La crescita dell’intelligenza artificiale passa sempre più dai data center, e con essa cresce anche la complessità dei rischi assicurativi. È questo il cuore del nuovo report pubblicato da Swiss Re Institute nella serie sigma insights, intitolato “Assicurare l’IA: i rischi legati all’accumulo di valore nei data center”. Il documento fotografa un settore in piena espansione, destinato a crescere a un tasso annuo composto del 14% fino al 2030, ma anche profondamente trasformato nella sua natura tecnologica e industriale.
I data center stanno evolvendo da infrastrutture relativamente semplici a sistemi altamente ingegnerizzati, con un conseguente cambiamento nel profilo di rischio. Nuovi fattori di esposizione emergono in un contesto in cui la tecnologia corre più veloce dell’esperienza sui sinistri e dell’aggiornamento dei codici di sicurezza. A rendere il quadro ancora più complesso è la scarsità di dati empirici relativi agli impianti di nuova generazione basati sull’IA. Le analisi dello Swiss Re Institute evidenziano inoltre una forte esposizione geografica: oltre un quarto della capacità dei data center negli Stati Uniti potrebbe trovarsi in aree soggette ad almeno tre giorni di grandine intensa all’anno, mentre più del 40% è collocato in zone con elevata frequenza di tornado.
In questo scenario, anche il mercato assicurativo sta cambiando rapidamente. Il volume globale dei premi legati ai data center è oggi stimato in 10,6 miliardi di dollari, ma potrebbe più che raddoppiare entro il 2030, arrivando a 24,2 miliardi. La crescita è alimentata anche dalla necessità di coperture sempre più elevate per singoli siti, spinta dalle esigenze di finanziamento e dalla concentrazione di valore all’interno delle strutture.
Sul fronte dei rischi operativi, le nuove tecnologie stanno introducendo vulnerabilità inedite. L’adozione diffusa di batterie agli ioni di litio come sistemi di backup direttamente nei rack dei server rappresenta una nuova potenziale fonte di innesco per incendi, con possibili effetti sia sulla frequenza sia sulla gravità dei danni. Parallelamente, la transizione verso sistemi di raffreddamento a liquido diretto al chip sta aumentando l’incidenza delle perdite legate ai liquidi, che già oggi rappresentano una quota significativa dei costi storici nei data center.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’accumulo di rischi legati alle catastrofi naturali. La concentrazione di grandi cluster di data center in specifiche aree geografiche aumenta la probabilità che un singolo evento atmosferico possa generare perdite simultanee su più strutture e programmi assicurativi. A questo si aggiunge il crescente rischio di interruzione dell’attività, amplificato dalla complessità delle strutture moderne, che spesso ospitano più locatari e sistemi condivisi, con coperture assicurative frammentate tra edifici, infrastrutture e componenti tecnologiche.
Secondo Jimmy Keime, Head Engineering & Nuclear di Swiss Re, “questa trasformazione segna un cambiamento strutturale per il settore riassicurativo. Man mano che i data center diventano sempre più concentrati, dipendenti dall’energia e sistemicamente critici, si trovano ad affrontare una gamma di esposizioni in continua evoluzione». Keime sottolinea come per il settore non sia più sufficiente un approccio passivo al trasferimento del rischio: «diventa necessario promuovere attivamente la resilienza, intervenendo già nelle fasi di progettazione, localizzazione e approvvigionamento energetico, e richiedendo una maggiore trasparenza sul rischio sottostante”.
