I premi Rc auto a fronte di un’inflazione in crescita del 14,7% tra 2021 e 2023 sono cresciuti del 27,8% e hanno raggiunto i 441,2 di euro. Questo è quanto emerge da un’indagine dell’Osservatorio Assicurativo di Segugio.it. Negli ultimi anni si è registrata una forte crescita dell’inflazione, secondo quanto registrato dall’Istat con il Nic, ossia l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività. L’indice, che è stato fissato a 100 nel 2015, è passato da un valore di 104,9 a settembre 2021 a 120,3 di settembre 2023, con una crescita del 14,7% (Tabella 1).

L’inflazione, unita alla crisi dei chip e alla difficoltà di reperimento della componentistica in tutta la filiera auto, ha causato un aumento del costo delle riparazioni a seguito di incidenti. Inoltre, l’aggiornamento al rialzo delle Tabelle di Milano – che indicano gli importi per il risarcimento dei danni biologici per lesioni di lieve entità – ha contribuito ad innalzare ulteriormente il costo dei sinistri. A tutto ciò si aggiunge l’aumento della frequenza sinistri, legata alla maggior circolazione di mezzi rispetto al 2020 e 2021. Conseguentemente i premi per l’assicurazione auto sono cresciuti tra 2021 e 2023 del 27,8%, ben oltre la crescita dell’inflazione.
Secondo quanto registrato dall’Osservatorio Assicurativo di Segugio.it – il portale leader nel mercato italiano nella comparazione tramite internet di prodotti assicurativi, utilities e prodotti di credito – il premio medio RC auto di settembre 2023 ha raggiunto i 441,2 di euro ed è in aumento su tutto il territorio rispetto allo stesso mese del 2021. L’aumento più marcato si è registrato nel Lazio, con un +36,5%, seguito da Umbria (+35,6%) e Lombardia (+33,9%) (Tabella 2).

Gli assicurati possono però controbilanciare l’incremento dei costi cambiando compagnia in seguito alla comparazione. Segugio.it ha svolto un’analisi per valutare la riduzione media di prezzo qualora un cliente passi alla compagnia più conveniente presente in lista offerte, partendo dall’attuale, nell’ipotesi prudenziale che quest’ultima sia la seconda in ordine di prezzo. In questo modo i clienti potrebbero risparmiare in media il 29,2%, con picchi in Molise (40,5%), Calabria (39,3%) e Basilicata (38,3%) (Tabella 3).

Ciò dimostra come la dispersione di prezzo, legata alla forte concorrenza fra compagnie, sia molto ampia e consenta significative opportunità di risparmio per i consumatori.
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