Leggo con molto stupore che qualcuno ancora si meraviglia dell’effetto significativo che avrà, che ha, l’intelligenza artificiale generativa nel campo assicurativo. Il primo passo è mettere a fuoco di cosa stiamo parlando. L’IA generativa sta per l’IA che genera contenuti (testo, immagini, video, ecc.).
In assicurazione, fin troppe sono le mandanti, i manager e gli agenti che, invece di farsi dare una mano dalla IA come strumento, si affidano completamente alla stessa, come una sorta di felice abbandono tra le braccia di Morfeo. Ma siamo proprio sicuri che “cullarsi, addormentarsi, concedersi” così facilmente all’IA senza una reale verifica dei processi o piuttosto a delle aree test serie, sia così efficace alla vendita finale?
Provare a coinvolgere la rete in tutti i suoi strati e livelli sarebbe più opportuno, rispetto ad affidarsi alle solo idee, anche se valide, ma mai messe in pratica. Bisogna accettare che il primo contatto, quello più profondo, quello viscerale, è comunque in forza ai consulenti. I professionisti che ogni mattina si alzano e cercano di rispettare prima di tutto gli impegni pianificati con la propria agenda. Quelli che incontrano realmente le persone, i professionisti e le aziende.
L’essere umano, cerca sempre le strade più brevi, più semplici. Si sta perdendo il gusto della prova, del mettersi in gioco. Bisognerebbe ritornare ad essere meno macchine e più umani. Non dobbiamo avere paura di sbagliare, di ripartire dalla correzione dei nostri errori.
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