cambiamento climatico

a cura di Dario Mangilli – Head of Sustainability IMPact SGR

Il cambiamento climatico si sta intensificando e con esso i rischi legati alle minacce ambientali. E’ quanto emerge dall’ultimo European Climate Risk Assessment dell’EEA (European Environmental Agency) secondo cui in Europa si sono già raggiunti livelli critici.

Tuttavia, bisogna tenere a mente che i rischi associati ad eventi ambientali vanno al di là del cambiamento climatico in sé e dipendono da una varietà di fattori, non necessariamente legati al clima. Ad esempio, la gestione in modo non sostenibile di un terreno agricolo, delle falde acquifere o di infrastrutture, che determina un pericolo per la biodiversità rendendo maggiormente vulnerabili interi ecosistemi.

Non solo, il cambiamento climatico mette a rischio anche la sicurezza alimentare e la salute pubblica. La produzione agricola nell’Europa meridionale è già oggi considerata esposta ad un livello critico di rischio climatico; è soprattutto la frequenza delle siccità, abbinata alle condizioni idrologiche, e allo stato delle infrastrutture idriche, a rendere il settore alimentare particolarmente esposto. Dall’altro lato, la salute pubblica è influenzata in molti modi dai cambiamenti climatici, sia a livello individuale che attraverso rischi sistemici per il sistema sanitario.

In generale, si tratti di eventi climatici estremi o le loro conseguenze, dirette e/o indirette. Il cambiamento climatico ha effetti sull’intera filiera economica e finanziaria comportando conseguenze estese, come una riduzione del gettito fiscale, un aumento della spesa pubblica, una riduzione del rating creditizio e un aumento del costo dei prestiti.

In questo scenario, le comunità che si affidano alla protezione di servizi di assistenza finanziaria e assicurativa, che tutelano contro fenomeno catastrofali, come inondazioni o ondate di calore, possono contare su un supporto per riparare gli eventuali danni e incentivare la ripresa economica.

Ciò nonostante, anche il mercato assicurativo europeo stesso è esposto ai rischi derivanti dal cambiamento climatico: l’intensificarsi degli eventi ambientali e i loro effetti comporta un aumento significativo dei premi assicurativi, aggravando le perdite economiche e la fragilità di famiglie, imprese e comunità già svantaggiate a causa di un minor reddito. L’impatto climatico sta aumentando rapidamente il rischio di inassicurabilità di intere aree geografiche o settori, in particolare nell’Europa Meridionale.

Sempre secondo l’European Environmental Agency (EEA) proprio l’Europa meridionale, le regioni costiere a bassa elevazione e le regioni più esterne dell’UE sono le zone più esposte, per i crescenti impatti del caldo e della siccità sulla produzione agricola, sul lavoro all’aperto, sul turismo estivo e sugli incendi.

Un campanello di allarme arriva dalla Francia, dove la città di Sables-d’Olonne sulla costa atlantica è stata valutata non più assicurabile dalle stesse compagnie del comparto privato a partire dal primo gennaio 2024.

Ora, più in generale, il cambiamento climatico rappresenta un rischio per il sistema macro-fiscale e finanziario europeo e per l’economia reale del continente, e trasferire l’impatto in termini economici che avrà sul settore privato a quello pubblico amplificherà gli impatti di questi cambiamenti sulla finanza pubblica.

Si pensi che a livello nazionale, solo dal 2017 al 2022 eventi come alluvioni, siccità, incendi e ondate di caldo e di freddo hanno provocato danni per 42,8 miliardi di euro in Italia.

È probabile che in assenza di adeguati investimenti e politiche di adattamento si possa andare incontro nei prossimi anni a shock finanziari innescati dagli effetti del cambiamento climatico sui sistemi alimentari, sulla salute pubblica e sulle infrastrutture essenziali, in primis energetiche ed idriche.

A livello europeo, si possono individuare diversi sistemi finanziari e assicurativi attraverso cui garantire la resilienza degli Stati membri e dei loro mercati, per incentivare azioni di adattamento al cambiamento e di maggiore impatto sostenibile, e mitigare gli effetti di eventi estremi sull’intero sistema Europa.

In primis, agevolare l’accesso e l’acquisto di coperture assicurative contro le intemperie per i proprietari di case e di imprese, ad esempio, in modo da ridurre lo stress finanziario per la spesa pubblica. Le politiche europee di adattamento, sia a livello di UE che di Stati membri, dovrebbero anche stimolare un approccio precauzionale alla gestione del rischio, in particolare per quelli con conseguenze potenzialmente catastrofiche.

Certo, una maggiore consapevolezza ed educazione circa i rischi finanziari legati al clima permetterebbe a mercati e imprese di quantificare le ricadute economiche, con conseguenze sugli investimenti, inevitabilmente ridotti in settori o aree ad alto rischio.

Ciò nonostante, per raggiungere questo obiettivo, e adattarsi al cambiamento è quanto mai essenziale garantire un maggiore accesso a risorse che possano favorire lo sviluppo di politiche sociali, con benefici demografici ed economici: l’assistenza sanitaria, la protezione sociale, i trasporti e appunto le assicurazioni.

Considerata la natura sistemica dei rischi climatici, il tema degli investimenti in adattamento è destinato a diventare sempre più dominante nei prossimi anni. Gli investitori saranno fortemente incentivati a dotarsi di strumenti più evoluti sia per la quantificazione dei rischi fisici che per la valutazione dell’esposizione del fatturato delle aziende al tema di investimento dell’adattamento.

In quest’ottica, potenziali beneficiari di una crescente domanda di soluzioni di adattamento saranno proprio le realtà coinvolte nello sviluppo di prodotti e servizi legati alla resilienza; tra queste le compagnie assicurative giocheranno quindi un ruolo quanto mai vitale.

Stimolare una maggiore copertura assicurativa in Italia, Paese notoriamente sotto assicurato, permetterà di accedere più facilmente a risorse essenziali, come quelle idriche o energetiche, alle infrastrutture, all’efficienza dei consumi, all’economia circolare, all’educazione e training, alla salute e alla biodiversità ma anche alle risorse finanziarie.

Emerge chiaro il ruolo strategico della finanza sostenibile per facilitare una transizione energetica verso forme di energia pulita, e la sfida è incentivare maggiori investimenti a impatto che potranno tutelare la filiera economica italiana, rappresentata principalmente dalle piccole e medie imprese, per consolidare un sistema pubblico-privato fondato sulla prevenzione e sulla gestione del rischio stesso.

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Redazione

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