AI nelle assicurazioni, il 92% la usa per tagliare i costi ma solo il 25% punta alla crescita

Sulla base dei dati KPMG, gli assicuratori investono soprattutto nell’efficienza, mentre restano limitati gli impieghi dell’intelligenza artificiale per nuovi prodotti e ricavi.
AI

Secondo il rapporto di KPMG International, oltre nove compagnie assicurative su dieci, ovvero il 92% degli intervistati, affermano che l’intelligenza artificiale sta migliorando la produttività e riducendo i costi operativi. Solo il 25%, invece, utilizza la tecnologia per sostenere la crescita attraverso nuovi prodotti, servizi e modelli di ricavo. Sebbene l’intelligenza artificiale sia ormai entrata nelle strategie delle compagnie assicurative, il suo utilizzo resta ancora concentrato soprattutto sull’efficienza.

Quasi la metà dei budget destinati all’AI è indirizzata verso l’efficienza operativa e le attività di back office, mentre soltanto il 5-10% finanzia nuovi prodotti e modelli di ricavo. E la capacità di misurare il ritorno degli investimenti rimane limitata: appena l’11% delle compagnie dichiara di avere una visione molto chiara dell’AI ROI.

Dati e competenze frenano la scalabilità dell’AI

Uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’intelligenza artificiale nel settore assicurativo è rappresentato dalla qualità dei dati. Solo l’11% degli assicuratori ritiene di disporre di solide basi dati e di una governance adeguata per portare l’AI oltre la fase dei progetti pilota. Per il 55% la preparazione è invece soltanto moderata, mentre il 34% si considera parzialmente o per nulla pronto.

Dati frammentati, sistemi legacy, scarsa qualità delle informazioni e responsabilità non sempre definite possono limitare l’utilizzo dell’AI in aree strategiche come underwriting, pricing, gestione sinistri, rilevazione delle frodi e customer service. Soltanto l’8% delle compagnie considera il proprio personale altamente competente nell’utilizzo degli strumenti di AI, nonostante il 54% dichiari di offrire una formazione efficace. Entro il 2029, il 72% degli assicuratori prevede per l’underwriting un modello ibrido, con meno persone e ruoli riprogettati. Nel comparto sinistri, il 36% si aspetta una significativa riduzione dei ruoli, mentre il 33% prevede un impatto analogo nella gestione delle polizze.

Dall’efficienza alla trasformazione

Secondo KPMG, la prossima fase dell’adozione dell’AI dovrà andare oltre l’automazione dei processi esistenti e coinvolgere customer journey, modelli operativi e processi decisionali.

“Il settore assicurativo comprende il potenziale dell’intelligenza artificiale nel ridefinire la concorrenza, le aspettative dei clienti e i modelli di business – osserva Frank Pfaffenzeller, Global Head of Insurance di KPMG International -. La sfida è che molte organizzazioni restano concentrate sui guadagni in termini di efficienza, invece di chiedersi come l’AI potrebbe cambiare radicalmente il tipo di compagnia assicurativa che potrebbero diventare. È proprio nel divario tra attività e trasformazione che risiedono oggi le vere opportunità e i rischi”.

La ricerca KPMG è stata condotta tra il 20 e il 29 maggio 2026 coinvolgendo dirigenti del settore assicurativo in 20 Paesi e sei regioni, con aziende da almeno 500 dipendenti e rappresentative dei principali comparti assicurativi.

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Numero 188 – InsurZine Weekly 16 ottobre 2026

AI nelle assicurazioni, il 92% la usa per tagliare i costi ma solo il 25% punta alla crescita. Quando l’AI entra nei processi del broker. Assimoco, il valore dell'omnicanalità. Perché la scalabilità dell'AI dipende dalla riorganizzazione del lavoro.

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