Axa: in Campania fino a 60 giorni l’anno con 40 gradi entro il 2050

Lo studio di Axa Climate presentato a Napoli fotografa l’aumento dei rischi climatici nella regione: ondate di calore più frequenti, inondazioni, stress idrico e frane impongono nuove strategie di prevenzione e resilienza.
AXA Italia_Napoli

Nel 2050 gli abitanti della Campania potrebbero dover sopportare temperature fino a 40 gradi per 60 giorni l’anno. La previsione è contenuta in uno studio scientifico di Axa Climate sul grado di rischiosità futuro, al 2050, della regione Campania. Il paper è stato presentato a Napoli durante una delle tappe del ciclo di incontri dedicati al territorio, organizzati dal Gruppo assicurativo Axa Italia, dal titolo “Cambiamenti Climatici. Prevenire e mitigare il rischio – Axa incontra il territorio”.

“La protezione dalle catastrofi naturali è centrale per il Paese, soprattutto alla luce dell’elevata fragilità, dal punto di vista idrogeologico, del nostro territorio e degli effetti del cambiamento climatico in atto – ha affermato Umberto Guidoni, Co-Direttore Generale di Ania – Per questo, la legge che impone a tutte le imprese di assicurarsi per i danni causati dalle calamità naturali è una grande opportunità per mettere in sicurezza il tessuto produttivo italiano. Ad oggi, solo il 15% delle aziende ha una copertura. L’auspicio è che presto tutte comprendano il grande valore delle polizze catastrofali per la tutela della loro attività”.

“In questi giorni segnati da temperature estreme e ondate di calore che stanno attraversando il nostro Paese, siamo oggi a Napoli per proseguire il nostro impegno nel diffondere una maggiore consapevolezza sui rischi legati al cambiamento climatico e sulle strategie di mitigazione e prevenzione applicabili nei territori – ha dichiarato Letizia D’Abbondanza, Chief Customer & External Communication Officer del Gruppo Axa Italia – Questa settima tappa del ciclo di incontri a livello nazionale conferma, ancora una volta, attraverso i dati del nostro studio scientifico sulla rischiosità futura della Campania, quanto la questione climatica sia sempre più urgente e non più rimandabile. È quindi fondamentale affrontare questa sfida con proposte concrete: dalle iniziative di sensibilizzazione e formazione, fino a vere e proprie strategie di adattamento e resilienza. Per riuscirci, è indispensabile il coinvolgimento di tutti gli attori della società, valorizzando competenze e strumenti in un’ottica di collaborazione tra pubblico e privato”.

I dati del report

Sul fronte delle temperature, i modelli di Axa Climate prevedono un aumento su quasi tutta la regione di circa 5 gradi, passando dai 31-34° attuali ai 33-39° nel 2050. Sarà l’entroterra a subire le temperature più elevate, in particolare il nord-est, con temperature fino a 39 gradi a seconda della zona.
Rispetto alla media, nel 2050 sono previsti 5 giorni in più l’anno considerati “pericolosi” per la salute con picchi massimi all’ombra superiori a 40°, concentrati soprattutto nella parte nord ovest del territorio campano.

Il fenomeno delle ondate di calore si intensificherà particolarmente, diventando sempre più frequente: un’ondata di calore di 10 giorni con temperature a 33°che fino ad oggi accadeva una volta ogni 10-30 anni, nel 2050 accadrà, secondo gli esperti, tra una volta l’anno a una volta ogni 5 anni. Sempre in proiezione al 2050, le ondate di calore raggiungeranno temperature e durate mai registrate prima, con temperature fino a 40° per 60 giorni l’anno nei casi più estremi.

Queste condizioni rappresenteranno una grande sfida per le città campane, soprattutto per il capoluogo, Napoli, dove il fenomeno delle isole di calore nelle aree più urbanizzate potrà portare le temperature a 4-6° in più, con massime all’ombra che potranno aumentare del 42% passando dai 33 gradi ai 47 nel 2050.

Inondazioni ed eventi di piogge intense, che hanno già colpito in modo importante la regione, diventeranno sempre più frequenti con il cambiamento climatico, con particolare attenzione alle aree più esposte: le rive dei principali fiumi – Volturno a Nord e Sele a Sud – e le valli.

Nel capoluogo, l’aumento dei livelli di inondazione rimane limitato, ma alcune zone, come il quartiere di San Giovanni a Teduccio, potrebbero essere interessate da allagamenti fino a un metro d’acqua. In scenari più estremi, invece, alcune aree vicino alla Stazione Centrale e all’aeroporto di Napoli potrebbero essere sommerse da oltre 2 metri d’acqua.

Il territorio campano continuerà inoltre ad essere soggetto a stress idrico, soprattutto nella parte meridionale e orientale, che già oggi può registrare livelli superiori al 300% : una minaccia crescente per le attività agricole e, più in generale, per l’economia della regione.

Anche il rischio frane rappresenterà un pericolo sempre più importante per l’intero territorio campano, in particolar modo per la parte sud e centrale, nelle province di Avellino e Salerno. Al contempo, anche il fenomeno dei terremoti continuerà a rappresentare un rischio per la regione con relativi impatti diretti e indiretti su popolazione e infrastrutture: sarà la parte est della regione ad essere più soggetta, e in particolare l’Irpinia.

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