Recuperare crediti è sempre più difficile: metà delle fatture globali esposte a rischio elevato

Nella nuova edizione del Collection Complexity Score & Rating, Allianz Trade segnala che il 48% dei crediti commerciali internazionali è esposto a Paesi con rischio di recupero “Alto” o “Molto Alto”; l’Italia è in fascia “Significativo” (46/100).
Rischi emergenti

In un contesto geopolitico frammentato e segnato da tensioni commerciali, recuperare un credito oltreconfine è diventato un esercizio sempre più complesso. Secondo la quarta edizione del Collection Complexity Score & Rating pubblicata da Allianz Trade, nel 2026 il livello globale di difficoltà si attesta a 47,2 su 100, una soglia definita “significativa”. Il dato assume un peso ancora maggiore se si considera che quasi la metà dei crediti commerciali internazionali, il 48%, è esposta a Paesi con rischio di recupero “Alto” o “Molto Alto”, per un controvalore che supera 1.100 miliardi di dollari.
L’analisi copre 52 economie che rappresentano circa il 90% del Pil e degli scambi mondiali e misura la complessità della riscossione sulla base di prassi di pagamento, funzionamento dei tribunali e quadri normativi sull’insolvenza. Rispetto al 2022 il quadro appare solo lievemente migliorato: diminuisce la quota di Paesi nelle fasce più critiche, ma cresce quella classificata come “Significativo”, a conferma di una distribuzione del rischio più concentrata e diffusa.

Recupero crediti, Italia: ritardi e giustizia lenta pesano sulle imprese nel 2026

L’Italia si colloca proprio in questa fascia con uno score di 46/100. A pesare sono soprattutto i ritardi nei pagamenti e i tempi della giustizia civile. Nonostante una normativa rigorosa in linea con gli standard europei, le imprese continuano a registrare abitudini di pagamento deboli e DSO medi elevati, intorno ai 73 giorni per le società quotate nel 2024. Le azioni giudiziarie restano lunghe e onerose e spesso impongono di privilegiare soluzioni stragiudiziali, come negoziazioni e piani di rientro. Anche sul fronte delle insolvenze, il nuovo Codice della Crisi ha rafforzato gli strumenti di prevenzione, ma nella pratica la liquidazione giudiziale resta prevalente e i tempi di recupero possono protrarsi per anni, con prospettive limitate per i creditori chirografari.

Per il Made in Italy, i mercati che presentano le maggiori complessità di recupero tra i principali partner commerciali sono Cina, Slovacchia, India, Stati Uniti e Repubblica Ceca, a testimonianza di come il rischio non sia confinato alle sole economie emergenti.

A livello globale, le procedure di insolvenza restano la principale fonte di complessità, con Medio Oriente e Africa tra le aree più critiche: Arabia Saudita, Messico ed Emirati Arabi Uniti sono i mercati più difficili, mentre Germania, Paesi Bassi e Portogallo risultano più agevoli. Intanto i nuovi hub commerciali, come Emirati Arabi Uniti, Vietnam e Malesia, pur strategici, presentano rischi elevati, rendendo indispensabile una gestione del credito più selettiva in un contesto segnato da protezionismo e tensioni geopolitiche.

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