Rischi cat nat, nei primi sei mesi del 2026 perdite pari a 112 miliardi di dollari

Secondo l'analisi di Munich Re, soltanto 44 miliardi di dollari di danni sono risultati coperti da assicurazione. Il divario assicurativo si è quindi attestato intorno al 60%.
Rischi Cat Nat Imprese italia

Le catastrofi naturali hanno provocato perdite economiche per quasi 112 miliardi di dollari a livello globale nei primi sei mesi del 2026. È una delle principali evidenze emerse dalla ricerca di Munich Re, secondo cui soltanto 44 miliardi di dollari di danni sono risultati coperti da assicurazione. Il divario assicurativo si è quindi attestato intorno al 60%.

“I dati appena pubblicati da Munich Re confermano che le catastrofi naturali rappresentano ormai una tendenza con cui dovremo convivere sempre di più nei prossimi anni. Proprio per questo credo che l’Italia stia andando nella direzione giusta – ha commentato Paolo Ghirri, Ceo di Munich Re Italia – Un percorso che oggi parte dalla copertura obbligatoria delle imprese e che, nel prossimo futuro, dovrà estendersi a soluzioni capaci di offrire una maggiore protezione anche in ambito residenziale, facendo, inoltre, leva su una collaborazione tra pubblico e privato. È una sfida che richiede una visione condivisa e la capacità di trasformare la consapevolezza del rischio in soluzioni concrete”.

Le principali evidenze emerse

Le perdite complessive sono state leggermente inferiori alla media, al netto dell’inflazione, registrata nei primi semestri degli ultimi dieci anni, pari a 113 miliardi di dollari. Anche i danni assicurati sono rimasti al di sotto della media decennale di 50 miliardi di dollari. Il confronto con gli ultimi cinque anni ha mostrato uno scarto ancora più marcato: nello stesso periodo, infatti, le perdite medie complessive erano state pari a 136 miliardi di dollari, mentre quelle assicurate avevano raggiunto i 66 miliardi.

L’evento naturale più devastante è stato il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno. Nel giro di pochi minuti, due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 si sono verificate circa 200 chilometri a ovest di Caracas, nei pressi della città di Morón. Secondo l’US Geological Survey, si è trattato del terremoto più potente registrato nella regione dal 1900. Il sisma ha provocato migliaia di vittime e, secondo le prime stime, ha causato perdite economiche complessive per circa 30 miliardi di dollari. La quota assicurata è risultata inferiore a un miliardo, confermando l’ampiezza del divario di protezione nelle aree maggiormente esposte ai rischi naturali.

Per il settore assicurativo, la principale fonte di perdite è stata tuttavia rappresentata dai violenti temporali che hanno interessato gli Stati Uniti. Tornado, grandinate e altri eventi convettivi hanno provocato danni complessivi per circa 30 miliardi di dollari, dei quali 22 miliardi di dollari sono risultati assicurati. Le conseguenze economiche sono rimaste inferiori alla media degli ultimi dieci anni, durante i quali eventi analoghi avevano generato mediamente perdite complessive per 34 miliardi di dollari e danni assicurati per 26 miliardi di dollari. Munich Re ha però osservato che, considerata la frequenza degli episodi di grandine e dei tornado, ampiamente rientrata negli intervalli previsti, ci si sarebbe potuti attendere un impatto più elevato.

Ondate di calore, un rischio in crescita

La prima metà del 2026 è stata caratterizzata anche da ondate di calore eccezionali in Europa e Nord America. In numerose località le temperature hanno superato nettamente i precedenti massimi, tanto che gli scienziati hanno parlato di record “polverizzati”. Il fenomeno ha interessato in modo particolare l’Europa centrale e occidentale nel mese di giugno. A Möckern, nella Germania orientale, la temperatura ha raggiunto i 41,8 gradi, superando di 0,6 gradi il precedente record nazionale stabilito nel 2019. Nuovi massimi mensili erano già stati registrati durante una prima ondata di caldo che aveva colpito l’Europa a maggio.

Le evidenze citate da Munich Re hanno evidenziato uno stretto legame tra questi fenomeni e il cambiamento climatico. Secondo una delle analisi, l’ultima ondata di calore europea sarebbe stata più fredda di circa 3,5 gradi se si fosse verificata cinquant’anni prima. L’Europa si è inoltre confermata il continente che si è riscaldato più rapidamente, con un ritmo più che doppio rispetto alla media globale.

Negli Stati Uniti, durante l’ondata di caldo di giugno, la combinazione tra temperatura e umidità ha raggiunto livelli che, secondo un altro studio, sarebbero stati praticamente impossibili in assenza del cambiamento climatico. In diverse aree della costa orientale, le temperature sono scese a malapena sotto i 27 gradi anche durante la notte, aumentando i rischi per la salute delle persone e degli animali. Le ondate di calore si sono confermate tra i rischi naturali con il maggior numero di vittime. In Germania, secondo le stime dell’Istituto Robert Koch, il caldo estremo ha provocato più di 5 mila decessi tra aprile e giugno.

L’impatto economico di questi eventi è risultato più difficile da quantificare rispetto a quello di terremoti, tempeste o alluvioni, perché il caldo non ha generalmente causato danni diretti agli immobili. Le conseguenze si sono manifestate soprattutto attraverso il calo della produttività, le interruzioni delle attività produttive e dei trasporti, i danni alle infrastrutture e la riduzione dei raccolti.

Uno studio dell’Ocse, basato sui dati aziendali di 23 economie sviluppate, ha rilevato che la produttività del lavoro è diminuita in modo significativo durante le giornate più calde. Dieci giorni aggiuntivi con temperature superiori ai 35 gradi hanno determinato, in media, una riduzione dello 0,3% della produttività annuale, un impatto paragonabile a quello prodotto da un aumento del 5% dei prezzi dell’energia.

In Europa, oltre alle ondate di caldo, sono state soprattutto le tempeste invernali a provocare danni rilevanti. In poco più di un mese, all’inizio dell’anno, nove perturbazioni hanno colpito il Portogallo e la Spagna. La più distruttiva è stata la tempesta Kristin, che alla fine di gennaio ha attraversato la penisola iberica con venti fino a 170 chilometri orari e forti precipitazioni.

Kristin ha causato perdite complessive per circa 7,7 miliardi di dollari, delle quali 1,8 miliardi di dollari sono risultate assicurate. Alla fine del primo semestre, i danni registrati in Portogallo avevano già superato il più elevato valore annuale censito nel Paese dal 1980 dal database NatCatSERVICE di Munich Re.

Nel complesso, le nove tempeste invernali hanno rappresentato circa l’80% delle perdite economiche e il 70% dei danni assicurati provocati in Europa dalle catastrofi naturali nei primi sei mesi dell’anno. Le perdite complessive nel continente hanno raggiunto circa 22 miliardi di dollari, mentre quelle assicurate hanno superato di poco i 7 miliardi di dollari. Entrambi i valori hanno oltrepassato le medie degli ultimi dieci anni, pari rispettivamente a 18 miliardi di dollari e 6,6 miliardi di dollari, confermando la crescente esposizione economica dell’Europa agli eventi meteorologici estremi.

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