In Lombardia è previsto un aumento sostanziale delle temperature da qui al 2050, specie nella parte meridionale della regione, di oltre 4,6°. In crescita anche il numero di giorni in cui le temperature percepite supereranno i 39°C: 6-8 i giorni “pericolosi” per Milano, addirittura 10-12 per Pavia e Cremona. A Varese si attendono 10 giorni in più all’anno in cui le temperature massime all’ombra saranno maggiori di 35°, quasi un mese intero per Milano (26 gg). I dati sono contenuti in uno studio scientifico sul grado di rischiosità futuro, al 2050, della regione Lombardia, realizzato da Axa Climate, società del Gruppo Axa, presentato a Varese durante la quarta tappa del ciclo di incontri “Cambiamenti Climatici. Prevenire e mitigare il rischio – Axa incontra il territorio” organizzato dalla compagnia con il patrocinio di Ania e del Comune. L’obiettivo del percorso a tappe che attraversa l’Italia, è sensibilizzare cittadini, istituzioni e imprese sulla crescente urgenza dell’adattamento climatico.
Temperature in crescita e isole di calore
La ricerca di Axa Climate ha preso in esame 3 ambiti di rischio prioritari per la regione Lombardia: temperature estreme, inondazioni, stress idrico.
Detto delle temperature in aumento, un’altra criticità evidenziata dallo studio è rappresentata dal fenomeno delle isole di calore, che colpisce le aree urbane con un surriscaldamento fino a 10°C rispetto alle aree rurali circostanti.
Con riferimento alle inondazioni fluviali, ancora una volta principalmente esposta sarà la parte sud, e nello specifico la zona di Milano, in seguito all’aumento del rischio di esondazione dei fiumi Seveso e Lambro.
Particolare attenzione, sempre su Milano, merita il potenziale impatto sulle infrastrutture essenziali all’attività economica, come aeroporti, autostrade, stazioni. A titolo di esempio, la zona intorno all’aeroporto di Milano Linate vedrà un aumento del rischio di inondazioni, che raggiungeranno un livello fino a 49 cm nel 2050, con un aumento di 26 cm rispetto ad oggi.
Nella zona della stazione di Porta Garibaldi, i livelli d’acqua potrebbero arrivare fino a quasi 5 metri nel 2050, quasi 2 metri in più rispetto ad oggi.
Sul fronte delle inondazioni pluviali, i livelli massimi saranno raggiunti a nord, in aree limitate della Valtellina e Valchiavenna, ma con un impatto potenziale limitato in termini di superficie, mentre la parte meridionale della regione sarà quella maggiormente colpita.
A Varese si osserva, ad esempio, una situazione simile a quella di Milano, dove a rischio saranno principalmente le infrastrutture critiche come la tangenziale est, con un aumento di più di 33cm, e la zona intorno alla stazione, con una stima dei livelli di acqua tra i 14cm e i 75cm in più.
La regione Lombardia sarà infine sempre più soggetta a stress idrico, con oltre l’80% dell’acqua disponibile usata entro il 2080. Particolarmente esposta la parte est – dal Parco Regionale dell’Adamello fino al Parco Oglio Sud – passando per Brescia – con uno stress idrico del 63%.
In questo contesto di grande complessità, misure di adattamento ben progettate giocano un ruolo cruciale, per limitare i danni e aiutare la regione ad adeguarsi e a mantenere la sua attrattività economica e le sue attività.
Un confronto pubblico-privato per costruire resilienza
Durante la giornata si è tenuta una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, associazioni di categoria e aziende del territorio. Sono intervenuti, tra gli altri, Davide Galimberti (Sindaco di Varese), Silvia Scurati (Vice Presidente della Commissione Attività Produttive della Regione Lombardia), Umberto Guidoni (Co-Direttore Generale Ania), Letizia D’Abbondanza (Chief Customer & External Communication Officer di Axa Italia), insieme a rappresentanti di aziende come Belfor Italia, Trafileria Ceruti e della rete agenziale Axa.
Il confronto ha messo in luce l’esperienza delle imprese locali, le strategie già attivate in ambito associativo e le soluzioni operative messe in campo da compagnie assicurative e imprese di risanamento per affrontare situazioni di calamità. Un messaggio condiviso ha attraversato l’intero incontro: la necessità di agire oggi per proteggere il domani, in una logica di collaborazione tra pubblico e privato, valorizzando competenze, strumenti e approcci per affrontare una delle sfide più urgenti del nostro tempo.
“La gestione dei rischi climatici richiede una pianificazione e una protezione assicurativa che non sono ancora sufficientemente sviluppate in Italia – ha affermato Umberto Guidoni, Co-Direttore Generale di Ania – Per questo, l’obbligo di copertura contro le catastrofi naturali per le imprese è un passo determinante per tutelare in modo adeguato il tessuto produttivo italiano. L’auspicio è che presto tutte le aziende si dotino di questo ombrello di protezione, per la loro sicurezza e per alimentare la solidarietà che è alla base del principio mutualistico che rende efficiente il sistema”.
“In Axa crediamo nella necessità di accompagnare la società nella transizione climatica con un approccio a 360° che coinvolge attivamente tutte le Direzioni di Business, dal mondo dei Sinistri, all’offerta per i Clienti, consapevoli dell’importante ruolo sociale che, in quanto assicuratori, abbiamo – ha commentato Letizia D’Abbondanza, Chief Customer & External Communication Officer del Gruppo Axa Italia – Questi incontri hanno un duplice obiettivo: diffondere, da un lato, la cultura della prevenzione e mitigazione dei rischi con un approccio scientifico, guidato dai dati e orientato a individuare soluzioni e, dall’altro, coinvolgere tutti gli attori del territorio e renderli consapevoli della necessità, non più procrastinabile, di agire”.
