Cyber underwriting, il digital footprint diventa un nuovo indicatore di rischio

Uno studio Gallagher Re e KYND su 63mila polizze mostra il valore dei dati sulla presenza digitale per prevedere la frequenza dei sinistri cyber.
digital footprint

Il digital footprint di un’azienda può offrire agli assicuratori una nuova chiave di lettura per valutare il rischio cyber. È quanto emerge da uno studio condotto da Gallagher Re e KYND su un portafoglio di circa 63mila polizze, che analizza il contributo dei dati tecnografici esterni alla previsione della frequenza dei sinistri.

Nel cyber underwriting, fatturato, settore e Paese restano indicatori fondamentali, ma non descrivono completamente dimensioni, struttura e complessità della presenza digitale di un’organizzazione. La ricerca ha quindi confrontato questi fattori con informazioni osservabili dall’esterno, come numero di indirizzi IP, diversità degli Internet Service Provider (ISP), provider di posta elettronica e servizi esposti online.

Il digital footprint entra nell’analisi del rischio cyber

Secondo lo studio, gli indicatori legati alla superficie digitale aggiungono informazioni rispetto ai tradizionali dati firmografici. In particolare, la diversità degli ISP e altri elementi che descrivono la complessità dell’infrastruttura esterna risultano associati alla probabilità di un sinistro cyber.

L’analisi evidenzia inoltre una relazione positiva tra numero di ISP distinti e probabilità di sinistro. Il fenomeno appare sostanzialmente coerente anche tra aziende con livelli di fatturato differenti, indicando che questo indicatore può rappresentare un segnale tecnografico autonomo e non soltanto un riflesso delle dimensioni economiche dell’impresa.

Anche il numero di indirizzi IP presenta una correlazione limitata con il fatturato per la maggior parte delle aziende. La dimensione economica e quella del digital footprint descrivono quindi aspetti differenti dell’organizzazione e della sua esposizione digitale.

Dati tecnografici per un underwriting più mirato

Utilizzando esclusivamente i dati tecnografici di KYND, il modello ha identificato nel 20% a maggiore rischio del portafoglio aziende con una probabilità di sinistro 2,1 volte superiore alla media delle 63mila organizzazioni analizzate. Il documento precisa però che i risultati devono essere utilizzati come supporto al giudizio dell’underwriter e non come predittore autonomo degli esiti dei sinistri.
Per le compagnie, il digital footprint può così diventare un ulteriore strumento per la selezione del rischio, la segmentazione del portafoglio e una revisione più mirata delle pratiche di cyber underwriting. L’obiettivo è ottenere una visione outside-in dell’ambiente digitale assicurato, affiancandola alle informazioni tradizionali e riducendo, dove possibile, la dipendenza da questionari e verifiche manuali.

Per Gallagher Re e KYND, il valore dei dati tecnografici emerge soprattutto quando vengono integrati con dati firmografici, storico dei sinistri e competenza dell’underwriter, trasformando le informazioni sulla presenza online in elementi utili alle decisioni di selezione, pricing e gestione del rischio.

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