Il futuro del welfare italiano preoccupa sempre di più gli italiani. Secondo una ricerca di Changes Unipol, realizzata in collaborazione con Ipsos, il 65% dei cittadini ritiene che le prossime generazioni avranno una qualità della vita peggiore rispetto a quella attuale. A pesare è soprattutto la percezione di una crescente fragilità economica, che alimenta dubbi sulla sostenibilità del sistema previdenziale, della sanità pubblica e delle politiche di sostegno alle famiglie.
Un pessimismo che non si esaurisce nel presente, ma si proietta sulle nuove generazioni: solo l’8% degli intervistati crede che i più giovani beneficeranno un giorno di un trattamento pensionistico equo.
A nutrire il dubbio più forte sono i Baby Boomer (68%), seguiti dalla Generazione X (62%), dalla Generazione Z (60%) e dai Millennial (59%).
La ricerca evidenzia anche un forte legame tra precarietà economica e crisi demografica. Il 57% degli intervistati considera le difficoltà economiche il principale ostacolo alla scelta di avere figli, mentre quasi nove italiani su dieci ritengono determinante la stabilità del lavoro per progettare una famiglia. Grande importanza viene attribuita anche alla flessibilità lavorativa e alla disponibilità di servizi pubblici come asili nido e mense scolastiche.
Le preoccupazioni riguardano anche gli altri pilastri del welfare. Il 50% degli italiani dubita che lo Stato riuscirà a garantire in futuro il Servizio sanitario nazionale, mentre il 58% teme difficoltà nell’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti. Più positivo, invece, il giudizio sul sistema dell’istruzione pubblica, l’unico ambito nel quale prevale la fiducia, espressa dal 59% del campione.
Coerente con questa lettura è la risposta di chi immagina cosa potrebbe davvero far cambiare idea a una coppia in tema di natalità: per l’88% degli italiani la stabilità del contratto di lavoro è determinante nella scelta di avere figli, così come la flessibilità lavorativa (86%) e i servizi pubblici gratuiti quali asili nido e mense scolastiche (85%); pesano, in misura minore, anche i contributi economici diretti dallo Stato e i congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti (entrambi all’80%). Sono ancora i Baby Boomer la generazione più convinta che stabilità, servizi e flessibilità siano condizioni imprescindibili per la scelta di avere figli.
Il pessimismo verso lo Stato non nasce da un’insofferenza generica verso il pubblico, ma segue un’evidente gerarchia di fiducia: riguarda anche il futuro di altri servizi, con intensità diverse. Il 50% degli italiani (vs. 46% di chi ha fiducia) crede che lo Stato non garantirà il servizio sanitario nazionale, il 49% (vs 47%) mette in dubbio il sostegno alle famiglie con figli tramite asili nido e assegni e il 58% la capacità di garantire l’assistenza a lungo termine ad anziani e persone non autosufficienti. A fare eccezione è solo il sistema di istruzione pubblica, l’unico ambito su cui prevale la fiducia (59%): come se il welfare più “vicino” e visibile nella vita quotidiana restasse quello percepito come più solido, a differenza di quello legato a una proiezione di lungo periodo come pensioni e assistenza.
Se le pensioni e l’assistenza agli anziani sono le grandi incognite del welfare di domani, c’è un fronte in cui il presente sta già mettendo alla prova le famiglie italiane: circa un italiano su quattro (25%) è oggi coinvolto direttamente o indirettamente nell’assistenza a un familiare anziano, non autosufficiente o con disabilità, coinvolgendo soprattutto la Gen Z e i Millennial, per ragioni legate al proprio ciclo di vita familiare. È la conferma che, mentre si guarda con preoccupazione a un welfare che nel futuro potrebbe non esserci più, esiste già oggi una crisi silenziosa di cui gli italiani si fanno carico in prima persona: l’attività di cura ha infatti un impatto negativo pesante sulla vita di chi se ne occupa.
Quasi 8 caregiver su 10 (75%) lamentano stress e problemi di salute psicofisica, 7 su 10 (68%) vedono compromesse le proprie relazioni sociali e il tempo libero, 6 su 10 (61%) riscontrano difficoltà economiche e più della metà (56%) vede ricadute sulla propria situazione lavorativa e sulla carriera, con i Millennial a dichiarare le conseguenze negative più forti su relazioni sociali, lavoro e carriera. Di fronte a un impatto così diffuso, la richiesta degli italiani è pragmatica più che ideologica: al primo posto tra le misure ritenute più utili per chi assiste un familiare c’è il sostegno economico diretto (43%), seguito dal potenziamento dell’assistenza domiciliare pubblica (35%) e da strutture residenziali pubbliche più accessibili e di qualità (34%), con il sostegno economico indicato come priorità da tutte le generazioni e in particolare dai Baby Boomer (55%).
