“Nel contesto odierno pieno di insidie i dati e la tecnologia possono essere degli enabler per fare assicurazione in modo diverso”. A dirlo è stato Vincenzo Gringoli, partner di Bain in apertura dei lavori della tavola rotonda intitolata “The new insurance generation: metadata e tecnologia, percorsi obbligati per la redditività” organizzata da Crif e andata in scena in modalità digitale il 12 ottobre.
Ad intervenire nel corso del panel sono stati: Alberto Tosti (DG di Sara Assicurazioni), Andrea Andreta (Ceo di Arag), Roberto Lecciso (Ceo di Helvetia), Matteo Laterza (AD di UnipolSai) e Simone Ranucci Brandimarte (Presidente e co-fondatore di Italian Insurtech Association e Yolo Group). Tutti concordi nel delineare i principali obiettivi in cui è impegnato il mercato assicurativo oggi ovvero intercettare i bisogni dei clienti, anticipare le loro aspettative e progettare soluzioni innovative e nuove modalità di fruizione delle stesse, moltiplicando i punti di incontro con gli utenti finali.
Nel suo intervento Ranucci Brandimarte ha sottolineato che l’uso della tecnologia da parte degli attori del settore potrebbe far schizzare i premi assicurativi globali a quota 10.000 miliardi di dollari entro il 2030. “La bassa penetrazione assicurativa unita al basso livello di digitalizzazione del nostro Paese, hanno reso il mercato assicurativo italiano molto attrattivo, soprattutto per i player stranieri – ha dichiarato Ranucci Brandimarte – Come dimostrato dai dati del report “Insurance 2030: As Risks Mount, Insurers Aim to Augment Protection with Prevention” di Bain & Company, l’industria assicurativa italiana nei prossimi 6-8 anni raddoppierà di valore. La digitalizzazione non deve spaventare. Gli investimenti insurtech sono in crescita, ma non basta. Appare chiaro che le compagnie assicurative siano chiamate a orientare i propri sforzi nella cooperazione con l’universo insurtech al fine di evolvere la filiera e arginare il rischio di rimanere schiacciati da player stranieri. L’80% dei progetti insurtech sul mercato hanno obiettivi di breve periodo (1-2 anni) e non ancora di lungo respiro (4-5 anni); purtroppo – conclude il presidente di IIA e Yolo – questa visione a breve termine, concentrata su risultati immediati, va a scapito di una lungimiranza che potrebbe far decollare il mercato”.
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