È ancora estremamente ridotta la percentuale di aziende italiane assicurate contro i danni all’ambiente: secondo l’ultima indagine di settore, infatti, solo lo 0,89% delle imprese Made in Italy – tra microimprese, PMI e multinazionali – dispone di una polizza per i danni alle risorse naturali. Il dato emerge da un’elaborazione dell’Osservatorio Pool Ambiente, consorzio di coassicurazione nato nel 1979 dopo il disastro di Seveso, di cui tra pochi mesi ricorrerà il 50° anniversario, e oggi centro d’eccellenza nazionale sui rischi ambientali e sui sinistri, basata sulla terza rilevazione statistica di ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) sulla diffusione delle polizze di responsabilità ambientale tra le aziende italiane.
Il 2023, ultimo anno con dati consolidati, segna il salto più rapido della serie storica: +32,6% di polizze sottoscritte (da 6.558 a 8.696), ben oltre la crescita del biennio precedente (+6,4% tra 2021 e 2022). Tra i settori più assicurati troviamo quello dei rifiuti (22,62%), grazie anche all’obbligo di legge, introdotto nel 1999 dalla Regione Veneto, per le imprese attive nel settore di sottoscrivere una polizza assicurativa e una fidejussione a favore della Regione per i danni all’ambiente. Completano il podio delle aree settoriali più coperte contro i danni all’ambiente il chimico (14,08%) e il petrolifero (6,55%). In fondo alla classifica, sotto o alla pari della media nazionale, troviamo invece i settori siderurgico e metalmeccanico (0,94%), dei trasporti (0,64%) e quello civile, commerciale e turismo (0,16%). Un segnale incoraggiante arriva invece dal comparto attività presso terzi (edilizia, bonifiche, manutenzioni), che nel 2023 ha quasi raddoppiato il portafoglio polizze (+81%, da 1.540 a 2.789 contratti), trainato dalla crescente domanda di garanzie nei contratti pubblici e privati.
“In Italia manca ancora una cultura assicurativa ambientale matura – ha affermato Tommaso Ceccon, Presidente di Pool Ambiente – Auspichiamo che questa convergenza venga colta con determinazione, nell’interesse delle imprese che chiedono certezza sulla gestione del rischio ambientale, dei cittadini che vivono nei territori esposti alla contaminazione, delle finanze pubbliche che oggi ne sostengono i costi, e degli obiettivi di zero inquinamento che l’Unione Europea ha posto al centro del Green Deal”.
