Allianz Global Wealth Report, nel 2023 asset finanziari globali delle famiglie in aumento del 7,6%

A rivelarlo è la 15a edizione dello studio di Allianz, che esamina nel dettaglio la situazione patrimoniale e l’indebitamento delle famiglie in circa 60 paesi del mondo.
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Nel 2023 gli asset finanziari globali delle famiglie sono aumentati del 7,6%, più che compensando le perdite dell’anno precedente. A rivelarlo è la 15a edizione del “Global Wealth Report 2024” di Allianz, che esamina nel dettaglio la situazione patrimoniale e l’indebitamento delle famiglie in circa 60 paesi del mondo.

Secondo lo studio realizzato dagli esperti della compagnia, lo scorso anno è stato caratterizzato da una forte stretta monetaria, ma le economie si sono dimostrate resilienti e i mercati hanno registrato un fortissimo rialzo. In questo contesto, gli asset finanziari globali delle famiglie hanno registrato una forte crescita: con un aumento del 7,6%, le perdite dell’anno precedente (-3,5%) sono state più che compensate. Complessivamente, gli asset finanziari totali ammontavano a 239 trilioni di euro alla fine del 2023. La crescita nelle tre principali asset class è stata piuttosto disomogenea. I titoli (11,0%) e le assicurazioni/pensioni (6,2%) hanno beneficiato del boom del mercato azionario e dell’aumento dei tassi e sono cresciuti molto più velocemente rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Al contrario, la crescita dei depositi bancari è scesa al 4,6% dopo gli anni di boom legati alla pandemia, registrando uno degli aumenti più bassi degli ultimi 20 anni.

La ripresa nel 2023 è stata diffusa. In effetti, solo due Paesi – Nuova Zelanda e Thailandia – hanno registrato tassi di crescita negativi. Inoltre, la crescita è stata relativamente uniforme in tutte le aree geografiche, non da ultimo in Asia e in Nord America, che hanno registrato entrambe un incremento superiore all’8%, con gli Stati Uniti (8,6%) che hanno evidenziato un’espansione ancora più forte rispetto alla Cina (8,2%). Di conseguenza, il vantaggio di crescita delle economie emergenti rispetto alle economie avanzate si è nuovamente ridotto in modo significativo e lo scorso anno è stato pari a soli 2 punti percentuali. In sei degli ultimi sette anni, le economie emergenti hanno in gran parte perso il loro vantaggio di crescita.

“La crescita relativamente più debole dei Paesi più poveri riflette la nuova realtà di un mondo frammentato – ha spiegato Ludovic Subran, Chief Economist di Allianz – Fino al 2017, anno in cui sono esplose le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i Paesi più poveri avevano ancora un vantaggio di crescita di 10 punti percentuali o più rispetto ai Paesi più ricchi. Tutti pagheremo un prezzo per questa separazione, ma saranno le economie emergenti a risentirne di più. Un mondo meno connesso è un mondo con più disuguaglianze”.

Nessun posto per i depositi bancari

Nel 2023, dopo gli anni di boom dei risparmi forzati legati alla pandemia, è proseguita la normalizzazione dei nuovi risparmi che sono diminuiti del 19,3% a 3 trilioni di euro, un calo quasi esclusivamente attribuibile ai depositi bancari. Nel complesso, le banche di tutto il mondo hanno ricevuto solo 19 miliardi di euro: un crollo del 97,7%. Il principale colpevole sono le famiglie statunitensi che hanno liquidato depositi per un valore di 650 miliardi di euro. Le altre due asset class, invece, continuano ad essere popolari tra i risparmiatori. Gli afflussi in titoli sono addirittura aumentati ancora una volta del 10%. Tuttavia, c’è stato un notevole cambiamento di preferenze all’interno di questa asset class: se da un lato le azioni sono state vendute in modo equilibrato in molti mercati, dall’altro i risparmiatori hanno realizzato forti guadagni nelle obbligazioni, grazie all’inversione di tendenza dei tassi d’interesse. Anche le assicurazioni/pensioni si sono dimostrate relativamente solide, con il calo dei nuovi risparmi in tutto il mondo pari solo al 4,9%.

Riduzione attesa

La svolta dei tassi d’interesse non ha penalizzato gli asset finanziari ma ha avuto un chiaro impatto sul lato delle passività dei bilanci delle famiglie nel 2023: la crescita dell’indebitamento privato si è ulteriormente indebolita al 4,1% a livello mondiale, il valore più basso degli ultimi nove anni. Complessivamente, alla fine del 2023 le passività globali delle famiglie ammontavano a 57 trilioni di euro. Il calo della crescita del debito è stato osservato in quasi tutte le aree geografiche nel 2023 ed è stato particolarmente pronunciato in Europa occidentale e Nord America, dove la crescita si è più che dimezzata, rispettivamente all’1,1% e al 2,9%. Poiché la crescita nominale dell’attività economica globale è rimasta elevata per effetto dell’inflazione, il rapporto debito/PIL globale è diminuito per il terzo anno consecutivo, scendendo di 1,5 punti percentuali al 65,4%, un livello inferiore di oltre 3 punti percentuali rispetto a 20 anni fa.

