mercato assicurativo sportivo ha registrato una crescita del 28% nell’ultimo triennio, con un’innovazione costante nei prodotti offerti. 

La sfida dei prossimi anni si gioca sulla capacità di creare un sistema che integri efficacemente prevenzione, cura e riabilitazione. Solo attraverso una sinergia tra settore sanitario, federazioni sportive e compagnie assicurative sarà possibile garantire a tutti gli atleti, dai professionisti agli amatori, un percorso di recupero ottimale e permettere alle società di limitare la derivante perdita economica. L’obiettivo è ambizioso, ma chiaro: trasformare l’infortunio da potenziale fine di una carriera a semplice parentesi nel percorso sportivo di ogni atleta.

Infortuni, l’offerta di Private Broking

Private Broking, società specializzata in consulenza e brokeraggio assicurativo nel mondo dello sport che a settembre 2024 è entrata a far parte di PIB Group, offre soluzioni avanzate che includono oggi l’accesso preferenziale a network di strutture sanitarie specializzate, la copertura completa dei costi di riabilitazione e terapie innovative, indennizzi calibrati per il periodo di inattività e supporto psicologico durante il recupero. La telemedicina gioca un ruolo chiave, contribuendo a ridurre del 20% i tempi di recupero per gli atleti che ne hanno fatto uso. Le polizze specifiche per gli atleti professionisti si rivelano fondamentali per garantire continuità alle carriere sportive, permettendo accesso immediato alle migliori cure disponibili e supporto economico durante il periodo di recupero. Private Broking ha inoltre studiato soluzioni anche per le società, con lo scopo di attenuare il danno economico da infortunio, come la Polizza Infortuni Patrimoniale che le società professionistiche sono solite sottoscrivere per tutelarsi dalla perdita del valore patrimoniale di un calciatore proprio tesserato nel caso di un infortunio, stipulando polizze facoltative, individuali o collettive per ogni tesserato del quale intendano tutelare il valore. Altra soluzione è la Polizza “Copertura Salario”, questa assicurazione indennizza la squadra nel caso in cui uno dei propri tesserati sia vittima di un infortunio o di una malattia che gli causi un’inabilità totale temporanea. In questo caso, l’assicuratore ricompenserà la squadra per la perdita finanziaria derivante dal pagamento del salario di un calciatore che risulta indisponibile a causa dell’inabilità temporanea.

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