Le pmi italiane non passano nemmeno nel 2024 l’esame di cyber risk. La bocciatura è contenuta nel rapporto Cyber Index Pmi, presentato oggi a Roma e realizzato da Generali e Confindustria, con il supporto scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano e con la partecipazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.
Dall’indagine, che ha coinvolto oltre mille piccole e medi imprese del Bel Paese, è emerso un quadro in chiaroscuro: il Cyber Index medio si attesta a 52 su 100, ancora sotto la soglia della sufficienza (60), anche se in lieve crescita rispetto al 2023. Solo il 15% delle aziende raggiunge un livello di maturità elevato, mentre il 47% si colloca nelle fasce basse o intermedie, con approcci ancora artigianali o poco strutturati alla sicurezza informatica.
“Le piccole e medie imprese italiane, contribuiscono in maniera determinante alla crescita, all’occupazione e all’innovazione del nostro Paese – ha dichiarato Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia -Per questo, ritengo che promuovere la loro innovazione e favorire la loro trasformazione digitale sia una delle principali sfide di questo tempo. Come Generali, consapevoli della nostra responsabilità sociale in qualità di primo assicuratore in Italia, vogliamo supportare in maniera concreta la diffusione della cultura della cyber sicurezza, accrescendo la consapevolezza della vulnerabilità rispetto al rischio informatico e sottolineando l’importanza dell’adozione di adeguate soluzioni di protezione. Oggi abbiamo presentato la seconda edizione del Rapporto Cyber Index Pmi e mettiamo a disposizione delle organizzazioni aziendali le nostre competenze e la nostra esperienza in tema di identificazione dei rischi cyber, oltre a strumenti assicurativi innovativi”.
Angelo Camilli, Vice Presidente di Confindustria, ha sottolineato come la cybersecurity rappresenti un pilastro per la crescita e la competitività del sistema produttivo, evidenziando l’importanza di un ecosistema sicuro supportato da iniziative come il Cyber Index e da un costante dialogo con le istituzioni.
“Le Pmi sono bersaglio crescente di attacchi informatici, ma mostrano ancora una scarsa maturità – ha spiegato Bruno Frattasi, Direttore generale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale – È urgente investire in cultura della sicurezza, anche attraverso progetti come EU Secure, che stanzia 16,5 milioni di euro per supportare le Pmi nell’adeguamento alle normative europee come la NIS2 e il Cyber Resilience Act”.
Un allarme condiviso anche da Pietro Labriola, delegato di Confindustria per la Transizione Digitale, che ha richiamato la necessità di costruire un sistema di collaborazione pubblico-privato, rafforzando le competenze e l’accesso a tecnologie sicure.
Tra le criticità più evidenti, secondo Remo Marini, Chief Security Officer di Generali, c’è la difficoltà delle aziende a individuare gli asset critici e a prioritizzare le azioni, soprattutto in un contesto di rapida evoluzione tecnologica e crescente interconnessione tra rischi cyber e scenari geopolitici.
Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, ha rimarcato come il fattore umano resti la principale vulnerabilità, aggravata da un’ancora scarsa comprensione del contesto aziendale e della filiera. E ha avvertito: l’adozione dell’Intelligenza Artificiale e della Generative AI potrebbe amplificare l’incertezza e le minacce, rendendo urgenti misure preventive più efficaci.
Il Rapporto evidenzia tre dimensioni di analisi: approccio strategico (54/100), attuazione di misure (57/100) e capacità di identificazione dei rischi (45/100). Quest’ultima resta la più carente, impedendo una corretta definizione di priorità.
Per colmare il gap, Generali e Confindustria avvieranno una serie di workshop territoriali dedicati alle imprese, con l’obiettivo di rafforzare la cultura della sicurezza e proteggere le aziende dai crimini informatici. La prima tappa è prevista per il 1° aprile a Roma, seguita da Genova e Napoli nei mesi successivi.
