Come si prepara un Paese a un clima che cambia più in fretta delle sue infrastrutture? Questa la domanda alla quale la climate tech Eoliann punta a rispondere con la ricerca “Adattiva – Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale”, che è stata presentata in anteprima alla Camera dei Deputati nell’ambito di un evento promosso dall’On. Luca Squeri e patrocinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e dall’Associazione InfrastruttureSostenibili, con il supporto tecnico-scientifico di World Energy Council (WEC) Italia. Nel corso dell’evento istituzioni, aziende di infrastrutture ed esperti internazionali hanno dialogato su come proteggere reti, territori e servizi essenziali dagli impatti della crisi climatica.
Attraverso Airis, sua piattaforma proprietaria di climate risk analytics che incrocia dati geospaziali, modelli fisici e AI, la Società Benefit ha provato a immaginare come potrebbe evolvere il rischio climatico per le infrastrutture del Paese da qui al 2050 e che cosa questo potrebbe significare per la vita quotidiana di chi quei territori li abita. L’analisi parte dai dati reali sulle infrastrutture italiane, così come sono geolocalizzate su OpenStreetMap (una mappa digitale open e collaborativa che permette di sapere esattamente dove si trovano elettrodotti, ferrovie, autostrade, aeroporti e reti di telecomunicazione sul territorio), raggruppandole in 18 categorie, chiamate “portafogli infrastrutturali”, ciascuna corrispondente a una tipologia di rete o impianto – e.g., le linee elettriche ad alta tensione, quelle a media e bassa tensione, i tratti ferroviari, autostradali. Per ciascuna di queste 18 categorie, si è valutato quanto esse siano esposte a 6 diversi tipi di pericoli climatici, come alluvioni, frane, vento estremo e incendi; incrociando le 18 categorie di infrastrutture con i 6 pericoli si ottengono 108 combinazioni possibili, che rappresentano la base numerica su cui si costruiscono i risultati della ricerca.
Le evidenze emerse dallo studio
Lo studio non si limita a fotografare la situazione attuale, ma proietta i dati su un orizzonte futuro, il 2050, confrontandolo con una situazione di partenza, il 2026, usata come termine di paragone (la “baseline”) e assumendo un’evoluzione climatica intermedia, così da capire non solo quanto rischio c’è, ma come questo rischio sta cambiando nel tempo.
Tra i key findings spiccano alcuni dati: la pressione climatica sulle infrastrutture è destinata a crescere. Infatti, sulle 108 combinazioni analizzate, in quasi 3 casi su 4, tra il 2026 e il 2050, aumenta la quota di asset esposta ai livelli di pericolosità più elevati; diminuisce soltanto in 10 combinazioni, mentre resta invariata in 18.
Nella proiezione al 2050 la Liguria emerge come la regione italiana più soggetta a criticità: quasi 9 infrastrutture su 10 (l’89,3%) sono esposte ad almeno due rischi climatici elevati (pioggia estrema e frana).Sul suolo nazionale in caso di frana circa due terzi delle linee elettriche analizzate (67,6% in alta tensione, 69,2% in media e bassa) andrebbero fuori servizio, mentre le alluvioni causano quasi metà dei danni attesi su ferrovie (48%) e autostrade (46,8%) e il 73% di quelli agli aeroporti.
Il filo conduttore del report sono due Italie possibili al 2050: uno scenario in cui i margini per assorbire pressioni, interruzioni e disservizi – che diventano progressivamente “normali” – sono sempre più ridotti, e un’Italia “adattiva”, la versione desiderabile e speculare a cui la ricerca vuole contribuire.
Non è un caso che il progetto nasca da chi quel 2050 lo vivrà in prima persona: l’età media di chi ha lavorato alla ricerca e alla tecnologia su cui si basa è di trent’anni, il che significa che nel 2050 questo stesso gruppo di lavoro avrà poco più di cinquant’anni. Da qui la convinzione, alla base sia della ricerca che dell’evento, che affrontare la crisi climatica richieda di passare da un approccio reattivo a uno adattivo e che questo passaggio non si costruisca solo con gli strumenti, ma anche aprendo un confronto tra chi osserva il rischio, chi gestisce le reti e chi governa i territori.
È proprio attorno a questo confronto che si è costruito il programma dell’evento di presentazione, che si è articolato nei due tempi della resilienza: “Il tempo lungo – governance, investimenti, pianificazione: le condizioni strutturali per un’Italia adattiva”, con Laura D’Aprile (Capo Dipartimento Sviluppo Sostenibile, MASE), Antoine Gagliardi (Direttore Ricerca e Sviluppo, Gruppo Maccaferri) e Edoardo Antonio De Luca (Responsabile Affari Centrali Italia, Enel); “Il tempo breve – continuità operativa, coordinamento, dati: far funzionare la prevenzione nell’immediato”, con David Fabi (Ufficio gestione delle emergenze, Dipartimento della Protezione Civile), Ilaria Pratesi (Group Public Affairs Director, Cellnex Telecom) e Angelo Gemelli (Direttore della Direzione Operativa, ANAS).
Ad aprire i lavori, dopo i saluti istituzionali dell’On. Luca Squeri, sono stati Michele Vitiello (Segretario Generale World Energy Council Italia) e Alfredo Martini (Segretario Generale Associazione Infrastrutture Sostenibili); la ricerca è stata presentata da Roberto Carnicelli, Ceo e co-founder di Eoliann. Le conclusioni sono state affidate a Francesco Corvaro, Inviato Speciale per il Cambiamento Climatico di MASE e MAECI.
“Il 2050 non è un orizzonte lontano: le infrastrutture che lo dovranno reggere esistono già o le stiamo costruendo adesso – ha dichiarato Roberto Carnicelli, Ceo e co-founder di Eoliann – I nostri dati ci dicono quanto spazio abbiamo ancora per cambiare quel futuro, ma servono scelte da prendere oggi e un dialogo stabile tra chi osserva il rischio, chi gestisce le reti e chi governa i territori. Dobbiamo necessariamente passare da un approccio reattivo a uno adattivo, perché a fare la differenza saranno le decisioni che prenderemo da qui in poi per prevenire le crisi e adattarci ai cambiamenti”.
“La resilienza dei sistemi si ottiene solo con la programmazione a lungo termine, perché è questa che consente di costruire alternative e rinforzare le reti in vista di cambiamenti climatici in atto – ha affermato il Segretario Generale WEC Italia, Michele Vitiello – WEC Italia crede che al centro di ogni scelta debba esserci la razionalità scientifica e che, grazie all’innovazione digitale e ai modelli predittivi, sia questa la strada per rendere il nostro Paese più sicuro e giusto”.
“La resilienza è la capacità di reagire a un urto o a un trauma con la capacità di adattarsi – ha commentato l’On. Luca Squeri – Il nostro Paese ha un valore ambientale e paesaggistico inestimabile: analizzare, studiare e prevenire tutti i rischi che possono comprometterlo è un nostro compito. La salvaguardia di questo patrimonio si costruisce solo con le risposte adeguate, reagire e adattarci agli scenari climatici futuri è un dovere a cui non possiamo più venire meno”.