Ivass: “Le polizze sono scritte ancora con un linguaggio troppo complesso”

L’Istituto di Vigilanza ha pubblicato il follow-up della prima indagine sulla chiarezza dei contratti assicurativi.
contratti assicurativi intermediari

Oggi le polizze sono scritte in un linguaggio ritenuto ancora “troppo complesso”. Questo genera non poca confusione nei possibili assicurati. Ma rispetto al passato c’è stato un generale miglioramento nella chiarezza dei contratti assicurativi. Sono queste le evidenze emerse dall’analisi quali-quantitativa sui contratti assicurativi svolta nel 2024 da LPC Research per Ivass, come follow-up della prima indagine del 2022. I risultati dello studio sono stati illustrati nel corso del workshop organizzato dall’Istituto di Vigilanza. L’appuntamento si è tenuto lo scorso 10 aprile 2025 a Roma presso la sede di via Nazionale, ed è stato aperto dal consigliere Riccardo Cesari.

Le evidenze emerse

Le polizze prese in esame sono state analizzate dall’indice Gulpease, un indicatore di leggibilità dei testi in lingua italiana che rivela quanto un testo sia facile o difficile da leggere e comprendere. Secondo la ricerca, l’indice Gulpease medio relativo ai contratti assicurativi analizzati è passato da 44,24 a 47,34, con un valore massimo che ha raggiunto 54,60 (mentre il valore di riferimento della Costituzione italiana è 54,90), e un minimo di 40,80. Rispetto alla prima rilevazione, ben 23 contratti su 26 hanno registrato un miglioramento, con uno scarto medio positivo di circa 3 punti. Inoltre, il 26% del campione ha superato la soglia 50 dell’indice, mai toccata prima.

Per quanto riguarda la lunghezza media dei periodi (G2), si è passati da 24,64 a 20,72 parole per periodo. Anche il numero medio di proposizioni per periodo (G5) è sceso da 2,09 a 1,89, avvicinandosi al valore della Costituzione (1,37). Un calo ancora più marcato si è registrato nella percentuale di subordinate (G6), che è passata dal 21,64% all’8,46%, indicando una notevole semplificazione sintattica.

La lunghezza media delle parole (G3) è rimasta pressoché stabile, passando da 5,67 a 5,58 caratteri, mentre la percentuale di parole non appartenenti al vocabolario di base (G4) è diminuita dal 36,27% al 33,97%. La profondità dell’albero sintattico (G8) è scesa da 7,01 a 5,96, e la lunghezza media delle relazioni di dipendenza (G9) è aumentata da 2,77 a 3,14. In particolare, la clausola sulle dichiarazioni del contraente/assicurato ha mostrato un netto miglioramento: l’indice Gulpease medio per questa parte del contratto è salito da 32 a 44,28, con un range molto ampio tra minimo e massimo (28,5 – 58,6), segno di interventi non uniformi tra le imprese.

Sul fronte qualitativo, il 23% delle compagnie ha effettuato interventi significativi e migliorativi, il 54% ha introdotto modifiche positive ma non sempre coerenti su tutto il testo, mentre il restante 23% ha mantenuto sostanzialmente inalterati i testi precedenti. La struttura e la grafica dei contratti risultano complessivamente migliorate, grazie anche all’uso di sezioni, moduli, rubriche, riquadri e icone. Permane ancora – secondo gli esperti di LPC Research – una certa rigidità linguistica e burocratica nei testi, sebbene si notino segnali positivi in termini di inclusività, chiarezza e orientamento al cliente. I risultati dimostrano che un percorso di semplificazione è stato avviato e, in molti casi, sta producendo effetti tangibili.

A commentare i risultati dell’indagine è stato il segretario generale dell’IvassStefano De Polis. “I risultati del follow up inducono a due considerazioni: la prima è che la via della semplificazione, se ben utilizzata, dà i suoi frutti, la seconda è che questi miglioramenti ai testi devono tradursi in modo sistematico in una maggiore semplicità e chiarezza di tutti i profili del contratto, in modo che la sua intera struttura accompagni la presentazione progressiva dei contenuti, con l’uso di un linguaggio chiaro e comprensibile. Per questo è importante proseguire nel cammino, avendo come obiettivo un processo culturale di rinnovato dialogo e fiducia con il consumatore”.

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