Negli ultimi due anni il 57% delle imprese familiari italiane ha subito almeno un attacco informatico, riuscito o tentato, e tra queste il 38% ha dovuto fronteggiare due o più episodi. Solo due imprese familiari su cinque sostengono di non aver registrato attacchi, una quota superiore al 26% rilevato a livello globale. È quanto emerge dal report “Family Business Cybersecurity” di Deloitte Private, parte della serie internazionale Deloitte Private’s Family Business Insights, che ha coinvolto circa 1.600 aziende a livello globale. Nel mondo la quota di imprese familiari colpite sale al 74%, segno di una minaccia ormai strutturale.
Attacchi sempre più diversificati e con impatti concreti
In Italia gli attacchi più frequenti sono legati a phishing e Business Email Compromise, indicati da circa tre imprese su cinque, ovvero frodi via email sempre più sofisticate e difficili da intercettare. Seguono malware e minacce interne, tra divulgazione di dati riservati e uso di tecnologie non autorizzate. Gli impatti sono prevalentemente economici, ma non mancano ricadute operative e reputazionali. Solo una minima parte delle aziende colpite riesce a evitare conseguenze significative, mentre la maggioranza registra danni concreti sul business. La consapevolezza del rischio appare diffusa, ma la maturità resta disomogenea. Poco più della metà delle imprese (55%) si sente ampiamente preparata a difendersi, mentre il resto ammette lacune o un livello di protezione solo parziale. Un terzo dichiara di avere una strategia solida e strutturata, ma la maggioranza riconosce la necessità di rafforzarla.
Sul piano delle misure di base, molte realtà hanno adottato strumenti di protezione della rete, autenticazione multifattoriale e aggiornamenti costanti dei software. Tuttavia, solo il 33% effettua regolarmente il backup dei dati, una delle difese più elementari e raccomandate. Ancora più limitata è la diffusione di capacità avanzate come threat intelligence, piani formalizzati di incident response o valutazioni strutturate della cyber maturity, praticate appena dal 14% delle imprese.
Cybersecurity di base diffusa, competenze avanzate da rafforzare
In Italia le imprese familiari mostrano una buona adozione delle misure fondamentali di cyber hygiene come protezione della rete (69%), utilizzo di sistemi di autenticazione multifattoriale o password sicure (64%), e aggiornamento costante dei software (62%). Tuttavia, solo un’azienda su tre (33%) dichiara di eseguire regolarmente backup dei dati, una delle difese di prima linea raccomandate dai principali framework di sicurezza informatica. Sul fronte delle capacità più evolute – come threat intelligence, procedure di incident response e identificazione dei key asset da proteggere – i livelli di adozione risultano ancora limitati e disomogenei. Solo il 14% delle imprese effettua valutazioni di cyber maturity, strutturate su persone, processi e tecnologie.
“Guardando ai prossimi 24 mesi, infatti, oltre la metà delle imprese italiane coinvolte nello studio attribuisce un rischio moderato o alto a queste minacce per il proprio business, mentre a livello globale tale percentuale si attesta su circa il 70% – afferma Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader Italia e area Central Mediterranean -. A prescindere da eventuali divari sulle percezioni territoriali del fenomeno, risulta cruciale accompagnare le imprese, non solo familiari, in un percorso di rafforzamento delle proprie strategie di cybersecurity”
