Infrastrutture strategiche tra rischi e opportunità: una sfida complessa

Nello scenario odierno, il valore strategico, economico, sociale e di miglioramento della qualità della vita delle infrastrutture critiche è sicuramente confermato . Quello che è cambiato ultimamente sono le minacce. Articolo a cura di Maurizio Castelli – Presidente Comitato Tecnico Scientifico, Anra.
Anra, convention

Molteplici sono le minacce al corretto funzionamento delle infrastrutture strategiche, una rete di servizi essenziali da cui dipende il presente e il futuro di ogni sistema paese. Questo monito è stato lanciato al seminario “Infrastrutture strategiche. Viaggio tra rischi e opportunità” promosso da Anra lo scorso 1° ottobre a Milano. L’evento, che ha visto la partecipazione di oltre 400 partecipanti, si è articolato su una decina di momenti di confronto tra tavole rotonde, key-note speech e workshop, con un area expo di 15 stand.

Un monito già presente nel discorso di apertura della Presidente di Anra Gabriella Fraire che ha ricordato che le infrastrutture sono la spina dorsale della nostra civiltà senza le quali non è possibile prosperare e che per questa ragione rappresentano una rete di opportunità e sfide che è necessario affrontare con visione e capacità di innovazione.

Il valore strategico ed economico delle reti infrastrutturali, materiali ed immateriali, da un lato, e la molteplicità, complessità ed interconnessione delle minacce alla resilienza di queste reti dall’altro, sono stati  il filo conduttore del seminario. Unendo questi due fattori, ne consegue la necessità imprescindibile di guardare con attenzione ad ogni possibile azione che possa incrementare la resilienza delle infrastrutture strategiche, esistenti o in via di progettazione. Dalle tecniche di project risk management, agli investimenti nella manutenzione, sicurezza, monitoraggio e pianificazione degli interventi di prevenzione o di contenimento dei possibili danni, alla formazione delle risorse umane, ai piani di continuità e resilienza, tra cui quelle in ambito Cyber e Disaster Recovery. Tematiche dunque, sulle quali è indiscutibile la centralità del ruolo del Risk Manager, la cui competenza nel progettare e pianificare questo tipo di interventi consente di affrontare le incertezze con maggiore consapevolezza ed una strumentazione atta a massimizzare la resilienza.

Nello scenario odierno, il valore strategico, economico, sociale e di miglioramento della qualità della vita delle infrastrutture critiche è sicuramente confermato . Quello che è cambiato ultimamente sono le minacce, come molti degli speakers hanno evidenziato, tra cui Georgios Giannopoulos, del Joint Research Center della Commissione Europea, key-note speaker al seminario. Le catastrofi naturali, rese più frequenti e più impattanti dal cambiamento climatico, e gli attacchi cyber sono emersi come le principali minacce per la continuità operativa delle infrastrutture. Minacce  peraltro aggravate da altri fattori di rischio tra cui il degrado ambientale, il rapido aumento della popolazione, la maggior richiesta di servizi da parte delle infrastrutture e i progressi tecnologici. Basti pensare all’intelligenza artificiale generativa e ai computer quantici, che se da un lato rappresentano enormi opportunità di sviluppo, dall’altro rappresentano anche sfide estremamente complesse rendendo ad esempio obsoleti i sistemi di criptazione e difesa (firewall) tradizionali delle reti informatiche, come sottolineato da Luigi Ballarano Head of Cyber Security di Terna.

E tra gli strumenti di trattamento e mitigazione finanziaria del rischio, Anra ha da sempre dedicato ampio spazio all’ambito assicurativo, un ambito che trova molte aziende e risk managers non pienamente soddisfatti del livello di risposte sia in termini di capacità finanziaria del mercato che di ampiezza dei prodotti assicurativi disponibili, come confermato, tra gli altri, da Silvestro Ferrara Group Head of Insurance presso Webuild e Rocco Bozzelli Head of Global Insurance presso Msc Cruises. Ma un ambito che sta facendo grandi sforzi per rispondere alle esigenze, come alcuni dei partner assicurativi di Anra hanno enfatizzato nei workshop da essi organizzati.

Altro ambito che ha trovato ampia copertura nel seminario è quello normativo. A livello europeo, la tematica della cybersecurity ha richiesto l’entrata in vigore di nuove norme: è recentissima l’entrata in vigore in Italia del decreto legislativo n.138 che recepisce la direttiva europea nota come Nis2 (Network and information systems) che rappresenta una pietra miliare nello sviluppo della cybersecurity nel nostro Paese. La direttiva Cer (Critical Entities Resilience), dal canto suo, si muove in tandem con la direttiva Nis2, fondendo la sicurezza fisica con quella logica. La NIS2 si concentra su quest’ultima, mentre la Cer si occupa della resilienza contro minacce fisiche, naturali o antropiche, comprese quelle di natura terroristica. 

Affinché una normativa sia efficace, è però fondamentale che vengano messi in cantiere rilevanti investimenti per garantire un processo di adeguamento accelerato. Investimenti che non possono essere affrontati senza che dietro ci sia una solida collaborazione fra pubblico e privato. L’intervento dello Stato è infatti fondamentale per creare un contesto di mitigazione del rischio, di controllo e di prevenzione. Una eventuale mancanza di risposta da parte del soggetto pubblico potrebbe precludere alle imprese le risorse necessarie per continuare a garantire i propri servizi. Alcuni degli interventi al seminario hanno in realtà evidenziato come l’Italia sia ancora molto in ritardo da questo punto di vista.

Maurizio Castelli – Presidente Comitato Tecnico Scientifico, Anra

L’importanza nevralgica delle infrastrutture è evidente: un’infrastruttura danneggiata va a indebolire drasticamente l’efficienza e il normale funzionamento di un Paese o di una regione (come abbiamo visto in seguito al crollo del ponte Morandi a Genova, che ha paralizzato la città fino alla sua ricostruzione). In un panorama complesso e al tempo stesso diffuso su larga scala come quello delle infrastrutture, il Risk Manager dovrebbe quindi ricoprire un ruolo chiave all’interno della governance delle imprese, dove le competenze in materia di gestione del rischio devono diventare un fondamentale catalizzatore del processo interno, caratterizzato da una maggiore consapevolezza del rischio sia esso derivante da fattori fisici, geopolitici o cibernetici. Michaela Castelli, Presidente di Sea Milano, ha spronato i Risk Managers presenti ad essere più pro-attivi e “meno timidi” nel promuovere questo loro fondamentale ruolo.

Articolo a cura di Maurizio Castelli – Presidente Comitato Tecnico Scientifico, Anra.

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