Cresce l’impegno delle assicurazioni italiane sui rischi climatici, ma le Pmi restano indietro sui fattori Esg

Le grandi compagnie assicurative italiane avanzano nell'integrazione dei fattori ESG, mentre le piccole e medie imprese faticano a tenere il passo. Il monitoraggio annuale di Ivass evidenzia un aumento significativo nei premi per i rischi climatici e una crescente attenzione alla sostenibilità.
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Una situazione di mercato disomogenea quanto a consapevolezza, preparazione e contribuzione delle compagnie a una transizione equa e sostenibile. In particolare, le più grandi dichiarano di avere adottato (o avviato) gran parte delle attività necessarie a una piena integrazione dei fattori ESG, mentre quelle di piccola e media dimensione sono ancora indietro. È quanto emerge dal secondo monitoraggio annuale dei rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, avviato da IVASS nel 2022. La rilevazione ha coinvolto tutte le 92 imprese del mercato assicurativo italiano attive nel settore danni e vita, con l’obiettivo di valutare sia i rischi fisici da catastrofi naturali (eventi climatici e sismici) sia i rischi di transizione. Inoltre, raccoglie informazioni sui rischi di sostenibilità legati ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nel settore assicurativo.

Finalità

La rilevazione mira a migliorare la comprensione delle implicazioni dei rischi fisici e di transizione sulla stabilità finanziaria del settore assicurativo e a definire il ruolo delle assicurazioni nella riduzione del gap di protezione e nella transizione verso un’economia sostenibile.

Qualità dei dati

Rispetto alla rilevazione precedente, la qualità dei dati trasmessi dalle imprese è migliorata significativamente, in particolare nell’attribuzione dei premi raccolti alle singole linee di business. Questo miglioramento facilita il rispetto delle disposizioni europee in materia di Tassonomia UE e Disclosure non finanziaria. Tuttavia, permangono difficoltà per le compagnie nel reperire informazioni e dati relativi agli investimenti e alla sottoscrizione dei rischi di sostenibilità.

Governance e Gestione dei Rischi di Sostenibilità

Oltre tre quarti delle imprese ha integrato i fattori ESG nelle proprie strategie o ne ha pianificato l’adozione. Tuttavia, le compagnie più piccole sono ancora indietro rispetto alle maggiori in termini di adozione delle attività necessarie per una piena integrazione dei fattori ESG nelle strategie aziendali, nella gestione dei rischi, negli investimenti e nella sottoscrizione.

Analisi di Impatto

Il 72% delle assicurazioni danni considera i rischi ESG significativi per le politiche di sottoscrizione nei prossimi 5-10 anni e ha in corso o ha già ultimato analisi di impatto dei rischi climatici sul proprio portafoglio assicurativo. Il 46% delle imprese danni che hanno svolto valutazioni d’impatto ha effettuato analisi di scenario, evidenziando la materialità del rischio di transizione per una quota di imprese compresa tra il 29% e il 45%, a seconda degli scenari climatici considerati.

Sottoscrizione dei Rischi

A fine 2022, i premi lordi per le coperture assicurative dei rischi catastrofali naturali (inclusi i rischi climatici e sismici) rappresentavano il 6,6% dei premi danni del mercato, con un aumento del 16% rispetto al 2021. Le grandi imprese prevedono un incremento delle tariffe e delle quote di danno a carico degli assicurati, influenzate dall’adozione di misure di adattamento climatico da parte della clientela.

Sostenibilità degli Investimenti

Gran parte delle imprese italiane ha adottato politiche di investimenti sostenibili, perseguendo gli obiettivi attraverso strategie di esclusione di emittenti, settori economici e aree geografiche non in linea con i criteri di sostenibilità. Solo un terzo delle compagnie ha fissato un traguardo di decarbonizzazione del portafoglio investimenti in linea con l’Accordo di Parigi. Gli investimenti ammissibili secondo la Tassonomia UE sono stimati tra 29 e 38 miliardi di euro, rappresentando tra il 3,4% e il 4,4% del totale investimenti.

Esposizione ai Rischi di Transizione e Impronta Carbonica

Circa il 6% degli investimenti assicurativi è rivolto a settori esposti al rischio di transizione, per un totale di circa 60 miliardi di euro. Gli investimenti nel settore dei combustibili fossili, considerati a rischio di diventare stranded assets, sono stimati tra 5 e 14 miliardi di euro. La quota del portafoglio investimenti in settori a rischio di transizione varia significativamente tra le compagnie. La difficoltà nel reperire dati relativi alle emissioni di gas serra associate al portafoglio investimenti persiste, nonostante un incremento nel numero di imprese che ha effettuato l’esercizio di rendicontazione.

Il report 2024 evidenzia progressi significativi nel settore assicurativo italiano nella gestione e integrazione dei rischi climatici e di sostenibilità. Tuttavia, permangono criticità, in particolare per le imprese di minori dimensioni, nel raccogliere e gestire dati affidabili. L’allineamento alle nuove disposizioni europee e la continua evoluzione delle normative rappresentano sfide e opportunità per migliorare la resilienza del settore ai cambiamenti climatici e per contribuire alla transizione verso un’economia più sostenibile.

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