Appena il 22% delle società assicurative italiane non quotate pubblica una policy ambientale e la stessa percentuale si rileva per quanto riguarda la pubblicazione di una policy sui diritti umani. Nessuna compagnia, invece, risulta avere una policy dedicata all’intelligenza artificiale. Ancora una volta il 22% rende disponibile una policy sulla parità di genere, mentre solo il 17% affronta esplicitamente i temi della diversità e dell’inclusione. Sono i dati che emergono dallo studio “La sfida della Sostenibilità per le assicurazioni italiane non quotate” realizzato da Standard Ethics con l’obiettivo di valutare la capacità delle compagnie assicurative non quotate italiane di interpretare e semplificare i temi di sostenibilità per renderli funzionali ai rapporti con clientela, fornitori e destinatari dei propri investimenti.
Dall’indagine, che ha preso in esame 18 compagnie assicurative italiane non quotate, emerge che anche se tutte le realtà del campione (il 100%) pubblicano un Codice Etico o di Condotta, appena il 28% degli strumenti di governo appare effettivamente conforme ai principali riferimenti internazionali sulla Sostenibilità, come quelli forniti da Onu, Ocse e Unione Europea. Guardando alla composizione dei consigli di amministrazione, soltanto nell’11% dei casi si raggiunge la parità di genere, mentre, secondo i dati aggiornati a marzo, in cinque società la componente femminile risulta del tutto assente. Infine, il 56% delle assicurazioni analizzate fornisce una rendicontazione Esg secondo standard riconosciuti.
Sebbene alcune società non quotate abbiano iniziato un percorso di allineamento alle indicazioni internazionali, il divario nella trasparenza e qualità della comunicazione è ancora ampio nel confronto con le tre compagnie quotate in Italia (Assicurazioni Generali, Revo Insurance, Unipol Assicurazioni).
Non meno importante il dato che evidenzia come nel campione di 18 assicurazioni appare diffuso l’impiego di consulenza esterna ma sporadica l’interlocuzione con agenzie di rating specializzate (solo l’11% dei casi pubblica una qualche valutazione ESG esterna). In molti casi, ne deriva una ridotta coerenza delle comunicazioni pubbliche in ambito di ESG Risk Management, governance, politiche e target Esg rispetto alle indicazioni internazionali. Infine e nel complesso, ancora basso il tasso medio di rappresentanza del genere meno rappresentato (in tutti i casi quello femminile). Solo 2 compagnie delle 18 analizzate raggiungono la parità di genere all’interno del proprio organo apicale, mentre 5 (secondo i dati forniti a marzo) risultano prive di una presenza femminile.
Rispetto al primo studio sulle banche italiane non quotate, emergono dati positivi per le assicurazioni non quotate in relazione alla pubblicazione di policy ambientali (22% contro il 14% degli istituti di credito) e sociali (22% rispetto a 9% e 19% su temi come diritti umani e parità di genere). Al contrario, gli istituti di credito appaiono maggiormente allineati nell’adozione di specifici target ambientali (riduzione emissioni GHG; net- zero carbon; utilizzo di energie rinnovabili); sulla parità di genere; e di policy in materia di diversità e inclusione. Non si riscontrano differenze significative in area governance.
