La tecnologia per combattere la bassa penetrazione assicurativa in Africa

La doppia offerta della keniota Lami: coperture innovative e API platform. L’obiettivo principale? Dare protezione a milioni di africani. A raccontarlo ad InsurZine è stata Waithera Jillian, head of business and growth dell'insurtech.
Lami, insurtech

Tre. Non è il numero perfetto così inteso dalla scuola pitagorica e non si avvicina ad esserlo. Anzi, è il numero che inchioda l’Africa come continente con la percentuale di penetrazione assicurativa più bassa al mondo. I dati sono di uno studio McKinsey che ha interessato sei stati africani. I numeri in realtà sarebbero ancora più bassi: se infatti si escludesse il mercato sudafricano, oggetto dell’analisi, la percentuale crollerebbe a un misero 1,12%. Ad una facile lettura, la bassa penetrazione assicurativa nel continente potrebbe essere imputata ad una scarsa offerta. Ma non è così come spiega ad InsurZine Waithera Jillian, head of business and growth dell’insurtech kenyota Lami. “La penetrazione assicurativa del Kenya è bassa, tuttavia, ci sono più di 50 compagnie assicurative e circa 8.000 agenti e broker che operano nel mercato – spiega – Ci siamo resi conto che il problema non è la mancanza di compagnie assicurative, i livelli di penetrazione sono bassi perché le compagnie assicurative non hanno un modo efficace per vendere prodotti ai consumatori finali. Abbiamo anche visto che con l’aumento dei redditi, i kenioti tendono maggiormente ad acquistare un’assicurazione medica seguita da un’assicurazione sulla vita e poi prodotti di gestione patrimoniale”.

L’offerta assicurativa di Lami

Fondata nel 2018, Lami ha due linee di business. La prima è pura assicurazione. Offre prodotti tradizionali come l’assicurazione medica per aziende, coperture micro-sanitarie, l’assicurazione di dispositivi elettronici e la polizza Rc vettoriale. A completare il portafoglio dell’offerta ci sono anche prodotti innovativi come la copertura infortunio personale cashless per i passeggeri di autobus (costo 1 centesimo per viaggio) o soluzioni che coprono  nuove modalità di finanziamento come il Bnpl (buy now pay later). Jillian ci tiene a precesirare che “ciò che distingue la nostra offerta da quella degli operatori tradizionali è il rapporto con il cliente senza soluzione di continuità e l’automazione nella gestione delle polizze assicurative e dei sinistri”. I clienti possono infatti interagire con le polizze assicurative, personalizzarle in base alle loro esigenze, ottenere condizioni flessibili e migliori piani di pagamento.

Connettere compagnie e aziende

Lami non è però solo protezione, è anche tecnologia. La società ha infatti sviluppato un API platform che digitalizza l’intero processo assicurativo dal Kyc (know your custumer) all’underwriting, dal pricing al sinistro. Dettaglia Jillian: “Collaboriamo con aggregatori di mercato attraverso il nostro canale b2b2c per offrire assicurazioni integrate per mitigare il rischio e aumentare il valore aggiunto per i consumatori attraverso partner di cui si fidano. Da una parte i fornitori di assicurazioni possono collegarsi alla nostra piattaforma. Dall’altra, le aziende possono creare prodotti che queste compagnie assicurative possono sottoscrivere. Le aziende possono quindi collegare la nostra API a qualsiasi punto vendita, l’interfaccia può essere un’app, un sito web, uno sportello bancomat o qualsiasi altro modello di distribuzione. I nostri partner e agenti sfruttano il nostro portale per gestire le vendite assicurative. In questo portale, possono vedere le prestazioni dei diversi prodotti, elaborare i reclami e integrare nuove polizze oltre alla documentazione. L’Africa e il resto del mondo – chiosa Jillian – hanno molte piattaforme digitali che non possono vendere digitalmente prodotti assicurativi”. È questo infatti il caso delle banche Stanbic e Kbc e della piattaforma di risorse umane WorkPay, clienti per l’appunto di Lami. 

Waithera Jillian, head of business and growth di Lami

Gli obiettivi di Lami

I numeri della startup assicurativa sono impressionati. Nata da solo quattro anni e operativa già in diversi stati del’Africa occidentale oltre al Kenya (Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Malawi e Ghana), Lami ha all’attivo 30 partnership con altrettanti underwriters e oltre 20 partner b2b e b2b2c. Il totale di questo ecosistema porta ad un numero di oltre 23 milioni di consumatori raggiunti. Il business model della società ha attirato l’interesse degli investitori: ad agosto un’estensione del round seed ha portato in dote 3,7 milioni di dollari che verranno utilizzati principalmente per lo sviluppo del business e della tecnologia proprietaria, l’ulteriore espansione dell’offerta in altri paesi dell’Africa occidentale e l’ampliamento del portafoglio prodotti. L’obiettivo è ambizioso. E lo annuncia Jillian. “Vogliamo raggiungere il miliardo di dollari di premi e sottoscrivere polizze per milioni di persone perché non avere un’assicurazione può devastare la vita di un individuo o di una famiglia. Il nostro obiettivo è fornire quella rete di sicurezza e utilizzare la tecnologia come forza trainante. Con la pandemia che ha accelerato l’adozione dell’assicurazione digitale, Lami ha avuto l’opportunità di raggiungere gli utenti più rapidamente e di servire una portata più ampia di kenioti, consentendoci di espanderci in 4 paesi situati nell’Africa orientale e occidentale. Pertanto, riteniamo che lo spazio assicurativo in Kenya- conclude – sia maturo per investimenti e crescita”. La riscossa dell’Africa è partita.

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