L’83% dei decision-maker IT italiani teme l’impatto della cyberwarfare sulla propria organizzazione

Secondo una ricerca condotta dall'azienda di cyber exposure management & security Armis, il 66% delle aziende italiane ha subito una violazione di cybersecurity.
cyber war

Il 74% dei decision-maker IT italiani (Itdm) afferma che le tensioni geopolitiche a livello globale hanno creato una maggiore minaccia in tema cyberwarfare, e quasi un terzo (29%) ha già denunciato un atto di guerra informatica alle autorità. Questo si aggiunge alle minacce già in atto nei confronti delle organizzazioni italiane, che secondo gli Itdm è rimasta costante (57%) – o in alcuni casi è peggiorata (40%). Sono alcuni dei risultati di “Warfare Without Borders: AI’s Role in The New Age of Cyberwarfare“, terzo report annuale sulla guerra informatica globale realizzato da Armis, azienda di cyber exposure management & security. La ricerca ha rilevato che l’intensificarsi dell’instabilità geopolitica e i rapidi progressi dell’IA stanno alimentando una nuova pericolosa era di guerra informatica. Il rapporto si basa su uno studio condotto su oltre 1.800 responsabili IT di Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Francia, Australia e Germania e su dati proprietari di Armis Labs.

“L’intelligenza artificiale consente agli attori statali di evolvere furtivamente le loro tattiche per commettere atti di guerra informatica in qualsiasi momento”, ha dichiarato Nadir Izrael, cto e co-founder di Armis. “Allo stesso tempo, le minacce stanno emergendo a ritmi travolgenti da nazioni più piccole e da attori non statali che sfruttano l’IA per creare minacce informatiche quasi alla pari. È imperativo che i leader della cybersecurity spostino i loro programmi “left of boom”, consentendo loro di fermare i cyberattacchi in grado di colpire le loro operazioni prima che ci sia un impatto reale sulla loro organizzazione”.

Dal report emerge che la maggioranza (61%) degli Itdm italiani ritiene che le capacità informatiche degli attori nazionali abbiano il potenziale per scatenare una guerra informatica su larga scala che potrebbe bloccare le infrastrutture critiche a livello mondiale. Il 70% delle organizzazioni italiane afferma che gli attacchi basati sull’IA rappresentano una minaccia significativa per la loro attività. L’IA non solo sta potenziando le minacce da Stati noti come la Russia, la Cina e la Corea del Nord, ma il 52% degli intervistati ritiene che l’IA generativa stia anche abilitando Stati più piccoli e attori non statali, elevandoli a minacce informatiche quasi alla pari.

“È essenziale che le aziende italiane rafforzino con urgenza le loro difese di cybersecurity”, ha dichiarato Nicola Altavilla, Director of the Mediterranean Region di Armis. “Con gli strumenti di sicurezza basati sull’intelligenza artificiale, i team di sicurezza possono livellare il campo di gioco per combattere con successo, potenziando il loro ambiente per proteggerlo dagli avversari malintenzionati prima che questi colpiscano. Solo con un approccio proattivo le aziende italiane possono davvero far progredire le loro operazioni di cybersecurity e difendere la società come la conosciamo da un atto di guerra informatica”.

I decision-maker IT italiani hanno espresso in gran parte dubbi quando è stato chiesto loro se il governo potesse difendere i suoi cittadini e le imprese da un atto di guerra informatica. Tuttavia, sono ampiamente fiduciosi (67%) che la propria organizzazione sia preparata a gestire un attacco di cyberwarfare e a rispondere alle relative minacce.

Le organizzazioni italiane adottano attualmente un approccio più reattivo alla cybersecurity, con il 60% che dichiara di rilevare e rispondere a un attacco informatico nel momento in cui si verifica o dopo che si è già verificato e ha avuto un impatto. Di conseguenza, il 79% degli intervistati italiani ha dichiarato che il passaggio a una postura di cybersecurity più proattiva, che aiuti a prevenire le violazioni, è un obiettivo primario per il prossimo anno.

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