Sanità in Ue: per il 93% degli esperti sistemi a rischio entro 5-10 anni nei maggiori Paesi

Focus su Italia, Francia, Germania e Spagna nel primo Rapporto prospettico sulle vulnerabilità per le strutture sanitarie al 2035, realizzato dal gruppo mutualistico Relyens.
rischio sanitario

Il 93% dei professionisti della salute ritiene che la situazione del sistema sanitario di Italia, Francia, Germania e Spagna peggiorerà nei prossimi 5-10 anni. Il 72% prevede che la carenza di operatori della salute possa compromettere direttamente la sicurezza dei pazienti. In una griglia di 25 rischi a carico dei diversi sistemi di cura e assistenza, tre dei maggiori sono comuni a tutti i Paesi presi in esame in un orizzonte di cinque anni: invecchiamento della popolazione, inflazione dei costi sanitari e, appunto, la carenza di personale.

Sono alcuni dei numeri chiave del primo Rapporto prospettico dedicato ai fattori di rischio per le strutture sanitarie europee entro il 2035, realizzato da Relyens, gruppo mutualistico europeo specializzato nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità. Frutto di un’indagine inedita condotta da Ipsos su 924 dirigenti e professionisti della salute in Italia, Francia, Germania e Spagna, e di un approfondito lavoro scientifico svolto con un comitato di esperti internazionali, il rapporto offre un’analisi unica delle vulnerabilità dei sistemi sanitari europei, attraverso una mappatura dei 25 principali rischi.

Secondo il rapporto, l’80% delle vulnerabilità giudicate più impattanti è considerato insufficientemente anticipato. La sanità in Ue affronta ripetute crisi che ne indeboliscono la capacità di garantire cure in modo equo, sicuro e sostenibile. Peraltro, queste crisi non sono più isolate, ma interdipendenti, per cui generano effetti di amplificazione: una tensione economica può accentuare la carenza di personale che a sua volta indebolisce la sicurezza dei pazienti, alimenta la sfiducia nel sistema e complica le politiche di reclutamento. Ecco perché lo studio rileva la necessità di un cambio di paradigma nell’individuazione anticipata e nella gestione delle crisi: il “supporto finanziario e organizzativo” è infatti tra le leve di azione enucleate la più citata, in risposta diretta ai rischi strutturali come l’inflazione dei costi (47%) e la carenza di personale e il burnout (47%).

Oltre alle vulnerabilità, il rapporto mette in evidenza alcuni nodi critici nell’architettura dei sistemi sanitari nei Paesi analizzati: il deterioramento del capitale umano, legato a scarsa attrattività e perdita di senso; la crescente sfiducia verso le istituzioni sanitarie, come effetto di inefficienze, diseguaglianze di accesso, interruzioni dell’assistenza o disinformazione; infine la dipendenza tecnologica non governata e i rischi legati alla cybersicurezza, all’affidabilità dell’Ia o all’interoperabilità dei sistemi informativi. Tra le soluzioni e attività concrete per migliorare la resilienza delle strutture sanitarie, la ricerca individua tre leve d’azione chiave: rafforzare le risorse umane e la qualità della vita lavorativa, come prima condizione per la sicurezza delle cure; implementare un approccio integrato alla gestione dei rischi, che tenga conto delle interdipendenze e degli effetti a catena; accelerare l’innovazione e la cooperazione europea, per condividere strumenti critici, dati e risorse.

“Il rapporto fa luce sulle dinamiche di rischio che osserviamo quotidianamente e alimenta una riflessione collettiva indispensabile – ha affermato Dominique Godet, direttore generale di Relyens – Gli esperti di Relyens vedono ogni giorno strutture alle prese con scelte complesse: mantenere la qualità delle cure con team esausti, investire senza visibilità, governare senza dati condivisi. Di fronte a tutto questo – prosegue Godet – il nostro ruolo evolve: noi, Relyens e il suo ecosistema, non siamo più soltanto chiamati a contenere le crisi, ma a costruire organizzazione solide, capaci di apprendere, anticipare e cooperare”. 

“Questo rapporto intende orientare l’azione – ha dichiarato Paolo Silvano, presidente del Comitato scientifico Relyens – Mostra che la resilienza è un progetto collettivo che deve coinvolgere strutture sanitarie, assicuratori, decisori pubblici e partner europei”.

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