C’è una parola che attraversa il Global Risks Report 2026 di NTT Data come un filo rosso: competizione. Non siamo più nell’epoca della semplice “policrisi” o della somma di shock isolati. Il World Economic Forum parla apertamente di Age of Competition: un ordine multipolare, meno multilaterale, più frammentato. Una geoeconomia in cui dazi, sanzioni, controlli sugli investimenti e restrizioni tecnologiche diventano strumenti ordinari di potere. Un cambio di paradigma profondo: il rischio non è più un evento isolato da inserire in uno “scenario” probabilistico, ma è diventato il sistema stesso entro cui operano mercati e società. È una fotografia che dice molto: il rischio dominante non è climatico né sanitario, ma politico-economico, ovvero maggiore volatilità nelle catene di fornitura; aumento dell’esposizione nel credito commerciale; rischi di business interruption “indiretti”; e pressioni su marine, cargo e surety.
Secondo l’indagine condotta su oltre 1.300 esperti, la percezione del futuro è marcatamente negativa: il 50% degli intervistati prevede un outlook “turbolento” o “tempestoso” nei prossimi due anni, una percentuale che sale al 57% se guardiamo al prossimo decennio. Solo l’1% intravede un futuro calmo. In questo contesto, la stabilità è sotto assedio a causa del declino del multilateralismo. Per la prima volta dopo anni, il rischio dominante nel breve termine (2 anni) non è climatico né sanitario: è la confrontazione geoeconomica, seguita dai conflitti armati tra Stati.
Stiamo assistendo al passaggio da un mondo unipolare a un ordine multipolare e frammentato, dove la cooperazione è sostituita dal confronto geoeconomico, che tradotto significa: Volatilità estrema nelle catene di fornitura, Aumento dell’esposizione nel credito commerciale, Rischi di Business Interruption “indiretti”, causati da decisioni politiche esterne, Pressioni senza precedenti sui rami Marine, Cargo e Surety. In un mondo dove la cooperazione internazionale si indebolisce, gli strumenti economici diventano armi strategiche. Se la geoeconomia diventa arena di scontro, il rischio si ibrida con quello geopolitico. Un panorama che necessita di ricalibrare i modelli: non basta più la probabilità storica, serve una lettura strategica dei flussi commerciali e delle dipendenze critiche. Il rischio politico torna centrale. Ma con una differenza: non è più confinato ai mercati emergenti.
Inflazione, debito, bolle: il ritorno dei fondamentali economici
Il report segnala un forte incremento di percezione per recessione, inflazione e possibili bolle finanziarie nel breve termine. E per un sistema assicurativo come quello italiano, con importanti portafogli obbligazionari e una forte esposizione al debito sovrano domestico, il messaggio è chiaro: la volatilità finanziaria è strutturale. In un contesto di tassi instabili e spread potenzialmente ampliati l’ALM diventa ancora più cruciale; lo SCR di mercato può tornare sotto pressione; il pricing dei prodotti vita deve incorporare scenari meno lineari. Il capitale regolamentare non è più una variabile tecnica, ma un asset competitivo. La gestione del rischio finanziario si intreccia con la resilienza geopolitica.
Cyber e disinformazione: la nuova normalità del rischio tecnologico
Nel breve periodo, misinformation e cyber insecurity sono tra i rischi più alti. È un dato che parla direttamente al mercato italiano, dove la penetrazione del cyber insurance è ancora limitata rispetto all’esposizione reale. Le minacce non sono più solo ransomware o data breach. Sono: attacchi alle infrastrutture critiche; campagne di disinformazione che influenzano mercati e reputazioni; deepfake utilizzati per frodi sofisticate. Il cyber non è più un prodotto accessorio. È una linea strategica. E qui l’Insurtech può fare la differenza: underwriting dinamico, monitoraggio continuo, modelli predittivi, integrazione con servizi di prevenzione.
Il futuro non è solo trasferire il rischio, ma anticiparlo. Il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale ne ha fatto uno dei rischi globali a lungo termine più rilevanti: le “conseguenze avverse delle tecnologie AI” scalano dalla trentesima posizione nell’orizzonte a due anni fino al quinto posto in quello decennale, segnando un salto che riflette quanto questa preoccupazione, un tempo confinata a dibattiti di nicchia, sia ormai entrata prepotentemente nell’agenda globale. L’insicurezza informatica ha sostituito la guerra informatica e lo spionaggio come principale minaccia, riflettendo la natura in evoluzione dei conflitti e della criminalità digitale. Nel frattempo, le infrastrutture critiche obsolete e le nuove esigenze infrastrutturali digitali devono far fronte a crescenti minacce derivanti da rischi fisici, informatici e climatici. La vera domanda non è se usare l’AI, ma come governarla. In un contesto europeo sempre più regolato (AI Act), l’explainability diventa elemento chiave. Chi saprà coniugare efficienza algoritmica e trasparenza normativa avrà un vantaggio competitivo.
Clima: meno urgente oggi, dominante domani
Uno dei passaggi più interessanti del report è la temporanea de-prioritizzazione dei rischi ambientali nel breve termine, a fronte di una loro netta centralità nel lungo periodo. Nel ranking a dieci anni, eventi climatici estremi e perdita di biodiversità tornano in cima. In Italia, tuttavia, il clima non è mai davvero uscito dall’agenda operativa: alluvioni, siccità, grandinate devastanti hanno già ridisegnato la mappa dei sinistri.
L’introduzione dell’obbligo assicurativo contro le catastrofi naturali per le imprese rappresenta un passaggio storico, ma apre interrogativi urgenti: il pricing regge o si rischia una sistematica sotto-tariffazione? La capacità di riassicurazione è sufficiente? I modelli parametrici e i dati satellitari vengono davvero impiegati al loro pieno potenziale? In un’Age of Competition, persino la gestione del rischio climatico rischia di trasformarsi in una questione di sicurezza economica nazionale.
