L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il settore finanziario e assicurativo, aprendo nuove prospettive per le imprese, ma allo stesso tempo sollevando sfide normative ed etiche. È quanto emerso durante il convegno “Intelligenza artificiale e mondo finanziario: quali applicazioni, quali implicazioni” tenutosi il 9 ottobre 2024 a Milano, organizzato dalla Banca d’Italia in collaborazione con l’ANSPC. Il Segretario Generale dell’IVASS, Stefano De Polis, ha approfondito le implicazioni dell’utilizzo dell’IA nel mondo assicurativo, sottolineando le opportunità, ma anche i rischi che questa tecnologia comporta.
De Polis ha aperto il suo intervento ricordando che “i dati e la loro interpretazione sono da sempre alla base dell’attività assicurativa”, e che per questo il settore assicurativo è particolarmente adatto alle potenzialità offerte dall’IA. L’IA può infatti analizzare grandi quantità di dati in modo efficiente, migliorando la sottoscrizione dei contratti, la gestione dei sinistri e la prevenzione delle frodi. Algoritmi avanzati possono scovare correlazioni nascoste nei dati e, in questo modo, ottimizzare la valutazione dei rischi, personalizzare le offerte e rendere più rapidi i processi di liquidazione. De Polis ha evidenziato come queste tecnologie possano contribuire a “creare nuove opportunità di business e a migliorare l’efficienza operativa”.
Tra le principali applicazioni dell’IA nel settore assicurativo, De Polis ha menzionato l’utilizzo di algoritmi per la sottoscrizione dei contratti, la gestione dei sinistri e la personalizzazione delle offerte. Nonostante i numerosi benefici, l’adozione dell’IA solleva questioni di grande rilevanza, che riguardano soprattutto l’etica, la regolamentazione e la protezione dei consumatori. De Polis ha evidenziato che “l’adozione dell’IA solleva punti di attenzione legati all’etica, alla regolamentazione e alla protezione dei consumatori, accrescendo i rischi di discriminazione, eccessiva personalizzazione e minore mutualizzazione delle coperture”. Uno dei rischi maggiori è rappresentato dalla possibilità che algoritmi addestrati su dati contenenti pregiudizi perpetuino o amplifichino tali bias, portando a decisioni discriminatorie. Un esempio concreto è la possibilità che l’IA escluda dal mercato assicurativo persone o gruppi di persone con profili di rischio considerati troppo elevati, basandosi su un’analisi automatica dei dati.
Questo rischio è aggravato dall’utilizzo di modelli di IA black box, che possono essere complessi da interpretare anche per le stesse imprese assicurative. “C’è il rischio che il funzionamento di tali sistemi non sia adeguatamente compreso dalle imprese ed intermediari assicurativi che ne fanno uso”, ha avvertito De Polis, sottolineando l’importanza della trasparenza. La normativa europea prevede che qualsiasi persona che subisca un impatto negativo – in termini di salute, sicurezza o diritti fondamentali – da un sistema di IA ad elevato rischio ha il diritto di ottenere spiegazioni chiare e significative sul ruolo avuto dall’IA nella decisione.
La regolamentazione gioca quindi un ruolo cruciale nel garantire che l’adozione dell’IA nel settore assicurativo avvenga in modo etico e responsabile. Con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2024/1689 sull’AI Act, le imprese e gli intermediari assicurativi dovranno adeguarsi agli obblighi previsti per i sistemi di IA ad alto rischio entro il 2026. Questo comporta non solo la necessità di implementare misure tecniche e organizzative per garantire la compliance, ma anche di adottare un approccio trasparente e inclusivo. “Innovazione e inclusione sociale devono andare di pari passo”, ha affermato De Polis.
Un altro aspetto rilevante riguarda la protezione della privacy e la sicurezza dei dati personali. L’uso massiccio di dati personali nelle applicazioni di IA comporta rischi significativi per la privacy, soprattutto quando le informazioni vengono trattate in modo opaco o non autorizzato dal consumatore. De Polis ha sottolineato la necessità per le compagnie assicurative di implementare rigorose misure di sicurezza per proteggere i dati dei clienti e rispettare la normativa GDPR.
Un altro ambito rilevante è la prevenzione delle frodi. De Polis ha sottolineato come l’IA stia già mostrando la sua efficacia nel ramo dell’assicurazione auto: “Attraverso l’analisi di pattern di comportamento e reti di relazioni, gli algoritmi possono identificare condotte anomale, evidenziando sospette frodi e riducendo significativamente le perdite finanziarie per le compagnie”. Inoltre, l’IA può essere utilizzata per migliorare l’esperienza del cliente attraverso chatbot e assistenti virtuali, che facilitano il processo di acquisto di polizze e aiutano nella gestione dei sinistri.
Non meno importante è il ruolo della componente umana nei processi decisionali supportati dall’IA. L’IVASS ha rilevato che molte compagnie italiane adottano l’approccio human in the loop, che prevede una supervisione umana per verificare i risultati degli algoritmi e prendere le decisioni finali. Questo approccio evita di delegare interamente le decisioni all’automazione, specialmente in situazioni complesse che richiedono il giudizio umano. “Eccessivo affidamento agli algoritmi di IA e correlata deresponsabilizzazione della componente umana costituiscono un rischio”, ha ammonito De Polis.
Guardando al futuro, la sfida sarà quella di creare un quadro normativo che bilanci innovazione e protezione, garantendo che l’IA venga utilizzata in modo etico e trasparente. “È importante oggi lavorare per assicurare una piena sostanziale compliance alle nuove norme, definendo i programmi di investimento per integrare l’IA nei processi, i relativi costi e gli skill professionali necessari”, ha concluso De Polis, invitando a favorire strategie di comunicazione che informino i consumatori sui benefici dell’IA e a formare le reti di intermediari affinché possano rispondere in modo competente alle domande dei clienti.
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