Commercio internazionale, i big data per mitigare i rischi associati

Qbe ha analizzato in un report lo stato dell’arte del commercio internazionale per comprenderne al meglio fattori chiave, rischi, sfide e per fornire suggerimenti concreti alle aziende.  
Logistics import export background and transport industry of Container truck and Cargo ship with working crane bridge in seaport at sunset sky

Le esportazioni italiane dovrebbero accelerare nei prossimi due anni e le aziende dovrebbero a guardare ai Big Data come a un modo per mitigare i rischi associati al commercio internazionale. È quanto emerge dall’ultima ricerca commissionata da Qbe, che ha analizzato lo stato dell’arte del commercio internazionale per comprenderne al meglio fattori chiave, rischi, sfide e per fornire suggerimenti concreti alle aziende.  

In Italia nel 2022 il valore dello scambio di beni materiali è stato circa cinque volte superiore a quello dei servizi. In totale le importazioni italiane di beni e servizi hanno raggiunto i 740 miliardi di euro, mentre le esportazioni ammontano a 710 miliardi di euro. Se esaminiamo i beni, il nostro paese ha esportato 592 miliardi di euro nel corso dello scorso anno, pari a circa il 31% del Pil, mentre le importazioni sono state leggermente superiori, raggiungendo i 613 miliardi di euro.

“L’Italia ha una storica propensione verso il commercio internazionale, con eccellenze in grado di competere ai più alti livelli di qualità – ha dichiarato Angela Rebecchi, general manager di Qbe Italia – Le sfide odierne però risultano particolarmente complesse e necessitano una preparazione adeguata. Queste nuove sfide e rischi spingono noi assicuratori verso l’innovazione, con soluzioni e prodotti aggiornati e a misura dei clienti .”

Quali sono le sfide che le imprese italiane devono affrontare?

L’Istituto Nazionale di Statistica ha evidenziato alcune delle più importanti sfide che i produttori italiani affrontano ogni giorno legate alle esportazioni. È emerso che, nel biennio 2020-2021, le aziende che hanno avuto problemi nelle esportazioni sono raddoppiate rispetto al periodo 2017-2019. Questa situazione non è solamente riconducibile agli effetti della pandemia, ma il Covid-19 ha evidenziato anche i notevoli problemi della catena di fornitura che hanno colpito le aziende a livello globale. In particolare emerge che ben il 38% delle imprese manifatturiere ha segnalato problemi in questo ambito nei primi due semestri del 2023, un dato superiore del 68% rispetto alla media 2017-2019. Sempre nel corso del 2023, le aree di maggior criticità segnalate dalle aziende sono state quelle relative all’aumento dei costi e dei prezzi (18%) e quelle legate ai tempi di consegna (8%).

La seconda grande sfida riguarda l’affidabilità che esportatori e importatori di beni italiani ripongono nei loro partner commerciali e il contesto geopolitico nei rispettivi Paesi. L’Italia esporta e importa solo una percentuale relativamente piccola (1,2% e 3,3%) dei suoi beni in Paesi che presentano alti livelli di fragilità istituzionale e sociale o che sono coinvolti in conflitti violenti (secondo la catalogazione della Banca Mondiale). Attualmente, la Libia è il Paese verso cui l’Italia è più esposta, con lo 0,3% delle esportazioni e l’1,5% delle importazioni nel 2022, valori comunque modesti.

Cosa ci aspetta nei prossimi anni?

Secondo lo studio, si prevede che il bilancio 2023 delle importazioni italiane di beni registrerà una leggera contrazione, attorno all’1,8%. Tuttavia, a partire dal 2024, ci si aspetta un ritorno alla crescita, con aumenti del 3,9% nel 2024 e del 3,5% nel 2025, un forte segnale per un’ottimistica ripresa delle importazioni. Parallelamente, è atteso che le esportazioni italiane crescano a un ritmo più sostenuto rispetto alle importazioni, contribuendo a riequilibrare i flussi commerciali. Le previsioni indicano un incremento delle esportazioni complessivo dello 0,6% nel 2023, seguito da ulteriori aumenti del 3,3% nel 2024 e del 4% nel 2025.

Tuttavia, è importante sottolineare che tali proiezioni potrebbero essere influenzate da eventi inattesi. Pertanto, Qbe ha esaminato come le esportazioni e le importazioni di beni in Italia potrebbero reagire in seguito a scenari macroeconomici negativi. Nei due scenari analizzati, le importazioni risultano essere più colpite rispetto alle esportazioni: in caso di crollo dei prezzi degli asset, prevediamo che le esportazioni del 2025 saranno inferiori del 5% rispetto alla previsione di base, mentre le importazioni subiranno una riduzione del 6,7%, mentre in un contesto caratterizzato da restrizioni delle condizioni di credito, le previsioni indicano che sia le esportazioni che le importazioni nel 2025 saranno inferiori rispetto alla previsione di base, con una contrazione dell’1,6% per le esportazioni e del 2,3% per le importazioni.

Come posizionarsi per restare competitivi

Il report elenca alcune azioni da adottare per restare competitivi. Tra queste quella di mettere in atto misure di mitigazione in grado di rispondere adeguatamente e gestire l’impatto di eventi avversi. In questo caso, consiglia Qbe, “è utile investire in strumenti di analisi basati sui Big Data che consentirebbero alle imprese di stabilire una connessione più solida con i loro stakeholder, compresi i fornitori, agevolando una risposta tempestiva a eventi inattesi”.

I Big Data, infatti, risultano cruciali per aiutare le imprese a identificare i punti deboli nella loro catena di approvvigionamento, evidenziando ad esempio un’eccessiva dipendenza da una particolare via di trasporto o da un fornitore specifico e permettendo di diversificare e attuare coperture efficaci per contrastare queste debolezze.

“Un secondo aspetto fondamentale per le imprese”, sottolinea Qbe, “è dato da un’attenta due diligence sui loro partner commerciali internazionali. Componenti come affidabilità nel settore, rapporti con il governo locale e reputazione nella gestione dei rischi legati alla produzione rappresentano le aree di primaria importanza che andrebbero analizzate dalle aziende, senza dimenticare le componenti di rischio specifico dei paesi, tra cui quelle economiche, politiche e strutturali”.

“Nel caso in cui le imprese siano orientate all’esportazione verso nuovi mercati” continua Qbe, “dovrebbero valutare la possibilità di intraprendere alleanze strategiche o joint ventures, non solo in ottica di condivisione del rischio finanziario, ma per ridurre le complessità legate al raggiungimento di nuovi mercati”.

Infine, conclude Qbe, “l’acquisto di coperture assicurative può contribuire a mitigare le perdite finanziarie connesse a problemi come danni, furti e perdite di carico. I programmi multinazionali offrono pacchetti che semplificano il processo, evitando la necessità di stipulare polizze assicurative separate per ciascuno dei paesi in cui le imprese operano. Il commercio internazionale offre notevoli opportunità per le imprese italiane, che rimangono ben posizionate per realizzare economie di scala e raggiungere mercati più vasti. Tuttavia, per sfruttare appieno questi vantaggi, è essenziale che le imprese siano in grado di gestire l’incertezza. La scelta di partner affidabili continua ad essere il pivot sul quale costruire un business efficace e redditizio”.

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