La crescita relativamente forte degli asset e quella relativamente debole delle passività hanno portato a un aumento significativo dell’8,8% degli asset finanziari netti globali (differenza tra asset finanziari e passività). Complessivamente, gli asset finanziari netti globali ammontavano a 182 trilioni di euro alla fine del 2023; ciò rappresenta un aumento di quasi 15 trilioni di euro rispetto all’anno precedente ed è anche 4 trilioni di euro al di sopra del valore record precedente del 2021.

Battuta d’arresto

L’altra asset class che ha risentito dell’aumento dei tassi di interesse è stata quella immobiliare, che ha registrato la crescita più bassa degli ultimi 10 anni, avanzando solo dell’1,8%; in Europa occidentale è scesa del 2,2%. Ma anche in passato, i tassi di crescita del settore immobiliare sono rimasti indietro rispetto a quelli degli asset finanziari nella maggior parte dei mercati. In Nord America, ad esempio, il divario annuale è stato di quasi 1 punto percentuale negli ultimi due decenni, riflettendo il fatto che le plusvalenze di lungo periodo per il settore immobiliare sono inferiori a quelle delle azioni. Ma il futuro rischia di essere ancora più impegnativo, dato il crescente impatto dei cambiamenti climatici sugli asset immobiliari. Sebbene le catastrofi naturali dominino le notizie della stampa, i costi della transizione verso edifici ecosostenibili (i cosiddetti rischi di transizione) avranno l’impatto maggiore a lungo termine. Le proiezioni dell’Indice dei prezzi delle abitazioni (House Price Index, HPI) in diversi scenari climatici fino al 2050 mostrano cali del 20% o più per molti mercati. Per tutti i mercati in esame, il valore degli immobili potrebbe essere inferiore di 30 trilioni di euro. “In futuro, i prezzi delle abitazioni saranno definiti equamente in base alla posizione e all’efficienza energetica”, ha affermato Hazem Krichene, co-autore del rapporto. “Mentre i rischi fisici più elevati sono inevitabili, i rischi di transizione non lo sono, e dipendono invece da decisioni politiche. L’Australia mostra il cammino da percorrere. Politiche climatiche ambiziose potrebbero portare a un forte calo dei consumi energetici, minimizzando l’impatto sui prezzi delle abitazioni. Le potenziali grandi perdite in altri mercati sono una chiara richiesta di una politica climatica efficiente ed efficace. Non è ancora troppo tardi.”

Italia: nel 2023cvasset finanziari aumentati del 6%, in termini reali dello 0,1%

Gli asset finanziari delle famiglie italiane sono aumentati del 6% nel 2023, ben al di sopra della media regionale del 5%. Il fattore trainante principale sono stati i titoli (12,4%) mentre i depositi bancari sono addirittura diminuiti del 3%, registrando il primo calo in 14 anni. Le assicurazioni/pensioni si sono dimostrate resilienti, crescendo del 4,5%. Anche quest’anno, la crescita dovrebbe essere relativamente solida: 4,8%.

In linea con la tendenza globale, i nuovi risparmi sono diminuiti del 24% a 45 miliardi; si tratta di meno di un terzo del livello del 2021, l’anno del risparmio forzato (140 miliardi di euro). Ma ancora più evidente di questa flessione è il passaggio da un asset class all’altra. I risparmiatori italiani hanno prelevato denaro dalle banche per un importo di 50 miliardi di euro, riducendo anche i nuovi stanziamenti per assicurazioni/pensioni (-18 miliardi di euro); hanno invece acquistato titoli, in misura massiccia (95 miliardi di euro). Ma anche all’interno di questa asset class, le famiglie italiane sono state molto discriminanti: hanno evitato azioni (-38 miliardi di euro) e fondi comuni di investimento (-21 miliardi di euro), orientandosi con decisione sulle obbligazioni (155 miliardi di euro). Con queste variazioni, il comportamento del risparmio italiano è tornato ai modelli visti l’ultima volta prima della crisi finanziaria globale.

Il quadro è meno roseo in termini reali: al netto dell’inflazione, l’aumento nel 2023 è stato di un modesto 0,1%. Rispetto al livello del 2020, alla fine del 2023 il potere d’acquisto degli asset finanziari era ancora inferiore del 2,9%, anche se leggermente al di sopra del livello pre-pandemia (+1,6%). I risparmiatori italiani hanno perso tre anni. Gli asset immobiliari sono aumentati dell’1,3% nel 2023; infatti, il mercato immobiliare italiano è stato uno dei pochi a registrare ancora aumenti di prezzi lo scorso anno. Ma questa resilienza è arrivata dopo anni di andamento stagnante: il valore totale degli immobili nel 2023 è ancora inferiore ai valori rilevati dieci anni fa. I rischi di transizione sono piuttosto pronunciati in Italia. Si prevede che i prezzi delle abitazioni diminuiranno tra il 26% e il 30% fino al 2050, a seconda dello scenario climatico, una cifra che corrisponde a 31.730 euro pro capite.

La crescita delle passività si è arrestata, aumentando solo dello 0,2%, il valore più basso dal 2015. Gli asset finanziari netti, infine, crescono di un ottimo 7,4%. Con asset finanziari netti pro capite pari a 76.930 euro, l’Italia rimane al 14° posto nella classifica dei 20 Paesi più ricchi, davanti ai suoi vicini Francia, Austria e Germania.

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