Trasformare un’esperienza di vita dolorosa in qualcosa di buono. Questo è quello che ha fatto Nader AlSalim con Gaia, la startup che mira a rendere la fecondazione in vitro più accessibile dal punto di vista finanziario e assicurativo. Gaia ha recentemente chiuso un round di finanziamento raccogliendo 20 milioni di dollari. La raccolta di capitale è stata guidata da Atomico.
Cosa fa Gaia
Fondata nel 2019 con sede a Londra, Gaia offre soluzioni assicurative e finanziarie per i trattamenti di fecondazione in vitro. La società ha lanciato un prodotto assicurativo che attraverso l’utilizzo delle informazioni ottenute dai dati clinici è in grado di prevedere il numero di cicli a cui una coppia o un individuo avrà bisogno per avere una gravidanza. Dopo aver effettuato la previsione, la società crea un pacchetto finanziario specifico per ogni utente. All’interno di quest’ultimo vi è la richiesta di pagamento di un premio assicurativo per iniziare le terapie per il concepimento. Se i 6 cicli non danno luogo a una gravidanza l’assicurato non è tenuto a pagare altro. Se, invece, i trattamenti hanno un esito positivo l’assicurato è tenuto al pagamento delle prestazioni mediche anche rateizzando l’importo.
“Il modello di assistenza alla fertilità che conosciamo oggi è obsoleto – ha affermato Nader AlSalim, Ceo di Gaia – Il divario tra coloro che vogliono accedere ai trattamenti per la fertilità e coloro che possono permettersi l’accesso è più grande che mai. Tre persone su quattro che vogliono iniziare un percorso clinico per avere un figlio non lo iniziano poiché ritengono che l’onere finanziario sia eccessivamente oneroso. Solo una persona su sette, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ricorre alla fecondazione in vitro. Occorre ripensare al modo in cui le persone accedono, sperimentano e pagano per ottenere questa tipologia di trattamenti che sono fisicamente e mentalmente faticosi”.
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