Il settore assicurativo italiano si sta attrezzando per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e dai rischi di sostenibilità, ma i numeri rivelano un quadro in cui le criticità sono ancora forti. È quanto emerge dal 3° Rapporto annuale di Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) sul monitoraggio dei rischi da catastrofi naturali e di sostenibilità, che raccoglie dati quantitativi aggiornati al 31 dicembre 2023 e informazioni qualitative riferite alla fine del 2024.
L’indagine, che ha coinvolto 89 imprese assicurative (di cui 85 italiane), rappresentative dell’85% della raccolta premi complessiva, ha l’obiettivo di costruire un sistema informativo affidabile per supportare la stabilità finanziaria e le politiche di adattamento climatico. Tre i focus principali: integrazione dei fattori ESG nella governance, impatto dei rischi fisici (eventi climatici e sismici) e rischi di transizione legati alla decarbonizzazione.
Cresce la consapevolezza ESG, salgono i premi per eventi estremi
I risultati mostrano una crescente attenzione alla sostenibilità: il 93% delle compagnie ha già integrato i fattori ESG nella propria governance o ha programmato di farlo. La qualità dei dati migliora, con un aumento dell’uso di stime specifiche per i rischi da inondazioni, grandine, tempeste e terremoti (dal 57% al 61,3%).
Sul fronte della sottoscrizione, la raccolta premi per coperture da catastrofi naturali ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro nel 2023, contro gli 1,8 miliardi del 2018. L’80% di questi premi riguarda rischi climatici acuti, come grandine e tempeste. Ma se aumenta la raccolta, crescono anche i costi per le compagnie: oltre 7 miliardi di euro di oneri per sinistri nel 2023, contro una media di 1,5-2 miliardi nel quinquennio precedente. A pesare sono soprattutto eventi metereologici estremi in aree densamente assicurate.
La grandine si conferma il rischio più assicurato e più oneroso: oltre il 60% dei premi e il 70% dei sinistri. In crescita anche i premi raccolti per il rischio terremoto, saliti a 385 milioni di euro (+14,6% rispetto al 2022).
Investimenti e rischi di transizione: 10 miliardi ancora nei fossili
Sul fronte finanziario, il 67% degli investimenti totali delle compagnie è riconducibile a imprese con obiettivi di decarbonizzazione. Tuttavia, circa 64 miliardi di euro (6,4% del totale) sono ancora esposti a rischi di transizione, di cui 10 miliardi nei combustibili fossili. Un dato che evidenzia una transizione in corso, ma non ancora compiuta.
Le assicurazioni detengono inoltre circa l’8% delle obbligazioni verdi emesse dal settore privato (14 miliardi di euro), con una prevalenza di emissioni provenienti dal comparto finanziario e assicurativo (38,3%).
